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La maggioranza leghista boccia i corsi per recuperare gli uomini violenti, Degasperi: “Si è persa un’occasione per riattivare dei percorsi che hanno dato risultati importanti”

La maggioranza ha bocciato una proposta dove si chiedeva di valutare la reintroduzione di corsi per rieducare gli uomini violenti, Degasperi: “Tra il 2012 e il 2019 sono stati presi in carico 165 soggetti residenti in Provincia autori di violenza. Tra questi ultimi, solo in 5 casi si sono manifestati fenomeni di recidiva”

Di T.G. - 10 febbraio 2021 - 17:59

TRENTO. “Riattivare il sostegno finanziario ai percorsi di recupero per soggetti autori di violenza”, in sostanza era questa la richiesta presentata dal consigliere di Onda Civica Filippo Degasperi mentre si votava il ddl (poi approvato) per l’assegno di autodeterminazione dedicato donne vittime di violenza. La maggioranza però si è opposta, a nulla è servito il voto favorevole delle opposizioni, l’odg è stato bocciato con 16 voti contrari. Per la precisione va detto che nell’ordine del giorno si chiedeva di “verificare l’opportunità di riattivare il sostegno”, quindi nemmeno un impegno immediato.

 

Infatti, come spiega il consigliere, il Trentino era stato fra le prime realtà a dotarsi di una norma che prevedeva specifici programmi di rieducazione dei maltrattanti. Programmi che venivano sostenuti anche economicamente dalla Provincia. Nel concreto si trattava di una serie percorsi ad accesso libero e gratuito, con attività sia individuali che di gruppo, dove si lavorava sulla prevenzione di quei comportamenti violenti manifestati da alcuni uomini in ambito domestico. In altre parole si cercava di impedire, attraverso la rieducazione, che la violenza si manifestasse.

 

“Nel marzo 2020 però – spiega Degasperi – dando seguito a una norma nazionale che prevede sì benefici subordinati alla partecipazione a percorsi di recupero, ma dispone che gli oneri siano a carico del condannato, la Provincia ha di fatto interrotto il sostegno finanziario”. Certo la Provincia ha applicato una norma nazionale ma quello che chiedeva il consigliere era di riconsiderare la decisione valutando un’alternativa perché quei corsi a quanto pare davano dei risultati concreti. Tra il 2012 e il 2019 – sottolinea il consigliere di Onda Civica – sono stati presi in carico 165 soggetti residenti in Provincia autori di violenza. Tra questi ultimi, solo in 5 casi si sono manifestati fenomeni di recidiva”.

 

Anche le associazioni che lavorano nel settore parlano di una sospensione “inopportuna” perché ha interrotto il processo di recupero che molti uomini violenti avevano intrapreso. Per le stesse associazioni il processo di recupero dovrebbe poter essere attivato subito dopo la denuncia, ma soprattutto definiscono “un’illusione” l’ipotesi che uomini con all’attivo condotte violente possano intraprendere spontaneamente e consapevolmente, e a proprie spese, percorsi di questo tipo. Insomma secondo Degasperi e le associazioni si poteva e si doveva fare di più per correggere gli effetti di una legge nazionale che penalizza tutti: da un lato le donne vittime di violenza e dall’altro quegli uomini che cercano di cambiare i loro comportamenti violenti. 

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