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Polemiche dopo l'entrata di Cia in Fratelli d'Italia. Il Patt: "Incompatibile con l'autonomismo". E lui rassicura: "Mi dimetto dalla giunta regionale"

Claudio Cia è intervenuto nelle polemiche scaturite dalla sua scelta di aderire a Fratelli d'Italia. Il partito si trova infatti attualmente sia in maggioranza che in opposizione in Consiglio regionale, dove lo stesso fondatore di Agire per il Trentino svolge il ruolo di assessore. Il Patt si allinea all'Svp nel richiedere le sue dimissioni. E lui rassicura: "Non ho alcuna intenzione di mantenere il mio incarico in giunta"

Di Davide Leveghi - 29 December 2020 - 17:22

TRENTO. “Credo sia utile ribadire che non ho la minima intenzione di restare nell'incarico in giunta, qualunque sia la conclusione della 'verifica' che io per primo auspico”. Commenta così, Claudio Cia, la polemica sollevata in queste ore dopo la decisione di confluire con il suo movimento in Fratelli d'Italia. Il passaggio al partito erede del Movimento sociale italiano ha infatti provocato uno scossone nella politica regionale, con l'Svp irritata per la presenza in giunta del partito di Giorgia Meloni.

 

L'adesione di Cia al partito postfascista di Giorgia Meloni non può essere ignorata”, aveva tuonato dalle pagine del Dolomiten l'Obmann della “stella alpina” Philipp Achammer. Parole non passate certo sottotraccia, con il consigliere provinciale e regionale di Alto Adige nel cuore-Fratelli d'Italia Alessandro Urzì che rispondeva per le rime. “Fino a ieri si collaborava sui temi, oggi c'è inconciliabilità perché Cia, sulla base dei valori che ci accomunano, ha deciso di aderire al nostro partito”.

 

Concetto ribadito dallo stesso interessato, che a margine delle polemiche ha voluto intervenire, comunicando proprio attraverso i canali istituzionali della Regione. “Non posso che essere positivamente colpito dal rinato interesse per l'Ente regionale – ha commentato ironico – secondo quanto apprendo da alcuni quotidiani, in diversi vogliono la 'testa di Cia' dopo il mio ingresso in Fratelli d'Italia. Sinceramente fino al 25 dicembre mi è sembrato di essere andato bene a tutti i gruppi seduti in Consiglio regionale, nessuno ha mai contestato il mio operato, anzi, direi che molti sono rimasti soddisfatti del mio lavoro come assessore regionale quando ho portato a compimento questioni di loro interesse”.

 

“Per portare avanti queste tematiche (che Cia elenca, dai '14 milioni di euro provenienti dalle casse regionali finora erogati per promuovere le forme collaborative tra gli enti locali della provincia di Bolzano', alla 'chiusura di spinose questioni sulle fusioni dei comuni trentini lasciate irrisolte dalla precedente Giunta', e così via – ndA) sono andato bene – continua – e nessuno ha mai avuto nulla da dire, ecco perché non posso percepire come improbabili e anacronistiche le 'accuse' che mi vengono rivolte, ma evidentemente è più facile etichettare le persone che mettersi a confronto con le stesse. E la Regione, per come l'ho sempre vissuta e continuerò a viverla in futuro, è l'Ente del confronto”.

 

A infastidire l'assessore regionale, fresco primo consigliere di Fratelli d'Italia in Consiglio provinciale a Trento, sono le accuse di “fascismo”. Accompagnata da diversi prefissi (“neo” e “post”), è infatti quella l' “etichetta” appiccicata da Süd-Tiroler Freheit e Südtiroler Volkspartei al partito che ha accolto nel suo seno il movimento autonomista Agire per il Trentino. Accusa ribadita anche dal Patt, che in Regione fa parte della maggioranza.

 

Il cambio di casacca di Cia stride con il suo definirsi autonomista, vicino alle tradizioni e alla storia di questa terra – scrivono in un comunicato i rappresentanti del Partito autonomista trentino tirolese – Fratelli d'Italia è infatti il partito più nazionalista, centralista, sovranista e antieuropeista presente sulla scena politica istituzionale italiana, partito che raccoglie pure i nostalgici del partito fascista che tanti danni ha causato alla nostra terra. Con buona pace di Giorgia Meloni che considera il fascismo un movimento che 'va contestualizzato nella sua epoca'. Queste affermazioni e questi ideali viaggiano su binari diametralmente opposti a quelli dell'autonomismo”.

 

La questione centrale, su cui a breve ci dovrà essere una svolta, riguarda dunque la presenza di Cia in giunta regionale. “E' un problema politico non indifferente – prosegue il Patt – la presenza di FdI in giunta regionale rappresenta uno scoglio insormontabile per il Patt, che della maggioranza regionale è parte integrante. Non possiamo avallare in alcun modo questo scivolamento verso la destra italiana più estrema dell'istituzione regionale e, assieme alla Svp, valuteremo nei prossimi giorni il da farsi per scongiurare un ulteriore allontanamento fra le autonomie di Trento e Bolzano. Come Patt abbiamo ribadito più volte la nostra incompatibilità con Fratelli d'Italia ad ogni livello politico”.

 

Da parte sua, Claudio Cia ha tenuto a rassicurare tutti: uscirà dalla giunta non appena possibile. “Credo sia utile ribadire – ha infatti concluso nella sua nota da assessore regionale – che non ho la minima intenzione di restare nell'incarico in giunta, qualunque sia la conclusione della 'verifica' che per primo io auspico, così che tutti possano chiarire quali siano le loro intenzioni e le ragioni dell'alleanza. Chiedo solo la trasparenza e l'onestà di argomentarlo. Io poi dirò la mia, in piena sintonia con la posizione, sempre chiara e coerente, espressa da Fratelli d'Italia. L'ho detto sin dall'inizio e lo ribadisco ancora oggi. Non mi presto ad alimentare azioni strumentali e pretestuose di partiti che sparano contro chi non è come loro o la pensa in modo diverso”.

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