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Scuola, dura la Uil: ''Il grande assente è Bisesti, la pochezza del disegno politico si è dimostrata in tutta la sua evidenza''

Il vertice tra sindacati e Provincia per la ripartenza della scuola si è concluso con un nulla di fatto, mentre la ripresa dell'attività ai tempi del coronavirus si avvicina. Di Fiore: "Evidentemente l'azione di politica scolastica, in questo momento, non viene svolta dall'assessore ma da un’organizzazione sindacale che si spaccia per associazione"

Di Luca Andreazza - 29 luglio 2020 - 12:58

TRENTO. "Quasi un mese di trattativa, una proposta avanzata da noi, Gilda degli insegnanti e Delsa, un piano sostanzialmente accolto giovedì dall’amministrazione e completamente rigettato". E' duro Pietro Di Fiore, segretario della Uil scuola, che aggiunge: "Tutto cancellato per l'intervento di un manipolo di 'tecnici' incapaci di gestire le risorse assegnate alla propria scuola. Quindi nulla di fatto: nessuna intesa".

 

Un piano articolato che però si è arenato in sede di trattativa. "Punti che probabilmente non sono stati capiti - prosegue Di Fiore - viste le immediate petizioni: si ripristinava la parte nazionale, separandola nettamente da quella provinciale; riorganizzava gli impegni trentini inserendo la calendarizzazione delle presenze; cancellava i recuperi del tempo perduto e le 40 ore provinciali inserendo due previsioni".

 

Un articolo prevede in particolare un’ora settimanale calendarizzata nel I ciclo (primaria e medie) e quindi indirizzata a sorveglianza, mensa, vigilanza pre- post- scuola; un secondo passaggio assegnava due ore settimanali calendarizzate per il II ciclo (le superiori) da spostare a attività frontale con la classe, sostituzioni o recupero delle carenze formative. "Tutto senza necessità di rendicontazioni e senza carico orario aggiuntivo. Ogni docente - evidenzia la Uil - avrebbe iniziato l’anno scolastico con molte certezze. Avevamo ottenuto un ampio mandato per portare avanti queste ipotesi".

 

Un progetto finito nel cassetto. "Una trattativa durata un mese è così svanita. Nel giro di un fine settimana - aggiunge Di Fiore - un piccolo gruppo di dirigenti scolastici, probabilmente impauriti all'idea di dover contare e organizzare tutta questa serie di risorse a disposizione della scuola, deve essersi mossa su assessore e Dirigente generale dell’istruzione. Tanto è bastato perché tutto venisse affossato. Inizialmente è stata poi ripresentata una nuova bozza provinciale con un aumento della flessibilità su orari e prestazioni e con un rinvio a una contrattazione sugli organici, istituto per istituto. Se alcune organizzazioni sindacali sono possibiliste, la Uil rigetta con forza questa proposta: nessuna destrutturazione autonomistica dell’orario di lavoro".

 

In Apran è stata avanzata poi una quarta proposta (oltre le 40 ore, altre 15 ore in più calendarizzate e 10 ore di aggiornamento) e un quinto piano: le 10 ore di aggiornamento retribuite con un bonus e 10 ore in più per supplenze.

 

"La grande proposta Dipartimento consiste in un aumento di 10 ore di supplenza? E gli impegni sulle 500 contrattualizzazioni dei precari? E le risorse sul Fuis? E la trattativa su personale Ata–Ae e docenti della formazione professionale? Nulla. Bocche cucite - dice Di Fiore - nessun impegno. A questo punto il tavolo si è definitivamente sospeso. Ci si rivedrà inutilmente dopo ferragosto. Grande assente l’assessore Bisesti e la sua politica scolastica. La pochezza del disegno politico per una scuola della ripartenza si è dimostrato in tutta la sua evidenza".

 

E arriva un'ulteriore, dura, presa di posizione del sindacato. "Evidentemente l'azione di politica scolastica, in questo momento, non viene svolta dall'assessore - conclude Di Fiore - ma da un’organizzazione sindacale che si spaccia per associazione. Probabilmente il contratto rimarrà così, agli insegnanti di fatto è stato impedito di contribuire alla ripartenza della scuola in presenza. Volevamo trovare occasione per riformare in meglio l'orario di lavoro dopo un decennio, ma si è rimasti intrappolato tra conservatori e rivoluzionari per non cambiare mai nulla". Un vertice che ha deluso anche Flc Cgil e Cisl (Qui articolo).

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