Fratelli d'Italia, Zanetti attacca Gerosa e Urzì: "Un'oligarchia, pochi tesserati e la base è lontana. Il partito è una nave ammiraglia, in Trentino sembra un gommone"
"Se il partito si chiamasse "Fratelli di Gerosa" o, nel mio caso, "Fratelli di Zanetti" allora non ci sarebbe nemmeno da discutere: chi comanda decide tutto, muove i fili, impone, sistema marito o moglie in consiglio comunale o dove vuole e "festa finita". In questo caso, però, stiamo parlando di Fratelli d'Italia, il primo partito della Penisola, il partito che guida il paese, la forza di traino della coalizione. Una nave ammiraglia che, in Trentino, stanno trasformando in un gommone, che viene gestita con il solo intento di mettere in grande luce un paio di persone"

TRENTO. "I problemi di Fratelli d'Italia in Trentino? Hanno due nomi e due cognomi: Francesca Gerosa e Alessandro Urzì, che hanno accentrato completamente il potere in quella che è diventata una vera e propria oligarchia. Per loro coinvolgere i territori significa organizzare quattro gazebo in giro per la provincia, a cui tra l'altro partecipano i fedelissimi e nessun altro, per parlare del buon governo nazionale. Se questa è l'azione di radicamento in Trentino siamo messi bene. E, infatti, i tesserati sono pochissimi, i presidenti dei circoli lasciano perché non sono coinvolti e tante altre persone salutano e si fanno da parte. E poi ti raccontano che va tutto bene: mi sembra di essere sulla luna".
Che per Fratelli d'Italia le cose non vadano molto bene in Trentino è evidente (Qui articolo). Ma altre "bordate" arrivano adesso dall'interno. Cristian Zanetti, ex consigliere comunale a Trento dal 2015 al 2025 (quando non si è ricandidato), già vice commissario del partito per un anno e mezzo prima del congresso e attuale membro del coordinamento provinciale, non le manda a dire.
All'ultimo congresso trentino si è candidato quale antagonista (l'unico) dell'attuale presidente trentina, l'assessora provinciale Francesca Gerosa, entrando in corsa all'ultimo momento e conquistando il 32% dei consensi. La sua idea di gestione del partito su scala provinciale? Diametralmente opposta rispetto a quella proposta dall'attuale guida.
"Se il partito si chiamasse "Fratelli di Gerosa" o, nel mio caso, "Fratelli di Zanetti" - esordisce - allora non ci sarebbe nemmeno da discutere: chi comanda decide tutto, muove i fili, impone, sistema marito o moglie in consiglio comunale o dove vuole e "festa finita". In questo caso, però, stiamo parlando di Fratelli d'Italia, il primo partito della Penisola, il partito che guida il paese, la forza di traino della coalizione. Una nave ammiraglia che, in Trentino, stanno trasformando in un gommone, che viene gestita con il solo intento di mettere in grande luce un paio di persone. La condivisione non deve essere solamente a parole, ma nei fatti: i territori vanno ascoltati, se c'è del malumore bisogna sedersi attorno ad un tavolo, ragionare, capire e poi si agisce".
Tre consiglieri provinciali "persi" da inizio legislatura, cinque presidenti di circoli che hanno lasciato e altri esponenti che si sono fatti da parte. Il quadro è piuttosto impietoso.
"Per quanto riguarda i consiglieri provinciali, io mi ero espresso chiaramente già prima della costruzione della lista per le Provinciali 2023, quando imbarcammo persone - con chiaro riferimento a Carlo Daldoss - appartenenti al centro sinistra. Invece, visto quanto è successo dopo, proviamo a fare un ragionamento logico. Non politico, ma logico: se un presidente di circolo manifesta dissenso può essere sia lui a "sbagliare", due anche, a tre mi faccio una domanda, a quattro me ne faccio dieci di domande. Qui stiamo parlando di cinque rappresentanti sul territorio che se ne sono andati perché si sono sentiti messi da parte, non considerati e hanno evidenziato tutti le stesse problematiche. Allora, il problema è "centrale" o sono tutti "sbagliati" gli altri? Mi sembra evidente: per tutelare un paio di persone si stanno sacrificando, a cuor leggero, tutte le risorse nei vari territori".
