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Al via la mostra dedicata a Botticelli, Fugatti: ''Sancisce il successo dell'era Sgarbi per il Mart''. Ma è una buona idea personalizzare un patrimonio di tutti?

Tantissimi i complimenti che il presidente della Provincia ha riservato al vulcanico critico d'arte ribadendo più volte che questa è ''l'era Sgarbi'' tanto, quasi, da identificare il museo con il suo presidente. Un rischio, soprattutto in ambito culturale: molti potrebbero decidere di andare al Mart per ''premiare'' ''l'era Sgarbi'' anche perché suoi estimatori ma altri potrebbero pensarla all'opposto e rinunciare, per questo, mentre il protagonista dovrebbe essere il museo con le sue proposte

Di Luca Pianesi - 22 maggio 2021 - 16:40

TRENTO. Come si può personalizzare un museo, rischiando così di farlo amare a chi piace la figura cui lo si accosta e di renderlo insopportabile a tutti gli altri? Per informazioni chiedere al presidente della Provincia di Trento Maurizio Fugatti che oggi nel partecipare all'inaugurazione a Rovereto della mostra ''Botticelli. Il suo tempo. E il nostro tempo'' ha accostato più volte quel patrimonio di tutti qual è il Mart al suo presidente Vittorio Sgarbi. ''Il Mart dell'era Sgarbi, un successo per tutto il Trentino - ha detto -. Con questa importante mostra dedicata a Botticelli si sancisce il successo dell’era Sgarbi per il Mart, museo che già in queste settimane con l’esposizione su Raffaello è tornato ad essere vissuto dai trentini e sempre più dai turisti. È la dimostrazione di un risultato positivo per Rovereto, la Vallagarina e tutto il Trentino, di cui dobbiamo riconoscere il merito al presidente Sgarbi''.

 

Insomma un intervento teso a identificare sempre più il Museo di Arte Moderna di Trento e Rovereto con il vulcanico critico d'arte. Una figura senz'altro apprezzata da molti anche come personaggio televisivo oltre che come politico e parlamentare schierato, ma certamente figura divisiva che non sempre risulta simpatica a tutti (e, probabilmente, non è mai stata questa una sua aspirazione).

 

Il rischio di legare un patrimonio della collettività in maniera tanto forte a una persona, soprattutto nel mondo della cultura, è altissimo ma al presidente Fugatti non è sembrato importare e anzi, durante la presentazione della nuova mostra, ha sottolineato più volte che quella attuale del Mart è l'era di Sgarbi: “Abbiamo letto che su Rovereto e la Vallagarina la presenza turistica comincia a essere importante e questa mostra farà aumentare sicuramente la partecipazione. Ringrazio Bisesti, Franco Panizza e naturalmente Vittorio. Grazie per aver creduto nel Trentino, anche nei momenti di difficoltà”.

 

L'aumento delle persone a Rovereto degli ultimi giorni (legato, ovviamente, alle riaperture con un graduale ritorno alla vita che assume sostanza solo se si può tornare a vivere anche l'arte, la cultura, i musei, i teatri e i cinema) sarebbe ''la dimostrazione – ha continuato Fugatti - che i trentini amano il Mart e le idee di Vittorio. È la consacrazione per un impegno verso il museo e il Trentino”. Ma oltre alla serie di complimenti, non richiesti, fatti a Sgarbi e al suo salvifico (per il Trentino) Mart c'era anche la mostra da presentare. Da parte sua, Sgarbi ha parlato di un percorso per il Mart, avviato dall’inizio della sua presidenza, che collega antico e moderno. Un dialogo costante che permea il progetto incentrato su Raffaello, come quello inaugurato oggi con Botticelli e il prossimo annunciato, centrato su Canova. “La contemporaneità di Botticelli parla da sola. Questo è il museo più bello d’Italia, per architettura, spazi, capacità di organizzare mostre”. 

