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| 07 mar 2025 | 17:27

"Una tassa abolita praticamente in tutta Italia ma non in Trentino", la Cisl: "Oltre al danno c'è pure la beffa per gli studenti-insegnanti che vogliono abilitarsi"

A intervenire anche la consigliera provinciale del Partito Democratico, Francesca Parolari: "La scuola è un settore strategico per il futuro del nostro territorio ma le priorità sono altre per piazza Dante. La Provincia sostiene economicamente alcune categorie professionali, ignora le difficoltà dei docenti. E' ora di cambiare rotta e dare il giusto valore anche all'istruzione"

di Redazione

TRENTO. Sono stati circa 200 gli studenti-insegnanti che hanno frequentato i percorsi di formazione per ottenere l'abilitazione all'insegnamento lo scorso anno accademico.

 

"Corsi faticosi e dispendiosi in termini di tempo speso nelle aule dell’Università, ma anche in termini economici: 2.500 euro la quota da pagare per ottenere il sospirato titolo", commenta Monica Bolognani, segretaria della Cisl Scuola. "L’esame di abilitazione è stato preceduto, per ognuno di loro, dal pagamento di un’ulteriore quota per la partecipazione all’esame finale, 150 euro più gli oneri, da pagare all’università".

 

Ultimo impegno economico, hanno pensato i corsisti, e invece, pochi giorni dopo le prove, l’ennesima doccia fredda. "La Provincia di Trento ci ha chiesto di pagare una tassa di abilitazione, 96 euro, per poter esercitare la professione di docenti, cosa che peraltro già facciamo da anni come precari della scuola trentina", racconta un docente che ha appena conseguito l’abilitazione nell’Ateneo trentino. "Questa tassa, regolata da un regio decreto del 1933, dovrebbe permettere ai neo-docenti di esercitare la professione che svolgono già da anni. Oltre al danno la beffa".

 

Questa tassa "pare sia dovuta da tutti coloro che abbiano conseguito l’abilitazione all’insegnamento - prosegue il docente - ma i colleghi già di ruolo che si sono abilitati tramite concorso non ne hanno mai sentito parlare e non l’hanno mai versata. Sembra di capire che a pagare debbano essere sempre gli stessi, cioè i precari". La Cisl Scuola si è attivata immediatamente, su sollecitazione di alcuni associati, per capire la natura di questa tassa mai vista prima, almeno non negli ultimi 10 anni. "Dalle comunicazioni arrivate dall’Università di Trento e dal Dipartimento istruzione si evince che tale tassa regionale va pagata nella Regione in cui si è conseguito il titolo (laurea magistrale) che ha dato al docente l’accesso al percorso di abilitazione - evidenzia Bolognani - ma di fatto tutti gli abilitandi in Trentino hanno ricevuto questa richiesta di pagamento, anche chi si è laureato altrove". 

 

Quindi dove pagare? In Trentino? In Veneto? In altre Regioni? “Sappiamo che alcune regioni, come l’Emilia-Romagna, l’hanno abolita da tempo - spiega il docente - i laureati di quella regione non dovrebbero quindi pagare alcuna tassa". 

Sul portale di Trentino Riscossioni "si legge che la tassa, introdotta dall’articolo 190 del regio decreto 31 agosto 1933, numero 1592, è divenuta tributo proprio della Provincia autonoma di Trento ai sensi dell’art. 8 bis del Dpr 1 novembre 1973, numero 687. La disciplina della tassa è definita dall’ articolo 5 della legge provinciale 7 gennaio 1997, numero 1. Invece l'articolo 190 del Regio Decreto inizia che è istituita una tassa per le Opere delle Università, o Istituti superiori, cui sono soggetti tutti coloro che conseguono l'abilitazione all'esercizio professionale", specifica la Cisl Scuola. "Il comma 3 dell’articolo 5 della legge provinciale 7 gennaio 1997, numero 1 riporta che la tassa è dovuta da tutti coloro che conseguono l'abilitazione all'esercizio professionale ed è corrisposta mediante versamento su conto corrente postale intestato al tesoriere della Provincia. L'effettuato pagamento deve essere dimostrato all'atto della consegna del titolo di abilitazione, per le professioni per le quali non si fa luogo a rilascio del titolo, all'atto della iscrizione nell'albo o nel ruolo professionale".

 

La Cisl Scuola non comprende il senso di questo tributo. E' legato alla laurea oppure all’abilitazione? O altro ancora alla professione di insegnante? Non tutti gli studenti universitari che si laureano poi esercitano la professione di docente e non tutti i docenti che si abilitano riescono a lavorare stabilmente nella scuola.

 

"Questa tassa poteva essere abolita come in altre Regioni è chiesta a docenti trentini precari che a causa del sistema di reclutamento provinciale sono stati costretti a ottenere l’abilitazione quale requisito obbligatorio per partecipare ai concorsi, titolo pagato profumatamente e per giunta tassato; docenti che hanno lavorato a scuola e frequentato un percorso molto impegnativo. Ci si chiede spesso come si possa rendere la professione di insegnante attrattiva, di certo non è questa la via. Intanto, i docenti trentini rimangono confusi sul da farsi e solo un punto rimane chiaro sui precari si può sempre fare cassa".

 

E questa situazione è oggetto di un'interrogazione a firma Francesca Parolari, consigliera provinciale del Partito Democratico. "Che la scuola non sia una priorità di questa Giunta si è capito da un pezzo ma ora stiamo raggiungendo un clima da accanimento senza giustificazione".

 

La consigliera provinciale chiede chiarimenti e interventi urgenti su alcune criticità. In primo luogo la consigliera fa riferimento al recente concorso straordinario per titoli ed esami per l'accesso a posti di lavoro con contratto a tempo indeterminato del personale docente della scuola secondaria a carattere statale. Il concorso, per Parolari, ha imposto restrizioni ben più rigide rispetto a quelle nazionali, con il risultato di escludere potenziali candidati e di lasciare scoperte diverse cattedre, in particolare nelle materie scientifiche.

 

"Mentre a livello nazionale si è cercato di ampliare la platea dei partecipanti per coprire il fabbisogno di insegnanti, anche grazie ai fondi del Pnrr, la Provincia ha deciso di restringere le possibilità di accesso al concorso, causando un numero ridotto di domande proprio nelle discipline più carenti, come matematica e scienze", denuncia Parolari. "Abbiamo laureati/e trentini/e che, invece di poter insegnare nella propria provincia, sono costretti ad andare fuori provincia, dove li prendono a braccia parte. E' un paradosso che penalizza il nostro sistema scolastico e i nostri studenti".

 

Oltre alla questione dei criteri eccessivamente restrittivi, la consigliera denuncia anche il costo del percorso abilitante, totalmente a carico degli insegnanti, senza alcun sostegno provinciale. "Per ottenere l'abilitazione, i docenti devono già pagare 2.500 euro, oltre alle spese per l’esame finale. E cosa fa la Provincia? Invece di aiutarli, come fa per altre categorie (guide alpine e maestri di sci ad esempio) impone un'ulteriore tassa di abilitazione da 96 euro". Una tassa che, secondo Parolari, è un retaggio di vecchie normative e dovrebbe essere abolita.

 

"La scuola è un settore strategico per il futuro del nostro territorio, tanto e forse più di altri. Eppure, mentre la Provincia sostiene economicamente alcune categorie professionali, ignora le difficoltà dei docenti. E' ora di cambiare rotta e dare il giusto valore anche all'istruzione", conclude Parolari.

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