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"Una norma permette a chi non sa l'italiano di lavorare a Bolzano. Così si viola il regolamento nazionale", caso medici in Alto Adige non si spegne la polemica

Dopo la vicenda dei poster della Süd-Tiroler Freheit, un altro episodio della polemica sui medici in Alto Adige ha visto protagonista la Federazione degli Ordini dei medici. Il motivo della protesta è una legge provinciale che permetterebbe a dottori che non sanno l'italiano di poter operare in provincia. "Anche la provincia di Bolzano fa parte del Servizio sanitario nazionale"

Di Davide Leveghi - 12 novembre 2019 - 19:37

BOLZANO. La querelle sui medici in Alto Adige prosegue dopo la pubblicazione e l'affissione da parte della Süd-Tiroler Freheit, formazione separatista presente in Consiglio provinciale, dei manifesti choc ritraenti due piedi di un uomo (presumibilmente) morto accompagnati dalla scritta “Il medico non sapeva il tedesco”, evidente accusa di violazione del regolamento sul patentino dopo l'approvazione di una misura che permette l'assunzione di 200 medici nonostante la mancanza di competenze linguistiche (qui l'articolo).

 

Una misura considerata necessaria per ovviare ad un problema cronico, quello appunto della mancanza di medici, in evidente deroga alla norma sul patentino obbligatorio per i dipendenti pubblici ma aperta all'acquisizione delle competenze linguistiche – si prevede infatti che nei cinque anni di servizio i medici possano (e debbano, se vogliono rimanere) frequentare le classi di lingua e ottenere il patentino.

 

Il nuovo episodio di questa assurda telenovela, tutta rigidità e poco buon senso, vede la Federazione nazionale degli Ordini dei medici (Fnomceo) intervenire a gamba tesa con la richiesta al governo di valutare l'impugnazione di una norma provinciale che permetterebbe anche a medici che non parlano l'italiano di poter esercitare a Bolzano senza l'equiparazione dei titoli (legge provinciale n.10 del 17 ottobre 2019).

 

Anche l'Alto Adige fa parte del Servizio sanitario nazionale”, tuona la Federazione. Affermazione che come spesso accade per il contesto altoatesino contiene una verità ma non assoluta. Se si è permesso a medici italiani di venire a lavorare in Alto Adige senza patentino – con la promessa di acquisirlo nel corso dei 5 anni di servizio – creando un temporaneo vulnus nella legislazione sul bilinguismo e un possibile disagio alla popolazione tedescofona, non si vede perché questa misura non possa essere applicata anche per medici provenienti dal mondo tedesco - si ricordi che un medico tedesco era stato espulso dall'Ordine dei medici perché parlava un italiano stentato (qui l'articolo).

 

Se la necessità in questo momento per l'Alto Adige è di “rifornirsi” di professionisti della medicina, ben vengano dottori e dottoresse di lingua italiana e di lingua tedesca. Il bilinguismo, si spera, potrà essere raggiunto quando l'emergenza medici sarà rientrata, e solo allora avranno senso l'epurazione dei medici non virtuosi. Fino allora si chiede solo uno sforzo di comprensione, non una richiesta facile in questi tempi.

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