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Case Itea, la Giunta Fugatti pronta ad alzare bandiera bianca: sarà cancellato il requisito dei 10 anni di residenza in Italia per gli stranieri

La Giunta ha approvato in via preliminare la delibera che cancella il requisito dei 10 anni di residenza per l’accesso alle graduatorie Itea voluto dalla Lega. Nel frattempo la multa è arrivata a circa 13mila euro. Zeni: “La superficialità della Giunta la pagano i cittadini”

Di Tiziano Grottolo - 26 agosto 2021 - 16:20

TRENTO. Dopo una battaglia combattuta sia nelle aule di tribunale che in piazza, con manifestazioni e proteste, sembra avviarsi verso la conclusione la vicenda che riguarda i criteri “discriminatori” (così sono stati definiti dal Tribunale di Trento) adottati dalla Giunta leghista per l’accesso alla graduatorie delle case Itea, cioè gli alloggi a canone agevolato.

 

Il provvedimento era stato duramente contestato dall’Assemblea antirazzista di Trento che tramite un attivista di origine etiope aveva presentato un ricorso in tribunale, seguito dagli avvocati Giovanni Guarini e Alberto Guariso dell’Associazione per gli studi giuridici sull’immigrazione. Ora però la Giunta leghista ha alzato bandiera bianca e ha approvato in via preliminare una delibera con la quale si rimuove il criterio che imponeva di risiedere da almeno 10 anni in Italia prima di poter presentare una domanda per un alloggio Itea. Adesso il provvedimento dovrà attendere il parere (non vincolante) della Quarta commissione per poi tornare in Giunta per l’approvazione definitiva.

 

Nel frattempo però la multa, con la quale il Tribunale di Trento aveva condannato la Provincia per ogni giorno di ritardo nell’esecuzione della ordinanza, si aggira intorno ai 13mila euro. Una sanzione che poteva essere evitata attivandosi per tempo ma che invece si è preferito far aumentare per tentare la via dei ricorsi.

 

“Al di là del merito della questione – osserva Zeni –questa vicenda dimostra come la Giunta Fugatti sia molto attenta agli slogan ma altrettanto superficiale rispetto alle modalità giuridiche alle quali sottostare nell’adozione dei provvedimenti. Non solo si è deciso di colpire delle famiglie che spesso già si trovano in una condizione di difficoltà ma, come accaduto in altre occasioni, non si è voluto ascoltare nemmeno chi aveva previsto con largo anticipo che il provvedimento sarebbe stato impugnato. Il problema però è che alla fine paga sempre il cittadino”.

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