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''Il medico non sapeva parlare il tedesco''. Il cartellone shock della Südtiroler Freheit provoca l'indignazione dei lavoratori sanitari. "Offesa nei confronti di tutti noi"

Dopo l'apposizione da parte del partito secessionista di un poster con i piedi di un morto recante la scritta "Il medico non sapeva parlare il tedesco", il mondo sanitario prende posizione condannando il gesto. E la politica non sta certo a guardare, tra l'Svp che nicchia e la destra italiana che insorge. Il senatore Gasparri: "E' ora che questa situazione intollerabile venga contrastata con fermezza".

Di Davide Leveghi - 07 novembre 2019 - 18:27

BOLZANO. Mancava solo questo per rinfocolare le mai sopite polemiche etniche altoatesine. A pensarci è nuovamente la Süd-Tiroler Freheit di Eva Klotz e Sven Knoll, protagonisti questa volta dell'apposizione di alcuni poster in tutto il territorio provinciale ritraenti i piedi di un uomo morto con appeso al pollicione un cartellino con la scritta: “Qui muore il diritto dell'uso della lingua tedesca”.

 

“Il medico non sapeva parlare il tedesco”, recita il macabro cartellone, prodotto dalla “premiata separatista” per dare il benvenuto alla misura con cui la Provincia di Bolzano ha assunto 200 medici senza patentino a tempo determinato per ovviare alla cronica mancanza che affligge da anni il territorio tra il Brennero e Salorno. Un tempo determinato creato proprio per permettere nei 5 anni di contratto l'apprendimento della seconda lingua, tra l'altro.

 

La sanità altoatesina, già al centro di diverse polemiche nei mesi scorsi dopo la cacciata dall'Ordine di un medico che non sapeva l'italiano (qui l'articolo), torna così ad essere agitata come una clava nella disputa etnica, alla faccia del suo carattere ecumenico. Salvare vite, per il partito della Klotz, pare essere questione linguistica eccome, nonostante i seri problemi che la Provincia di Bolzano ha sempre mostrato nel garantire alla sua popolazione - a prescindere dalla madrelingua - un numero sufficiente di dottori.

 

Le reazioni all'iniziativa del partito separatista, come previsto, non si sono certo fatte attendere. Proprio dall'Ordine dei medici sono montate le prime proteste. L'Associazione dirigenti medici e sanitari (Anaao/Vlk) ha rilasciato infatti un comunicato durissimo a firma del segretario provinciale Edoardo Bonsante: “ Goliardata? Scherzetto post-Halloween? Diffamazione? Istigazione all’odio razziale? Chi più ne ha più ne metta, in base alla propria sensibilità ed indignazione di fronte a questi esempi, non solo di pericolosa disinformazione, ma di vere e proprie offese. Offese nei confronti di tutti i medici che operano nel sistema sanitario provinciale ed anche nazionale, siano essi di origine italiana che di origine straniera, ma anche e soprattutto nei confronti dei medici altoatesini di madrelingua tedesca, rappresentati dal nostro sindacato ANAAO-VLK interetnico ed inclusivo, che si trovano trascinati, loro malgrado, in un vortice di odio razziale del quale la nostra provincia proprio non ha bisogno”.

 

“Anche se non siamo oggi a difendere una questione sindacale – continua l'invettiva - riteniamo comunque un nostro dovere morale la difesa della categoria medica in toto, attaccata nella sua professionalità e nell’etica professionale e la difesa della popolazione, che di questa categoria ne è l’utenza. Rifiutiamo pertanto e condanniamo tali manifestazioni in una provincia che già soffre per l’anacronistica proporzionale etnica e rimaniamo in attesa di chiare e decise prese di posizione anche da parte delle Istituzioni e dell’Azienda Sanitaria che rappresentiamo tutti i giorni sul campo, ora più che mai in tempi di carenza di personale sanitario. Se è vero che dare risalto ad azioni che condanniamo farebbe forse il gioco di chi le provocazioni le cerca, il silenzio mediatico potrebbe essere anche più pericoloso ed imbarazzante”.

 

Posizione ribadita anche dalla presidente dell'Ordine dei medici dell'Alto Adige Monica Oberrauch, che ha promesso di portare la questione davanti al consiglio.

 

La politica, infine, non ha tardato a esprimersi. Cauta la Giunta, che ha affermato la volontà per ora di evitare di adire alle vie legali contro la SF, derubricando la questione come semplice “provocazione”. Ben diverse le reazioni dei partiti italiani, a partire dall'invito dei Giovani democratici al partito secessionista di rivedere le sue posizioni e di “lavorare al fine del bene comune per le persone dell'Alto Adige invece di cercare altri motivi per dividere le persone e alimentare questa inutile guerra ideologica”.

 

D'altro tono la risposta della destra italiana, che per bocca della deputata e coordinatrice regionale di Forza Italia Michaela Biancofiore esprime tutta la rabbia verso le provocazioni dei secessionisti, chiamando in causa l'intervento della Procura, del Parlamento e pure della neo eletta Commissione Segre – che per la cronaca il partito della stessa Biancofiore si è astenuta dal votare. “Südtirol Freheit è un partito che deve essere dichiarato fuori legge – ha tuonato – mi riferisco all'ultimo caso del più basso e schifoso incitamento all'odio razziale, discriminazione etnica, persecuzione contro lo Stato italiano, la comunità italiana, messo in scena dal partito dei nipotini della Klotz”.

 

“E il paradosso – ha concluso la deputata forzista – è che i consiglieri di SF vivono e scialacquano contro l'Italia, grazie agli stipendi e ai fondi erogati al gruppo dallo Stato italiano. Se si lascia passare anche questa speculazione sui morti e sulla sanità, non lamentiamoci più se il nostro Paese viene considerato debole, senza identità e orgoglio nazionale”. Parole dure e immediatamente rimbalzate a Roma, dove il senatore Maurizio Gasparri non tarda a esprimere la sua solidarietà nei confronti della collega bolzanina: "Condivido l'appello della nostra parlamentare Michaela Biancofiore che richiama l'attenzione su quanto continua ad avvenire in Alto Adige, una vera e propria discriminazione etnica nei confronti dei cittadini di lingua italiana. L'ultimo episodio, quello della Sudtirol Freiheit che ha affisso manifesti di cattivo gusto, è solo l'ennesimo episodio che deve spingere le autorità nazionali a puntare finalmente i riflettori su una situazione non più tollerabile, che ricorda inevitabilmente episodi passati che non vogliamo rivivere e che va contrastata con fermezza. Solidarietà, quindi, ai nostri medici, colpiti da questa vile carnevalata e sostegno a Michaela che difende, con Forza Italia, i diritti di tutti i cittadini italiani".

 

Sulla stessa scia è intervenuto anche il consigliere provinciale di Alto Adige nel cuore e coordinatore di Fratelli d'Italia Alessandro Urzì, che ha indirizzato il suo messaggio più che altro al partito di governo: “ Tutti i principali episodi di scontro politico recente nascono proprio dall'inseguimento da parte della Svp e di qualche altra modesta frangia politica delle follie e delle provocazioni di Stf. La cancellazione del nome Alto Adige o dell'aggettivo altoatesino, la richiesta di grazia ai terroristi, la richiesta di abolire i nomi italiani dei rifugi (ultimo il Tridentina), il no all'uso del tricolore sui medesimi rifugi per finire alla campagna contro i medici italiani, questo è il piano di scontro su cui produce la sua sistematica attività la macchina di produzione delle provocazioni contro la convivenza dei secessionisti”.

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