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Coronavirus, ennesimo pasticcio: riaprono le scuole e solo per ragazzi con bisogni educativi speciali ma manca tutta l'organizzazione

Sono molte le criticità emerse per quanto riguarda il riavvio di asili nido e scuole dell'infanzia, mentre ora sembra aprirsi un fronte anche per la ripresa della scuola lato servizi ai ragazzi con bisogni educativi speciali: Mazzacca (Cgil Flc): "Regia della Provincia totalmente assente. Ora ci sono le linee guida per la sicurezza ma la parte organizzativa dell'offerta è demandata alle singole scuole"

Di Luca Andreazza - 25 giugno 2020 - 18:35

TRENTO. Via libera per la ripresa dei servizi educativi e didattici di istruzione e formazione professionale, provinciali e paritari, del primo e del secondo ciclo destinati agli alunni e alle alunne, studenti e studentesse con bisogni educativi speciali. Ma ci sarebbe già un problema, mancherebbe tutta la parte organizzativa per dare seguito all'iter.

 

"Si deve ripensare a tutta l'attività formativa - commenta Cinzia Mazzacca, segretaria della Flc Cgil - che non può essere quella prevista prima dell'emergenza coronavirusNon si conosce praticamente nulla ma ormai da marzo chiediamo chiarezza in materia. Ora ci sono le linee guida per la sicurezza ma la parte organizzativa dell'offerta è demandata alle singole scuole. Sarebbe servita invece, e ben da prima, una regia della Provincia per dare unitarietà alle proposte".

 

Sono molte le criticità emerse per quanto riguarda il riavvio di asili nido e scuole dell'infanzia, mentre ora sembra aprirsi un fronte anche per la ripresa della scuola lato servizi ai ragazzi con bisogni educativi speciali. "I docenti e gli insegnanti di sostegno di ruolo - prosegue la Cgil - sono rimasti attivi in questo periodo, impegnati quotidianamente con la didattica a distanza, mentre il personale delle cooperative è rimasto in attesa delle disposizioni dalle scuole. Ora sono molte le questioni ancora da approfondire".

 

Ora il ritorno all'operatività comporta un'organizzazione completamente da ripensare per adeguarsi ai tempi Covid-19 e alle piante organiche effettivamente arruolabili in questo momento. "Manca una regia e un coordinamento a livello provinciale capace di proporre una visione ma soprattutto quelle certezze indispensabili per il settore. Non c'è un'assunzione di responsabilità, tutto viene scaricato sugli istituti".

 

A questo si aggiunge che le attività sono da rivedere per renderle aderenti al Piano educativo individuale così come per aggiornale dopo mesi trascorsi a distanza. Non solo, le scuole ritornano ad accogliere ragazze e ragazzi, solo quelli però con bisogni educativi speciali. Un provvedimento che sembra già piuttosto discriminatorio. "Ci vorrebbe - evidenzia Mazzacca - un'analisi delle ragioni di opportunità in questo senso. Il tema è delicato in quanto si rivolge a una fascia importante per età e per la fragilità".

 

Insomma, tutto andrebbe studiato attentamente per varie ragioni. Le linee guida ci sono ma manca una parte altrettanto fondamentale del servizio. "E' obbligatorio rispettare le linee di indirizzo per la tutela della salute e sicurezza connesse all'emergenza Covid-19 prima dell'inizio dell'anno scolastico 2020/2021 - si legge nell'ordinanza - per erogare servizi e attività didattiche a studenti con disabilità certificata e/o con bisogni educativi speciali predisposte in collaborazione con Apss, che sono state oggetto di confronto con le organizzazioni sindacali dei lavoratori".

 

In linea teorica quindi le scuole possono aprire per ospitare i ragazzi, solo quelli con bisogni educativi speciali, ma nei fatti nulla sarebbe stato ancora concordato. Un'ordinanza della Giunta Fugatti ancora fresca, datata mercoledì 24 giugno, ma per la quale si è già resa necessaria una precisazione dell'amministrazione provinciale.

 

"La decisione che regolamenta la frequentazione delle lezioni in classe con particolare riferimento ai corsi di recupero estivi per i ragazzi con bisogni educativi speciali. In linea di principio - commenta l'assessora Stefania Segnana con una nota - vale sempre la regola del distanziamento e delle mascherine, ma se vi è la difficoltà nell’utilizzo della mascherina non vi è l’obbligatorietà. Discorso analogo anche in vista della ripresa delle lezioni a settembre: se le soluzioni logistiche che i vari istituti stanno adottando consentono di mantenere la distanza tra i banchi di almeno un metro, l’uso della mascherina non è obbligatorio, ma facoltativo".

 

In sostanza viene ribadito quel concetto già assunto nella fase più acuta dell'emergenza, cioè quando sono state giustamente previste alcune eccezioni in corso d'opera sulle limitazioni di spostamento e sull'obbligo di indossare la mascherina. Si accenna anche a quanto potrebbe avvenire il prossimo settembre, quando sono tante le persone tra insegnanti, docenti e ragazzi che attendono risposte dall'assessorato.

 

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