Il risultato nel 2023, però, fu obiettivamente ottimo a livello provinciale.
"Sì, ma arrivò grazie al "traino" delle Politiche, alla straordinaria vittoria del centro destra e di Giorgia Meloni l'anno precedente. Fu quell'exploit a trascinare Fratelli d'Italia anche in Trentino, diciamocelo chiaramente, oltre ovviamente al bagaglio di voti "personale" che ogni candidato portò con sé. Anche nel 2028 vogliamo affidarci solo ed esclusivamente al "traino" nazionale? Assolutamente no, non possiamo farlo, bisogna essere radicati sul territorio. Non si può sempre pensare che arrivi il presidente a risolvere i problemi. I risultati vanno costruiti in "loco", poi l'effetto "onda" completa il quadro. Troppo facile fare politica così".
I "talenti" sul territorio ci sarebbero?
"Non voglio parlare di talenti, ma quello che mi sento di dire è che sia in Trentino che in Alto Adige ci sono persone che avrebbero molta voglia di fare e, invece, sono "strozzate" dai vertici, che hanno una gestione personalistica. Siamo di fronte ad un grande spreco di risorse. Dai, siamo obiettivi: quando l'onorevole Urzì è entrato in politica e veniva eletto come consigliere provinciale, nel 1998, c'era ancora la lira come valuta nazionale, oggi vuole ancora comandare. La Prima Repubblica non esiste più, bisogna creare discontinuità e tornare ad ascoltare veramente le persone. E' innegabile: i due vertici stanno mettendo in difficoltà Fratelli d'Italia nelle rispettive province".
Si sta esponendo molto e non è la prima volta.
"Non ho mai avuto timore a dire la mia: sono sempre stato convinto e lo sarò per sempre che la crescita passi proprio dal confronto, dal confrontarsi, talvolta in maniera dura e accesa, ma deve esserci un dibattito. E poi "male non fare, paura non avere". Sono in disaccordo con chi guida il partito in questo momento sia in Trentino che in Alto Adige? Assolutamente sì, l'ho detto in sede congressuale e lo ribadisco ora. Se qualcuno ne avrà male, beh non è un problema mio. Io ho sempre detto che avrei gestito la situazione in maniera estremamente diversa: l'accentramento non funziona sui territori, soprattutto in una regione come la nostra. E vogliamo parlare della crescita della classe dirigenziale? Tra i compiti della governance ci dovrebbero essere anche quelli di formare i futuri dirigenti e, invece, si stanno ben guardando dal far crescere qualcuno, con il rischio che possa fare loro ombra".
Alle elezioni comunali del 2025 non si è candidato proprio perché "distante" dall'attuale classe dirigente?
"Il motivo è assolutamente questo. Altrimenti l'avrei fatto e, detto sinceramente, avrei preso molti più voti di chi è stato "spinto" a Palazzo Thun per completare la lista, senza avere alcuna esperienza o interesse diretto. Sono stato coerente con me stesso, così come lo sono nell'esprimere il mio punto di vista sulla situazione attuale".
Cambiando discorso: sui social ha criticato pesantemente gli esponenti di centro destra che hanno partecipato alla "contro manifestazione" di Pietramurata contro l'evento "Ritorno a Camelot".
"Io, da esponente di destra, mi vergogno che appartenenti al centro destra provinciale abbiano partecipato ad un corteo organizzato dal Partito Democratico e dalla Cgil e abbiano sfilato a fianco di No Tav, Centri Sociali, antagonisti. Evidentemente sono tutti alla ricerca disperata di "quattro voti" per essere rieletti e non restare a casa sul divano. Salvo poi, qualcuno degli stessi partiti che erano rappresentanti, felicitarsi per l'affermazione di AfD in Sassonia - Anhalt. Ma dove siamo arrivati? Ma la coerenza?".














