Scuola, dura la Uil: ''Il grande assente è Bisesti, la pochezza del disegno politico si è dimostrata in tutta la sua evidenza''
Il vertice tra sindacati e Provincia per la ripartenza della scuola si è concluso con un nulla di fatto, mentre la ripresa dell'attività ai tempi del coronavirus si avvicina. Di Fiore: "Evidentemente l'azione di politica scolastica, in questo momento, non viene svolta dall'assessore ma da un’organizzazione sindacale che si spaccia per associazione"

TRENTO. "Quasi un mese di trattativa, una proposta avanzata da noi, Gilda degli insegnanti e Delsa, un piano sostanzialmente accolto giovedì dall’amministrazione e completamente rigettato". E' duro Pietro Di Fiore, segretario della Uil scuola, che aggiunge: "Tutto cancellato per l'intervento di un manipolo di 'tecnici' incapaci di gestire le risorse assegnate alla propria scuola. Quindi nulla di fatto: nessuna intesa".
Un piano articolato che però si è arenato in sede di trattativa. "Punti che probabilmente non sono stati capiti - prosegue Di Fiore - viste le immediate petizioni: si ripristinava la parte nazionale, separandola nettamente da quella provinciale; riorganizzava gli impegni trentini inserendo la calendarizzazione delle presenze; cancellava i recuperi del tempo perduto e le 40 ore provinciali inserendo due previsioni".
Un articolo prevede in particolare un’ora settimanale calendarizzata nel I ciclo (primaria e medie) e quindi indirizzata a sorveglianza, mensa, vigilanza pre- post- scuola; un secondo passaggio assegnava due ore settimanali calendarizzate per il II ciclo (le superiori) da spostare a attività frontale con la classe, sostituzioni o recupero delle carenze formative. "Tutto senza necessità di rendicontazioni e senza carico orario aggiuntivo. Ogni docente - evidenzia la Uil - avrebbe iniziato l’anno scolastico con molte certezze. Avevamo ottenuto un ampio mandato per portare avanti queste ipotesi".
Un progetto finito nel cassetto. "Una trattativa durata un mese è così svanita. Nel giro di un fine settimana - aggiunge Di Fiore - un piccolo gruppo di dirigenti scolastici, probabilmente impauriti all'idea di dover contare e organizzare tutta questa serie di risorse a disposizione della scuola, deve essersi mossa su assessore e Dirigente generale dell’istruzione. Tanto è bastato perché tutto venisse affossato. Inizialmente è stata poi ripresentata una nuova bozza provinciale con un aumento della flessibilità su orari e prestazioni e con un rinvio a una contrattazione sugli organici, istituto per istituto. Se alcune organizzazioni sindacali sono possibiliste, la Uil rigetta con forza questa proposta: nessuna destrutturazione autonomistica dell’orario di lavoro".
In Apran è stata avanzata poi una quarta proposta (oltre le 40 ore, altre 15 ore in più calendarizzate e 10 ore di aggiornamento) e un quinto piano: le 10 ore di aggiornamento retribuite con un bonus e 10 ore in più per supplenze.
"La grande proposta Dipartimento consiste in un aumento di 10 ore di supplenza? E gli impegni sulle 500 contrattualizzazioni dei precari? E le risorse sul Fuis? E la trattativa su personale Ata–Ae e docenti della formazione professionale? Nulla. Bocche cucite - dice Di Fiore - nessun impegno. A questo punto il tavolo si è definitivamente sospeso. Ci si rivedrà inutilmente dopo ferragosto. Grande assente l’assessore Bisesti e la sua politica scolastica. La pochezza del disegno politico per una scuola della ripartenza si è dimostrato in tutta la sua evidenza".
E arriva un'ulteriore, dura, presa di posizione del sindacato. "Evidentemente l'azione di politica scolastica, in questo momento, non viene svolta dall'assessore - conclude Di Fiore - ma da un’organizzazione sindacale che si spaccia per associazione. Probabilmente il contratto rimarrà così, agli insegnanti di fatto è stato impedito di contribuire alla ripartenza della scuola in presenza. Volevamo trovare occasione per riformare in meglio l'orario di lavoro dopo un decennio, ma si è rimasti intrappolato tra conservatori e rivoluzionari per non cambiare mai nulla". Un vertice che ha deluso anche Flc Cgil e Cisl (Qui articolo).


















