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Tutta Italia apre ai corsi di abilitazione per gli insegnanti tranne Trentino e Valle D’Aosta, dove alcuni restano esclusi. Degasperi: “Si attivi una procedura straordinaria”

In Trentino corsi di abilitazione ma solo per pochi insegnanti, Degasperi: “La Giunta rinuncia di avvalersi della propria autonomia, è incomprensibile la volontà di discriminare classi di concorso rispetto ad altre. Perché la Pat delega altre regioni, come il Veneto o la Lombardia, ad abilitare i suoi insegnanti?”

Di Tiziano Grottolo - 04 giugno 2020 - 10:45

TRENTO. Il problema del precariato nel mondo della scuola affonda le sue radici in un sistema di graduatorie imperfetto, spesso ingiusto, oltre che “vittima” di tagli trasversali e riforme mal riuscite e mai portate a compimento. In questo mare galleggiano migliaia di insegnanti che, nonostante la loro condizione di precarietà, contribuiscono a tenere in piedi il sistema. “L’unico filo conduttore – osserva Filippo Degasperi di Onda Civica – pare essere quello di rendere difficoltoso agli aspiranti insegnanti ottenere quello che in altri contesti è scontato: una modalità chiara e definita nel tempo per arrivare a svolgere la professione”. La strada da imboccare per diventare insegnante della scuola italiana è una delle più tortuose e incerte. Una corsa ad ostacoli con un percorso in cui sia gli ostacoli che il tracciato cambiano di continuo.

 

“L’amministrazione provinciale – prosegue il consigliere provinciale – ha comunicato alle organizzazioni sindacali che si limiterà a bandire il concorso straordinario ai fini abilitanti solo per pochissime classi di insegnamento. Diventa paradossale invece scoprire che, mentre ai laureati in medicina l’abilitazione viene concessa a forza di legge, contestualmente al termine dei percorsi di studio, per i docenti, laureati e già impegnati da anni nella scuola, l’abilitazione torna ad assumere i contorni del miraggio”.

 

La questione è stata rilevata anche dalla Cgil che ha parlato di “fumata nera”, dopo l’incontro con il il Dipartimento della conoscenza con la Pat non ha accolto le richieste dei sindacati sul nuovo concorso abilitante: “Credo si perda un’occasione importante perché non si dà risposta ai docenti della formazione professionale e a quelli delle scuole paritarie che non potranno così partecipare al percorso abilitante in provincia di Trento. Così anche per i docenti di ruolo che avrebbero potuto usare la mobilità professionale, parteciperanno alle procedure in altre regioni”, fa notare Cinzia Mazzacca della Flc del Trentino.

 

“Posto che la procedura viene attivata ai soli fini abilitanti, non per immettere in ruolo, è incomprensibile la volontà di discriminare classi di concorso rispetto ad altre”, aggiunge Degasperi. Infatti, l’abilitazione esula dal numero effettivo di posti disponibili serve invece ad offrire uno strumento in più a docenti, oltre che a formare gli stessi aumentando la qualità del servizio, indipendentemente dal fatto che il personale abilitato sia o meno di ruolo. “Non si comprende quindi perché escludere tutti i docenti che non rientrano nelle fortunate classi di concorso prescelte e che comunque sono necessari alla scuola trentina, dall’opportunità di migliorare la loro preparazione”.

 

Secondo il consigliere di Onda Civica i rischi collegati a questa decisione sarebbero molteplici, “in primo luogo i neolaureati potrebbero superare chi si è dedicato per anni alla scuola assicurando comunque impegno, dedizione, professionalità e continuità”, ma anche la possibilità che gli insegnati trentini vengano scavalcati da colleghi che hanno ottenuto l’abilitazione in altre regioni ma hanno comunque deciso di iscriversi alle graduatorie provinciali. “Paradossalmente i nostri docenti potrebbero rivolgersi alle regioni limitrofe per conseguire l’abilitazione ma non si comprende per quale motivo la Giunta, anziché far valere le proprie prerogative, debba delegare regioni come il Veneto o la Lombardia ad abilitare i suoi insegnanti, sottraendosi di fatto ad una responsabilità verso gli stessi”.  

 

Per Degasperi si tratta di una rinuncia ad avvalersi della propria Autonomia “che invece andrebbe riempita di contenuti a vantaggio dei docenti trentini che vedrebbero riconosciuto il loro diritto ad abilitarsi e a continuare a lavorare nel e per il proprio territorio”. La Provincia di Trento può contare su strutture formative eccellenti: “Sarebbe ragionevole proporre di sperimentare percorsi abilitanti, non finalizzati all’immissione in ruolo, che accompagnino i docenti precari non abilitati lungo il percorso dell’anno scolastico con verifica finale”. In questo modo si potrebbe garantire da una parte una formazione certificata sul piano pedagogico e didattico, dall’altra si assicurerebbe agli studenti un insegnamento di qualità. Per questo il consigliere provinciale presenterà una mozione per impegnare la Giunta ad attivare una procedura straordinaria finalizzata all’accesso ad un percorso per l’abilitazione per tutti i docenti precari che hanno maturato un periodo di servizio minimo all’interno delle istituzioni scolastiche e formative trentine.

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