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Zanetti: “Nessuno ha voluto candidare una donna” ma dimentica l’avversaria Martini del M5s, Romano nel 2015 e Giuliani nel 2009

La candidata di “Si può fare” sostiene di essere la prima e unica donna in corsa per la carica di sindaca a Trento, ma non è così. Nel 2009 e nel 2015 Sinistra e Lega Nord presentarono due donne, mentre oggi c’è la candidata pentastellata: “Si vede che la mia avversaria non segue l’attività politica della città, nel M5s non abbiamo problemi con la parità di genere”

Da sinistra a destra: Antonia Romani, Silvia Zanetti e Carmen Martini
Di Tiziano Grottolo - 05 luglio 2020 - 11:58

TRENTO. Attualmente in consiglio provinciale siedono 35 consiglieri di questi solo 9 sono donne, nemmeno un terzo sul totale. Eppure alle ultime elezioni provinciali è stato sperimentato il metodo della doppia preferenza di genere che ha consentito agli elettori di esprimere un massimo di due preferenze (prima erano tre), purché sulla scheda elettorale fosse segnato il nome di una donna e di un uomo.

 

Benché i numeri restino ancora molto ridotti, l’introduzione delle preferenze di genere ha permesso di aumentare il numero delle consigliere visto che nel 2013 furono appena 6 le donne elette in Consiglio. La questione delle donne in politica, così come quella delle quote rosa, rispunta puntualmente a ogni elezione e nessuno ha ancora trovato il modo (o avuto il coraggio) di superare un evidente problema di rappresentanza, con i rapporti di forza sbilanciati in favore degli uomini.

 

Questa volta a sollevare il tema è stata la candidata sindaca di Trento della coalizione “Si può fare”, Silvia Zanetti che ha affermato: “Se ci pensiamo non c’è mai stata una candidata sindaca a Trento e questo fa riflettere, negli anni nessun partito politico abbia mai trovato una donna che fosse in grado di ricoprire questo ruolo”. Dopodiché, parlando della sua candidatura, Zanetti l’ha definita “un evento straordinario”.

 

 

Fermo restando che le donne soffrono di una evidente sotto-rappresentanza, tanto nelle istituzioni quanto nei vertici delle aziende, Zanetti commette una serie di errori che fanno un torno sia alle candidate che l’hanno preceduta, sia a quei partiti che hanno proposto delle figure femminili per la guida di Trento. Ad esempio nel 2015 “L’Altra Trento a Sinistra”, coalizione formata da Rifondazione Comunista, Sinistra Ecologia e libertà più altri movimenti minori, sostenne Antonia Romano che sarà poi eletta in consigli comunale. Prima ancora, nel 2009, fu la Lega Nord a candidare una donna: Bruna Giuliani.

 

“È vero, le candidate sono ancora poche – ha commentato sulla pagina Facebook di Zanetti l’ex consigliera Romano – ma non è sufficiente essere donna per promuovere politiche che siano coerenti con la necessità di raggiungere pari dignità tra uomini e donne in ogni ambito, anche nella rappresentanza politica”. Secondo l’ex candidata è necessario che, indipendentemente dall’area politica di appartenenza, nei luoghi dove si prendono le decisioni vengano portati linguaggi femminili abbattendo gli stereotipi di genere. Non basta essere donna – ribadisce Romano – bisogna essere donna femminista”.

 

Zanetti però, ha commesso anche un altro errore, forse persino più macroscopico: già a febbraio il Movimento 5 Stelle aveva annunciato la candidatura di Carmen Martini. L’esponente di “Si può fare” infatti non è l’unica candidata alla poltrona di sindaca: “Si vede che la mia avversaria non segue l’attività politica della città – replica Martini – probabilmente è perché è stata catapultata nel ruolo di candidata dai soliti noti”.

 

La candidata pentastellata ci tiene a sottolineare che non è nemmeno la prima volte che il suo partito punta su una donna e cita le candidature di Raggi a Roma e Appendino a Torino, “due sindache elette in due importanti città”. La stessa Martini era stata candidata al seggio uninominale di Trento alle scorse elezioni nazionali. “Il Movimento non ha mai avuto problemi con la parità di genere, al nostro interno donne e uomini discutono alla pari senza prevaricarsi”. Anzi, per la candidata quello della parità di genere è un non problema e si dice contraria a provvedimenti come le cosiddette quote rosa: “Sicuramente altri partiti dovrebbero aprire un confronto interno su questo tema ma nel Movimento 5 Stelle è un problema che non esiste”.

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