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"Il medico non sapeva il tedesco". Klotz, Knoll e altri 2 membri della Südtiroler Freiheit rinviati a giudizio per diffamazione

Nel novembre del 2019 un manifesto choc della Südtiroler Freiheit sui dottori che non sanno il tedesco aveva sollevato un vero e proprio vespaio, tra reazioni della politica nazionale e proteste dell'Ordine dei medici. "Non abbiamo criticato la professionalità dei sanitari italiani ma il mancato rispetto del diritto a esprimerci con la nostra madrelingua"

Di Davide Leveghi - 03 dicembre 2020 - 16:55

BOLZANO. A pochi giorni dalla condanna definitiva di tre membri della Süd-Tiroler Freiheit, tra cui la fondatrice Eva Klotz e il segretario Sven Knoll, per il celebre “manifesto della scopa” (in cui è raffigurata una scopa che spazza via un tricolore”), per il partito secessionista non c'è tempo di tirare il fiato. È della mattina di giovedì 3 dicembre, infatti, l'invito a comparire in tribunale per 4 rappresentanti del partito, colpevoli questa volta, secondo l'accusa, di diffamazione contro l'Ordine dei medici.

 

Al centro del procedimento, questa volta, c'è il manifesto choc sui medici, raffigurante in primo piano due piedi di un uomo deceduto, accompagnati da una scritta: “Il medico non sapeva parlare il tedesco”. Indirizzato contro la presenza di medici di lingua italiana poco pratici della lingua di Goethe – in deroga a quanto stabilito dalla legge sul bilinguismo – il cartello aveva sollevato un vero e proprio vespaio, richiamando l'attenzione perfino dei partiti nazionali. “E' ora che questa situazione intollerabile venga contrastata con fermezza”, aveva tuonato il senatore di Forza Italia ed ex vicepresidente del Senato Maurizio Gasparri. “Fratelli d'Italia ha già presentato un'interrogazione parlamentare per denunciare questa ignominia e chiede al Governo di intervenire immediatamente a difesa della comunità di lingua italiana in Alto Adige”, aveva annunciato sui social la leader del partito Giorgia Meloni.

 

Oltre alla politica, però, proteste vibranti erano state sollevate anche dal mondo sanitario, toccato dall'accusa di discriminare i pazienti in base alla lingua. “Goliardata? Scherzetto post-Halloween? Diffamazione? Istigazione all'odio razziale? - aveva incalzato il segretario provinciale dell'Associazione dirigenti medici e sanitari Edoardo Bonsante – chi più ne ha più ne metta, in base alla propria sensibilità ed indignazione di fronte a questi esempi, non solo di pericolosa disinformazione ma di vere e proprie offese”.

 

A un anno di distanza, pertanto, a salire sul banco degli imputati per il rinvio a giudizio saranno Eva Klotz, Sven Knoll, Werner Thaler e Stefan Zelger. Saranno loro, in quanti rappresentanti della Südtiroler Freiheit, l'agenzia pubblicitaria e la società delle affissioni a dover rispondere dell'accusa di diffamazione.

 

Il problema non sono i medici, ma il sistema – ha scritto il partito secessionista in una nota – il poster e la campagna non erano espressamente diretti contro i medici che parlano in lingua italiana, la cui competenza professionale non è messa in discussione, ma contro un sistema che non protegge il diritto fondamentale della maggioranza della popolazione sudtirolese. Ci sono moltissimi studi, infatti, che dimostrano che se il medico non capisce la lingua del paziente, il trattamento ne risente. Siamo pronti a lottare per il nostro diritto fondamentale di usare la lingua madre e contro la palese disuguaglianza di trattamento”.

 

“Non demorderemo – aggiunge l'avvocato difensore Nicola Canestrini questa rinnovata persecuzione della libertà d'espressione è molto preoccupante. La criminalizzazione della critica è un pessimo segno in uno Stato costituzionale. I giudizi di critica dovrebbero essere consentiti anche se caustici e provocatori”.

 

In Alto Adige, dove in base alla legge si obbligano i lavoratori del settore pubblico ad avere competenze in entrambe le due lingue principali, tedesco e italiano, la carenza di medici ha portato a “arruolare” anche dottori e dottoresse privi del patentino di bilinguismo. Varata a fine 2019, la norma permette ai professionisti di lavorare per 5 anni senza patentino e di poter rimanere solo se si sono acquisite le competenze nell'altra lingua.

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