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"Il medico non sapeva il tedesco": archiviata la denuncia dell'Ordine contro la Süd-Tiroler Freiheit. La Procura: "E' libertà d'espressione"

La Procura della Repubblica di Bolzano ha archiviato al denuncia dell'Ordine dei medici altoatesini contro la Süd-Tiroler Freiheit dopo i manifesti con un paziente morto "perché il dottore non sapeva il tedesco". "Seppur di dubbio gusto, è libertà d'espressione"

Di Davide Leveghi - 24 marzo 2021 - 17:41

BOLZANO. “Nell'ambito del procedimento iscritto per il reato di cui all'articolo 595 comma 3 del codice penale a seguito della denuncia-querela presentata dall'Ordine dei Medici e degli Odontoiatri della Provincia di Bolzano in relazione al manifesto pubblicato dal partito 'Süd-Tiroler Freiheit' in occasione della campagna politica 'Deutsche Sprache im Krankenhaus', la Procura della Repubblica ha presentato richiesta di archiviazione nei confronti degli esponenti del partito e dei responsabili della società che avevano elaborato graficamente e pubblicato i manifesti”.

 

Possono esultare Eva Klotz, Sven Knoll, Werner Thaler e Stefan Zelger. Chiamati ancora a dicembre a comparire di fronte al giudice per aver organizzato la campagna di manifesti contro i medici che non parlano tedesco (QUI l'articolo), i 4 rappresentanti del partito secessionista sudtirolese sono stati scagionati dall'accusa di diffamazione. I poster macabri raffiguranti dei piedi, evidentemente di una persona morta, con tanto di cartellino che recita “Il medico non sapeva parlare tedesco” (QUI l'articolo), non sono stati considerati lesivi della professionalità dei sanitari. Ma semmai, una provocazione per attirare l'attenzione su quella che la Süd-Tiroler Freiheit reputa essere una violazione del diritto ad utilizzare la propria madrelingua, sancito dallo Statuto d'autonomia.

 

“Alla base della richiesta – continua la nota della Procura della Repubblica di Bolzano - vi è il necessario bilanciamento tra diritti costituzionali, quello alla libera manifestazione del pensiero e il principio di pari dignità di tutti i cittadini. All'esito degli interrogatori resi dagli indagati e della memoria difensiva depositata dopo la notifica dell'avviso di conclusioni indagini si deve evidenziare come nel caso concreto l'elaborazione grafica del manifesto si ponga al limite della continenza espressiva il cui rispetto è richiesto dalla giurisprudenza di legittimità per una corretta esposizione dei fatti”.

 

Da parte loro, continua il documento, gli indagati hanno dichiarato di aver ideato la campagna per “segnalare il problema del mancato rispetto del bilinguismo nel sistema sanitario sudtirolese e di aver scelto appositamente un'immagine forte per sottolineare come negli ospedali altoatesini, a causa della carenza cronica dei medici e ai rimedi scelti per farvi fronte, verrebbe negato ai sudtirolesi il diritto di utilizzare la propria madrelingua”.

 

Nessuna volontà di metter in dubbio la professionalità dei medici, dunque, ma un manifesto (si legge nella parte finale della nota) “di dubbio gusto e inopportuno”, finalizzato invece a “rappresentare graficamente in senso metaforico la morte del diritto all'uso della madre lingua nell'ambito di una campagna politica fortemente provocatoria e atta a suscitare un dibattito politico”.

 

Il caso, nondimeno, aveva scatenato reazioni non solo in Alto Adige. Fratelli d'Italia aveva infatti promesso un'interrogazione. L'archiviazione, invece, arriva a qualche mese dalla condanna per vilipendio per il celebre manifesto della scopa che spazza un tricolore, altra battaglia del partito di Eva Klotz, in quel caso considerato tutt'altro che un'espressione della libertà di espressione (QUI l'articolo). Il partito e i suoi legali hanno annunciato in questo caso di voler far ricorso alla Corte di Strasburgo. 

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