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Si vota il presidente del consiglio comunale (già deciso dal sindaco) e le opposizioni abbandonano l'aula. Il Pd: "Modo non corretto"

Le opposizioni in Consiglio comunale a Laives hanno abbandonato l'aula durante la seduta in cui si doveva votare il presidente dell'assemblea. La scelta è stata legata alle modalità con cui il sindaco Christian Bianchi ha deciso per la figura di Paolo Castelli, chiamato "presidente" per giorni senza che lo si fosse ancora nominato. Il gruppo consiliare del Pd: "Modo non corretto. Grave atto dal punto di vista istituzionale"

Pubblicato il - 20 ottobre 2020 - 13:15

LAIVES. “Durante la seconda seduta del consiglio comunale in cui si è proceduto alla nomina del presidente del consiglio comunale, la minoranza è stata costretta a prendere la grave decisione di non partecipare alla votazione”. Sono amari, i consiglieri comunali del Partito democratico di Laives Sara Endrizzi e Dino Gagliardini. Le modalità con cui Paolo Castelli è stato nominato presidente del Consiglio comunale, infatti, non sono proprio andate giù ai due, che assieme al resto della minoranza hanno deciso di lasciare l'aula al momento della votazione.

 

A spiegare le motivazioni di questo gesto, sono gli stessi consiglieri dem. “La motivazione – si legge in un comunicato diramato dal gruppo consiliare – risiede nel fatto che nel corso delle giornate che hanno preceduto la votazione, il Sindaco si è più volte espresso indicando il consigliere Paolo Castelli come già presidente del Consiglio comunale e non come semplice candidato. Sembra una cosa di poco conto, ma in realtà si tratta di un atto molto grave dal punto di vista istituzionale”.

 

“Il presidente del consiglio comunale, infatti, ha la funzione di garantire l'indipendenza del consiglio comunale rispetto all'organo esecutivo del comune, cioè la giunta, e non può essere una mera emanazione diretta del sindaco – proseguono – non siamo così sprovveduti da non sapere che la presidenza è in realtà una poltrona di sottogoverno ambita. Con essa vengono premiati i politici lasciati fuori dal lotto degli assessori o quelle forze politiche di maggioranza che hanno ottenuto i minori risultati elettorali”.

 

Ma cosa ha infastidito tanto i consiglieri delle minoranze? “La nostra censura – spiegano – è scattata sul modo poco corretto utilizzato dal Sindaco nei confronti dell'istituzione consiliare che, a tutti gli effetti, è il parlamentino della città. Questo comportamento ha costretto le forze di minoranza a non partecipare alla votazione. Ne è scaturito un esito amaro e sminuente per colui che è stato eletto presidente del consiglio comunale, cioè Paolo Castelli, il quale è risultato proclamato con 19 voti a fronte dei 26 ottenuti dalla consigliera Hofer, proposta dalla Svp per la vicepresidenza in modo corretto ed appropriato”.

 

Anche sulla scelta, poi, i consiglieri del Pd hanno qualcosa da ridire. “Come minoranza avremmo preferito per il ruolo di presidente una scelta di alternanza durante i prossimi 5 anni, in termini sia di genere che di rappresentanza etnica, così come avvenuto in passato. Tuttavia non possiamo che prendere atto della scelta fatta dalla maggioranza. Siamo fiduciosi nel fatto che questa nostra presa di posizione abbia fatto comprendere al primo cittadino l'importanza e la centralità del consiglio comunale e di tutti i consiglieri che lo compongono”.

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