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Dopo l'entrata di Cia, Fratelli d'Italia è in Regione sia in maggioranza che in opposizione. Urzì: "Lo ha fatto per passione, non per la poltrona"

Dopo la convergenza di Claudio Cia e del suo movimento Agire per il Trentino in Fratelli d'Italia, in Consiglio regionale si è creata la situazione paradossale di due consiglieri del partito, uno assessore e l'altro all'opposizione. La cosa ha creato non poche polemiche, con l'Svp sugli scudi a chiederne le immediate dimissioni. I vertici in regione di FdI, da parte loro, rassicurano: "E' entrato per una scelta di valore. Rimette il suo ruolo alla maggioranza"

Di Davide Leveghi - 29 December 2020 - 13:46

BOLZANO. “Considero l'entrata di Claudio Cia in Fratelli d'Italia un arricchimento per il partito, un alto profilo etico e politico che amplia la nostra offerta nei confronti del territorio”. Lo commenta così, il consigliere provinciale di Alto Adige nel cuore e referente regionale di Fratelli d'Italia Alessandro Urzì, l'ingresso del leader di Agire per il Trentino nel partito di Giorgia Meloni. Una scelta, quella di Cia, che ha provocato un vero e proprio scossone nel torpore politico di questo periodo di festa.

 

Le reazioni alla confluenza del movimento di centrodestra autonomista in Fratelli d'Italia ha causato infatti una levata di scudi da parte delle forze politiche altoatesine, su tutte l'Svp che con Cia condivide gli scranni della giunta regionale. A dirigere il coro delle voci favorevoli all'immediato allontanamento dalla maggioranza dell'assemblea del Trentino-Alto Adige/Südtirol è l'Obmann della “stella alpina” Philipp Achammer, che dalle pagine del Dolomiten ha tuonato: “Non faremo come se non fosse successo niente. Noi abbiamo sempre avuto una posizione di totale distanza da Meloni e il suo partito”.

 

Parole che sono suonate come un'intimidazione al consigliere Alessandro Urzì. “Il tema è stato posto in maniera scomposta, con toni fuori luogo e da epurazione – ha spiegato al nostro giornale – fino all'altro giorno si collaborava sui temi e ora c'è inconciliabilità perché Cia ha deciso di cambiare partito. Achammer è stato arrogante e poco rispettoso, sia nei confronti di Claudio e della sua scelta di adesione che nei miei. Ha chiesto al suo partito che chiarisca il mio ruolo, ma come può un rappresentante dell'organo esecutivo fare delle dichiarazioni del genere su uno del legislativo? Queste intimidazioni accadono in Bielorussia o, ahimè, in qualche regione del Sud Italia”.

 

La convergenza fra Cia e il partito della destra italiana, in grande crescita di consenso, non è certo passata inosservata nemmeno fra le altre forze d'opposizione. “E' necessario un rimpasto del governo regionale, visto che c'è entrato un partito neofascista”, ha scritto in una nota la consigliera provinciale sudtirolese Myriam Atz Tammerle, rivolgendo un appello all'Svp affinché agisca di conseguenza. “Dio, patria, famiglia. Era ovvio che vi si riconoscesse. Perfettamente allineato al partito di estrema destra che ha portato in Consiglio, che adesso rivendica per lui un assessorato o la presidenza del Consiglio”, ha invece ironizzato il consigliere provinciale trentino di Futura Paolo Zanella.

 

Il percorso che ha portato il fondatore di Agire per il Trentino a confluire in Fratelli d'Italia ha d'altronde creato non poche polemiche, proprio in virtù del cortocircuito creato in Consiglio regionale, dove Cia svolge il ruolo di assessore, mentre lo stesso Urzì rappresenta saldamente l'opposizione. “Noi coerenti e trasparenti sempre, gli altri no – ha specificato, entrando nella polemica, il commissario provinciale di Fratelli d'Italia in Trentino Adolfo Urso – Cia ha affermato sin dalle prime dichiarazioni che avrebbe lasciato l'incarico di giunta regionale in coerenza con le posizioni espresse da Fratelli d'Italia e da parte mia ho sempre ribadito in ogni contesto, anche nei colloqui in merito con gli alleati in Provincia, che Fratelli d'Italia è forza alternativa alla Svp e quindi all'opposizione in Regione, cosa che sarà ribadita ovviamente anche all'atto della costituzione del gruppo regionale che potrà avvenire proprio con l'adesione di Cia”.

 

“Strumentali a fine interno sono quindi le polemiche della Svp – ha proseguito Urso – che comunque servono a fare chiarezza, almeno lo speriamo, anche sulle contraddittorie alleanza che si sono costituite e sulle motivazioni di ciascuno, alleati e avversari. In ogni caso, anche queste strumentali polemiche evidenziano come in tanti temano, oggi più che mai, la forte crescita e la conclamata capacità di aggregazione e rappresentanza del partito della Meloni. La verifica è certamente necessaria, ma in casa loro ed è bene che avvenga al più presto per il bene dei cittadini del Trentino-Alto Adige”.

 

Di quali "alleanze contraddittorie” parlasse Urso non è specificato, ma da parte sua, la Lega Salvini Premier, alleata in Consiglio regionale con l'Svp, così come in Consiglio provinciale a Bolzano, ha parlato per bocca del neo responsabile territoriale del partito per il Trentino Diego Binelli, lasciando in sospeso delle possibili e imminenti decisioni. “La scelta di Cia è personale – ha glissato - valuteremo il da farsi con l'Svp. Siamo tutti in discussione, anche Cia”.

 

Fratelli d'Italia, di contro, ha vissuto la confluenza di Cia con spirito tutt'altro che imbarazzato, nonostante il suo percorso politico annoveri anche recentemente delle divergenze di visione piuttosto chiare (si pensi all'uscita di Agire dalla coalizione di centrodestra per le amministrative di Trento, di cui faceva parte FdI, guidata al tempo ancora da Alessandro Baracetti). Così come specificato da Cia, anche per Urzì a determinare il passaggio è stata una “scelta valoriale”.

 

Ci sono valori etici, come il senso e il valore della vita, valori di solidarietà, il senso dell'identità che si coniuga con l'appartenenza al territorio e all'autonomia. Un'autonomia da gestire ancora meglio. E ancora, il senso d'appartenenza alla comunità più ampia, quella nazionale. Sono questi i valori che ci tengono uniti e che hanno determinato l'ingresso del consigliere Cia in Fratelli d'Italia”, spiega Urzì.

 

“Con lui abbiamo sempre avuto un rapporto di chiarezza e dei valori comuni – continua – l'anima comune ha fatto sì che si creasse questa sintesi, in cui Cia arricchisce la pluralità di esperienze del nostro partito in un bacino unico. L'ingresso del suo movimento va in questa direzione, perché Fratelli d'Italia non ha paura di allargarsi. Non è un partito che sta in un angolo ma che vuole invece rappresentare un'alternativa rispetto alla sinistra, raccogliendo diverse sensibilità con punti di riferimento comuni”.

 

Sul “cortocircuito” in Consiglio regionale, anche il fondatore di Alto Adige nel cuore ribadisce quanto detto da Urso. “Cia ha chiarito che mette al primo posto la passione e la volontà, non le poltrone. Il suo incarico lo mette quindi a disposizione della maggioranza e questo dimostra il suo profilo umano superiore. In quanti infatti si rendono disponibili a rinunciare alla poltrona, e non a conservarla?”.

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