 

Sul palco del Teatro Melotti, dove è stata presentata l'esposizione, oltre a Sgarbi si sono seduti Alessandro Cecchi, ideatore e curatore della mostra e direttore di Casa Buonarroti, Pietro Folena, dell’associazione culturale MetaMorfosi, e Denis Isaia, curatore del Museo d’arte di Trento e Rovereto. In platea numerose autorità locali, l’assessore provinciale alla cultura Mirko Bisesti, i parlamentari, i componenti del cda del museo. 

 

La mostra si divide in due parti:

 

Il suo tempo

Il percorso è costituito da tre sezioni che presentano la figura e l’opera di Botticelli, tra i prediletti di Lorenzo il Magnifico. I capolavori in mostra danno conto delle diverse fasi della vita dell’artista: autentico interprete dei profondi mutamenti sociali, politici, culturali e artistici che si registrarono a Firenze nella seconda metà del Quattrocento, Botticelli negli ultimi anni attraversò una crisi esistenziale e religiosa e divenne devoto seguace delle idee del predicatore domenicano fra Girolamo Savonarola.

 

La fase giovanile e i rapporti con Filippo Lippi portano alla realizzazione, per esempio, del Ritratto di fanciullo con mazzocchio di Palazzo Pitti degli Uffizi; della piena maturità sono Pallade e il Centauro ancora degli Uffizi e la Venere della Galleria Sabauda di Torino. Seguono le opere della fase più tarda e tormentata come il Compianto di Cristo del Museo Poldi Pezzoli di Milano, il pathos religioso che contraddistingue la Flagellazione e l’Andata al Calvario, fino all’incompiuta Adorazione dei Magi, entrambe degli Uffizi. In mostra sono presenti anche opere di Filippo Lippi, di Filippino e di altri grandi artisti, come Antonio del Pollaiolo e Andrea del Verrocchio che, insieme, portarono la Firenze del Magnifico a essere considerata la culla del Rinascimento italiano.

 

E il nostro tempo

La seconda parte dell’esposizione testimonia, attraverso indiscussi capolavori dell’arte contemporanea dagli anni Sessanta a oggi, come Botticelli sia l’artista a cui tutta la nostra cultura visiva fa riferimento, il perno attorno al quale far ruotare il concetto stesso di bellezza. A lui hanno guardato artisti della Pop art italiana, come Mario Ceroli, Giosetta Fioroni e Cesare Tacchi, ma anche in anni immediatamente successivi figure come Michelangelo Pistoletto e Renato Guttuso. Le influenze di Botticelli si ritrovano nelle opere di artisti internazionali come Fernando Botero, David LaChapelle, Oliviero Toscani, John Currin, Vik Muniz, Awol Erizku o nel cinema di Federico Fellini; rivivono negli abiti della stilista e sindacalista Rosa Genoni e nelle collezioni della Maison Valentino, invadono le riviste patinate su cui posa Kate Moss e sono co-protagoniste alle foto dell’influencer più importante del mondo, Chiara Ferragni.

 

Tra riferimenti formali e tematici, la mostra conduce a inevitabili riflessioni sulla narrazione e sulla rappresentazione del corpo della donna. A far da padrona è l’immagine della Venere, fra tutte la più frequentata dalla contemporaneità. Come un’ossessione ricorrente che attraversa i secoli, tra canoni immutati e nuovi paradigmi estetici, in mostra la Venere è bianca, nera, grassa, magra, transgender, eterea o popolare, quasi sacra e mondana, a seconda dell’artista che la cerca. La mostra è accompagnata dalle video introduzioni alle opere di Vittorio Sgarbi, Alessandro Cecchi, Elisa Infantino, Riccardo Venturi e da un volume pubblicato da Silvana Editoriale.

 

MartRovereto
Corso Bettini, 43
38068 Rovereto (TN)
T. 800 397760
T.+39 0464 438887

info@mart.trento.it
www.mart.trento.it

 

Orari
mart-dom 10.00-18.00

ven 10.00-21.00

lunedì chiuso

 

Tariffe

Intero 11 Euro

Ridotto 7 Euro

Gratuito fino ai 14 anni e persone con disabilità

 

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