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| 26 dic 2021 | 14:56

In Trentino mai così tanti contagi ma per Fugatti la stagione invernale è salva: “Siamo soddisfatti i turisti stanno arrivando”

Fugatti è stato intervistato ieri a Tgcom24, dove ha rilasciato dichiarazioni riguardo alla situazione attuale in regione e sulle nuove misure introdotte dal premier Mario Draghi: “Il governo deve capire che non è scontato quello che si sta facendo, il personale è molto stanco”

In Trentino mai così tanti contagi ma per Fugatti la stagione invernale è salva
di Francesca Cristoforetti

TRENTO. “Era prevedibile che una parte della popolazione potesse non essere d’accordo sul vaccino. Pensare di arrivare a un divario sociale come quello che è in atto tra chi si vaccina e chi no, era difficile da ipotizzare. Amministro una Provincia Autonoma dove l’altro giorno abbiamo fatto i conti di coloro che sono in ospedale e lo abbiamo detto pubblicamente ai trentini, quali sono le diversità tra vaccinati e non. La matematica direbbe che se non ci fosse la quota di non vaccinati oggi probabilmente il Trentino sarebbe ancora in zona bianca”. Così risponde il presidente della Provincia Autonoma di Trento Maurizio Fugatti all’intervista concessa il giorno di Natale a Tgcom24.

 

Il Trentino, già in zona gialla, ieri ha registrato un nuovo record con 3 morti e 502 positivi, il numero più alto di contagi da inizio emergenza Covid.

 

Diverse sono state le domande poste al presidente, tra cui anche cosa può essere andato male sotto il punto di vista della comunicazione. “Vengo da una Provincia Autonoma – ha risposto Fugatti –che confina con l’Austria dove il numero di non vaccinati è maggiore rispetto al nostro. Non è un tema solo italiano, ma anche europeo. Dobbiamo migliorare la comunicazione che possa mette a tacere tante fake news nel mondo dei social”.

 

L’appello di Fugatti è quindi che ci sia una comunicazione ufficiale “più chiara e determinata su queste tematiche”, anche se facendo un confronto con altri Paesi europei “credo l’Italia abbia fatto un buon lavoro”.

 

Il presidente ha raccontato la situazione in provincia, ancora “difficile nella parte delle terapie intensive e della ospedalizzazione ordinaria, ma abbiamo fortunatamente numeri in calo negli ultimi giorni”.

 

Dal canto suo il turismo rimane ancora sotto controllo: “La stagione invernale – ha dichiarato – sta andando bene e i turisti stanno arrivando. Siamo abbastanza soddisfatti perché non abbiamo avuto una ricaduta negativa nel termine delle prenotazioni per chi vorrà venire in Trentino nei prossimi giorni”.

 

Riguardo alle code per potersi fare il tampone, problema che ha coinvolto tutta la penisola, Fugatti non ha registrato forti criticità sul territorio, piuttosto “quello che hanno rilevato la maggior parte delle Regioni al tavolo con il governo – ha sostenuto – è la fase di stanchezza oggettiva e umanamente comprensibile del personale sanitario, che da un anno e mezzo è fortemente sotto pressione. Le carenze le abbiamo sia a livello locale che nazionale”.  

 

Il presidente ha sottolineato che anche se le iniziative dell’ultimo decreto sono “utili al fine di determinare il livello del contagio”, deve essere chiaro al governo “che dietro c’è un’organizzazione che fa capo alle Regioni, che non è così scontato che si riesca a fare quello che si è fatto perché il personale è molto stanco”.

 

Quello che emerge quindi è che mancano sanitari: “Ci sono dei ‘tappi’ – ha proseguito Fugatti – dovuti al numero di medici che frequentano scuole, università, che a livello nazionale è fermo da molto tempo e che oggi sta pagando i tanti pensionamenti che ci sono stati negli ultimi 5 anni e la necessità di avere maggiore personale a fronte del Covid”.

 

Il numero di sanitari formati sembra essere quindi “minore rispetto alle necessità che ci sono con la pandemia anche perché le programmazioni in passato sono state sbagliate”.

 

Inoltre oggi, “allo stesso numero di personale sanitario che avevamo due anni fa, dobbiamo togliere la parte no vax”, a cui si aggiunge oltre che la gestione della pandemia, le pratiche “ordinarie negli ospedali, i tamponi e le vaccinazioni”, che prima non c’erano.

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