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Il Comune di Levico conferisce la cittadinanza onoraria al milite ignoto. A Trento il Patt invece si oppone: ''Un atto divisivo''

Nel corso del Consiglio comunale del centro termale valsuganotto di lunedì 13 settembre è stata conferita la cittadinanza onoraria al milite ignoto. A Trento il Patt contrario a questa prospettiva: "Simbolo del nazionalismo più torbido, coltivato fino alla morbosità durante il periodo fascista"

La commemorazione tenutasi al Cimitero militare di Levico Terme - 24 agosto 2020
Di L.A. - 15 settembre 2021 - 22:05

TRENTO. "Il Comune di Levico ha un cittadino in più", questo il commento del vice sindaco Patrick Arcais, dopo il conferimento della cittadinanza onoraria al milite ignoto. "Oggi, a più di cent’anni dalla Grande Guerra, a oltre settanta dai primi passi dell’integrazione europea, il Trentino – un tempo campo di battaglia tra opposte potenze, e adesso invece cerniera tra società ed economie cooperanti – non può che rinnovare il proprio sostegno alla cultura della pace e della collaborazione tra i popoli, tributando sincera e rispettosa memoria nei confronti di tutti i caduti di quel terribile conflitto, di ogni schieramento e nazionalità".

 

Nel corso del Consiglio comunale del centro termale valsuganotto di lunedì 13 settembre è stata conferita, con due astensioni, la cittadinanza onoraria al milite ignoto. "Un grazie sincero ai colleghi, così come a tutte associazioni combattentistiche e d’Arma di Levico Terme e frazioni, alla presidente provinciale dell’Associazione familiari e dispersi di guerra, Iole Simoni, al colonnello Gianpaolo Franchi del Commissariato generale per le onoranze ai caduti, a chiunque ha contribuito su più livelli e in modi diversi al raggiungimento di questo giusto riconoscimento".

 

Nelle scorse settimane lo Stato Maggiore dell'esercito ha inviato una nota a tutti i Comuni italiani in cui chiede la concessione della cittadinanza onoraria per il milite ignoto in occasione del centesimo anniversario dalla sua deposizione. Una richiesta inviata anche al Comune di Trento

 

A opporsi è il Patt che considera questa azione divisiva. "Nulla da eccepire - dice Alberto Pedrotti, consigliere comunale e segretario della sezione di Trento delle Stelle alpine - sul fatto che un soldato senza nome strappato dall’oblio della morte al fronte possa accomunare tutti i morti dimenticati della Prima Guerra mondiale. E tra questi, in particolare, dovrebbero a pieno titolo esserci quelli trentini: quasi 12.000 soldati, circa 1.000 solamente della città di Trento (sui 60.000 richiamati) la cui memoria è stata tramandata nell’intimità della famiglia in quanto non era consentito ricordarli con monumenti e con momenti pubblici perché 'rei' di aver vestito l’uniforme austro-ungarica, quella del loro Paese".

 

E’ qui il nodo della critica degli autonomisti: "Non si può ignorare - aggiunge Pedrotti - che il milite ignoto sia stato per decenni non l’omaggio a una generazione caduta nell’inutile strage che fu il primo conflitto mondiale, ma il simbolo del nazionalismo più torbido, coltivato fino alla morbosità durante il periodo fascista. Riteniamo dunque che la richiesta sottoposta al Comune di Trento non vada accolta: non rispettosa delle sfaccettature identitarie della nostra terra e del nostro capoluogo, nonché della memoria dei nostri caduti che, con questo atto, risulterebbe posta ancora una volta in secondo piano".

 

Insomma per le Stelle Alpine ci si deve fermare. "Il rischio è quello di prestarsi a un’operazione mediatica con il sapore di altre epoche, il Comune si dovrebbe invece impegnare, mediante i propri amministratori e in questo senso il Gruppo consiliare del Patt è in prima linea, a proporre momenti e occasioni di riflessione che evidenzino le peculiarità dell’esperienza dei soldati trentini durante la Prima Guerra Mondiale, convinti che i tempi siano maturi per un approccio alla materia scevro da nazionalismi anacronistici e da una retorica pomposa e superata. La cittadinanza onoraria non aggiungerebbe nulla di più al ricordo, anzi potrebbe solo gettare ulteriori ombre, mentre la città di Trento, al contrario, potrebbe dare un grosso contributo alla pacificazione e all'indagine storica. Non è il caso di portare indietro le lancette della storia", conclude Pedrotti.

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