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Itea, via il criterio dei 10 anni di residenza e Fugatti parla di ''ingerenza dei magistrati''. Spadaro (Anm): ''Illazione tanto grave quanto ingiustificata''

Il presidente dell'associazione nazionale magistrati del Trentino Alto Adige commenta quanto detto dal presidente della Provincia dopo che la norma sulle case Itea è stata definita ''discriminatoria'' dai tribunali costringendo la Giunta a rimuoverla: ''Spiace constatare che la massima carica politica istituzionale regionale possa ingenerare nell’opinione pubblica il sospetto che un giudice e addirittura anche la Corte di appello possano avere accolto un ricorso al fine di ingerirsi nelle scelte di politica amministrativa''

Di Luca Pianesi - 29 August 2021 - 18:00

TRENTO. ''Trattasi di illazione sia tanto grave quanto ingiustificata''. Questo il giudizio dato dal presidente dell'associazione nazionale magistrati del Trentino Alto Adige Giuseppe Spadaro rispetto all'infelice uscita del presidente della Provincia di Trento Maurizio Fugatti che sul Corriere del Trentino ha spiegato che a detta sua ci sarebbe stata una ''Ingerenza dei giudici'', con la sentenza del Tribunale di Trento (confermata dalla Corte d'Appello) che ha costretto la giunta, negli scorsi giorni, a rimuovere il criterio che imponeva di risiedere da almeno 10 anni in Italia prima di poter presentare una domanda per un alloggio Itea.

 

Una norma ''bandiera'' della giunta leghista di quelle più o meno annunciate in campagna elettorale e che poi, alla prova dei fatti, sono risultate inapplicabili (almeno per ora) perché il Trentino ancora fa parte di uno stato democratico e che rispetta i diritti umani. Una norma i cui criteri sono stati definiti dal tribunale di Trento ''discriminatori''. Il provvedimento era stato duramente contestato dall’Assemblea antirazzista di Trento che tramite un attivista di origine etiope aveva presentato un ricorso in tribunale, seguito dagli avvocati Giovanni Guarini e Alberto Guariso dell’Associazione per gli studi giuridici sull’immigrazione. Alla fine è arrivata anche la multa per la Provincia che è aumentata per ogni giorno di ritardo nell’esecuzione della ordinanza. La giunta Fugatti ha atteso talmente tanto che oggi la sanzione che pagherà la Pat (e quindi i cittadini) dovrebbe aggirarsi intorno ai 13mila euro. 

 

Una sanzione che poteva essere evitata attivandosi per tempo ma che invece si è preferito far aumentare per tentare la via dei ricorsi. Ricorso che è stato, comunque, annunciato dal presidente Fugatti nello stesso giorno in cui attaccava i magistrati per aver compiuto una qualche ''ingerenza'' nella sua politica con tale decisione quando il problema, semmai, pare proprio essere il contrario: questa amministrazione fatica a formare delle norme che, per difetti di costituzionalità, rispetto di altre norme, struttura, non finiscano poi per essere, giocoforza, impugnate e bocciate (si pensi, per esempio, a quella clamorosa sulle chiusure dei negozi la domenica).

 

Rispetto alle parole di Fugatti, Spadaro spiega: ''Apprendiamo che autorevole rappresentante politico istituzionale avrebbe utilizzato l’espressione “una ingerenza del sistema giudiziario sul sistema legislativo” con riferimento ad un provvedimento emesso a seguito di ricorso avanzato presso il giudice del lavoro del Tribunale di Trento peraltro confermato dalla Corte di Appello. Le decisioni giurisdizionali - spiega il presidente dell'Anm - possono ovviamente essere condivise o meno ma mai rappresentano una ingerenza se emesse a seguito di rituale instaurazione di un procedimento giurisdizionale di qualsiasi natura esso sia. Spiace constatare che la massima carica politica istituzionale regionale possa ingenerare nell’opinione pubblica il sospetto che un giudice e addirittura anche la Corte di appello possano avere accolto un ricorso instaurato da un libero cittadino al fine di ingerirsi nelle scelte di politica amministrativa. Trattasi di illazione sia tanto grave quanto ingiustificata. Le doglianze avverso una sentenza si fanno valere nelle competenti sedi giurisdizionali specie qualora la parte soccombente rappresenti ai massimi livelli le Istituzioni in ambito regionale''.

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