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| 18 mag 2021 | 17:18

Asili nido, Rovereto verso il 100% delle domande accolte: ''Solo il 30% delle famiglie fa richiesta. La Pat dovrebbe ripensare al servizio e inserirlo nella filiera istruzione''

C'è da evidenziare che i numeri rispetto al capoluogo sono molto diversi: 998 domande a Trento tra ottobre 2020 e aprile 2021, mentre a Rovereto nell'anno scolastico 2020/2021 si parla di 336 bambini. Giulia Robol: "I numeri per il prossimo ciclo non sono ancora stati definiti e questa settimana fissiamo la delibera ma indicativamente ci aspettiamo una conferma delle richieste"

Asili nido, Rovereto verso il 100% delle domande accolte: Solo il 30% delle famiglie fa richiesta

ROVERETO. Se in quel di Trento c'è tensione per l'accoglimento del 61% delle richieste (Qui articolo), la risposta positiva alla domanda degli asili nido a Rovereto è destinata a raggiungere il 100% anche nel prossimo anno educativo. "Il trend è questo e verrà probabilmente confermato". Commenta Giulia Robol, vice sindaca e assessora competente in materia. "Nel periodo tra maggio e novembre i dati dovrebbero trovare conferma rispetto al periodo precedente Covid e quindi tra settembre e gennaio si andrà a concludere la partita". Solitamente in prima battuta la lista d'attesa si riduce a 20-35 bambini, che poi si esaurisce nelle varie strutture con il passaggio dei piccoli che passano alla scuola materna.

 

C'è da evidenziare che i numeri rispetto al capoluogo sono molto diversi: 998 domande a Trento tra ottobre 2020 e aprile 2021, mentre a Rovereto nell'anno scolastico 2020/2021 si parla di 336 bambini. "I numeri per il prossimo ciclo non sono ancora stati definiti e questa settimana fissiamo la delibera - dice la vice sindaca - ma indicativamente ci aspettiamo una conferma delle richieste. Solo il 30% delle famiglie con piccoli 0-3 anni chiede di poter accedere a questo servizio".

 

A Trento un nodo è legato all'emergenza Covid: prima si riusciva a soddisfare quasi il 100% delle domande, ora i posti disponibili sono stati ridotti per via dei protocolli adottati da Provincia e Azienda provinciale per i servizi sanitari per contrastare la diffusione dell'epidemia. Nei mesi scorsi, l'amministrazione comunale di palazzo Thun era intervenuta nel trovare e allestire un'ulteriore struttura in zona Interporto per calmierare la situazione (Qui articolo), ma attualmente i posti assegnati soddisfano il 61% delle richieste. 

 

"Qui - prosegue Robol - non abbiamo problemi di spazi ma questo sarebbe il momento di operare una riflessione per allargare il servizio. La Provincia dovrebbe avviare un ragionamento sulle politiche di conciliazione famiglia-lavoro. Un approccio di sistema e di rete a livello territorio perché queste strutture dovrebbero poter rientrare nella filiera dell'istruzione a tutti gli effetti. Si tratta, infatti, di un settore fondamentale per la comunità ma anche di un primo passo pedagogico per i più piccoli".

 

Da un lato un modo per aumentare la percentuale di famiglie che scelgono di rivolgersi ai servizi; dall'altro un piano di prospettiva per la crescita della comunità e sviluppare politiche in grado di intervenire sul welfare provinciale. "Un piano - spiega la vice sindaca - capace di lavorare e intervenire su più livelli per il benessere delle famiglie, così come per la formazione e per lo sviluppo dei bambini. Una riorganizzazione che potrebbe portare benefici a lungo termine, migliorare gli indici di occupazione e un'azione per implementare la natalità".

 

Anche perché se è vero che le domande vengono accolte nella totalità, gli spazi comuni sono stati ridotti anche nella città della Quercia per rispondere ai protocolli. "L'emergenza non ha compromesso l'organizzazione e la possibilità di accogliere praticamente tutte le richiese. Naturalmente la priorità è la sicurezza di educatrici e personale, senza dubbio tra le figure più a rischio nel corso dell'emergenza. Nonostante gli sforzi dei dipendenti per competenze, professionalità e programmazione messe in campo quotidianamente, la riduzione di questi spazi si riflette sulla qualità pedagogica e speriamo di poter tornare a regime appena possibile", conclude Robol.

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