Centri di rieducazione per uomini violenti, da Roma arrivano 50mila euro. Conzatti: “Fugatti e Segnana avevano sospeso i finanziamenti, ora non ci sono più scuse”
Dal Governo arrivano al Trentino 50mila euro per finanziare i Centri di rieducazione per uomini autori di violenza: da circa un anno e mezzo la Provincia aveva smesso di finanziare i progetti del territorio. Conzatti: “Ora non ci sono più scuse per giustificare lo stop voluto da Fugatti e Segnana”

TRENTO. Da Roma arriveranno 50mila euro per finanziare i Centri di rieducazione per uomini autori di violenza del Trentino. Ad annunciarlo la senatrice di Italia Viva Donatella Conzatti, segretaria della Commissione sul femminicidio e le violenze di genere. “Grazie all’emendamento al Decreto Agosto – afferma Conzatti – che ho voluto per costituire il Fondo e grazie al primo bando creato ad hoc dal Dipartimento per le pari opportunità guidato dalla ministra Elena Bonetti, sono stati approvati i progetti per il finanziamento di Centri di rieducazione per uomini autori di violenza. Anche alla Provincia di Trento vengono assegnati 50.000 euro. Ora non ci sono più scuse per non finanziare il progetto CambiaMenti”.
Il progetto citato dalla senatrice è gestito dalla Fondazione famiglia materna e dall’Associazione Laica Famiglie in Difficoltà, si tratta un percorso di gruppo che si rivolge agli uomini autori di violenza fisica, psicologica, economica, sessuale o di stalking nei confronti delle loro partner o ex partner. Tutt’ora questo è l’unico percorso attivo in Trentino che si pone l’obiettivo di ridurre il rischio che si verifichino nuovi comportamenti violenti negli uomini.
Il problema è che a un certo punto la Provincia ha scelto di sospendere i finanziamenti dedicati a questo progetto. Di fatto la Pat aveva dato seguito, con un’interpretazione restrittiva, a una norma nazionale che fa ricadere i costi su chi deve seguire i corsi antiviolenza. La questione era stata sollevata in Consiglio provinciale da Filippo Degasperi (Onda Civica) che si era però visto bocciare un ordine del giorno che chiedeva di verificare l’opportunità di riattivare il sostegno. “Lo stop voluto dalla coppia Fugatti-Segnana – afferma la senatrice Conzatti – è stato malamente giustificato da un’interpretazione della Corte dei Conti. Ora il Governo cancella ogni dubbio, indica la strada e assegna le risorse. Vediamo se anche la Provincia si rimette in cammino”.
Sicuramente se questi percorsi potessero beneficiare nuovamente dei finanziamenti pubblici tutto il servizio ne gioverebbe, con ricadute importanti sugli utenti e cioè gli uomini autori di violenze. Come spiega Cristina Garniga, che come psicologa e co-conduttrice del percorso (l’altro psicologo è volutamente un uomo) gestisce il servizio per conto di Famiglia Materna, “i finanziamenti sono stati sospesi da circa un anno e mezzo, ciononostante il corso è rimasto attivo anche se è diventato a pagamento”.
Se nel periodo pre-pandemia (e prima che i corsi diventassero a pagamento), ogni anno si rivolgevano al servizio tra le 20 e le 25 persone, attualmente gli iscritti sono circa una dozzina. Più nel dettaglio si tratta di un gruppo aperto che prevede 28 incontri a cadenza settimanale, mano a mano che gli uomini terminano il loro percorso se ne aggiungono di nuovi. Se la partecipazione delle persone è rimasta più o meno costante a essere cambiato è il tipo di utenza: “Oggi arrivano soprattutto coloro che si trovano imbrigliati nel sistema giudiziario, cioè chi è stato coinvolto in qualche procedimento e quindi, in quanto autore di violenza, è previsto che segua un percorso di rieducazione. Poi una parte di utenti frequenta i corsi di sua spontanea volontà”.
Questi percorsi peraltro hanno dimostrato di funzionare. Famiglia materna infatti misura l’efficacia del servizio in base agli episodi di recidività degli utenti rimanendo in contatto con la partner o l’ex partner dell’uomo maltrattante. Delle collaboratrici del servizio CambiaMenti contattano le donne all’inizio, a metà e alla fine del percorso (e anche a 6 e 12 mesi di distanza), per capire se gli episodi di violenza si sono realmente interrotti. “La recidiva fra chi segue questi corsi – sottolinea Garniga – è bassissima, si ferma al 5%”.
Proprio per questo è indispensabile promuovere questi corsi e i 50.000 euro messi a disposizione da Roma potrebbero essere spesi per rendere nuovamente gratuito il servizio, ampliarlo e pubblicizzarlo maggiormente. “Il progetto è in piedi da oltre 10 anni e attualmente il nostro è l’unico percorso attivo in Trentino, eppure non tutti sanno che esiste questa possibilità che però può fare la differenza per molte persone”.














