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| 27 ago 2021 | 10:58

Dopo le case Itea la Pat rischia di finire in tribunale pure per l’assegno di natalità. I sindacati: “Pronti a fare ricorso se i criteri discriminatori non saranno eliminati”

La Giunta Fugati è stata costretta a fare marcia indietro sui criteri discriminatori per l’accesso alle case Itea, le stesse regole rimangono in vigore per il welfare familiare, Cgil, Cisl e Uil pronte a fare ricorso in tribunale: “Il vincolo discriminatorio va rimosso anche per i bambini nati in Trentino da genitori stranieri”

di Tiziano Grottolo

TRENTO. Come riportato ieri da Il Dolomiti, la Giunta Fugatti ha approvato in via preliminare una delibera per rimuove il criterio che imponeva di risiedere da almeno 10 anni in Italia prima di poter presentare una domanda per un alloggio Itea. Un provvedimento voluto dalla stessa Giunta leghista che però ha dovuto fare marcia indietro dopo le sentenze del Tribunale di Trento che hanno dichiarato “discriminatori” i criteri adottati.

 

Ora sulla vicenda intervengono i sindacati di Cgil, Cisl e Uil. “Anche se in ritardo la Giunta provinciale prende finalmente atto della sentenza del Tribunale di Trento e rimuove il vincolo dei dieci anni di residenza per accedere alle graduatorie Itea per gli alloggi pubblici. In questo modo si supera un vincolo discriminatorio che ha penalizzato ingiustamente diverse famiglie straniere che risiedono e lavorano sul nostro territorio”.

 

La partita però non si chiude qui perché lo stesso criterio discriminatorio rimane in vigore per quanto riguarda l’accesso alle misure di welfare familiare. “È ora che la Giunta Fugatti prenda atto di avere assunto delle scelte sbagliate e divisive e modifichi subito anche i criteri per l’accesso all’assegno di natalità. Se fosse possibile fare una graduatoria dei provvedimenti maggiormente discriminatori questo sta sicuramente in cima perché divide le bambine e i bambini fin dalla culla. Per noi resta inaccettabile e ci auguriamo che l’Esecutivo cambi regole senza dover attendere l’imposizione dei giudici”.

 

Se così non fosse i sindacati, che insieme ad Acli del Trentino e ad altri soggetti della società civile hanno promosso un appello e una raccolta firme per modificare la norma, sono pronti a ricorrere alle vie legali, sostenendo le famiglie e i bambini che stanno subendo questa misura ingiusta.

 

Sulla casa, inoltre, Cgil, Cisl e Uil ribadiscono che fino a questo momento la Giunta Fugatti ha scelto di affrontare il tema del fabbisogno abitativo esclusivamente sul piano demagogico. Secondo i sindacati sulla questione casa l’Esecutivo non ha varato nessuna misura né per incrementare il numero ridotto di alloggi pubblici disponibili rispetto al numero di famiglie che ne fanno richiesta né per sostenere quanti resteranno senza un’abitazione a seguito dello sblocco degli sfratti. “In 18 mesi di emergenza Covid – concludono i tre segretari – nonostante le continue richieste del sindacato la Provincia non ha messo in atto nemmeno nessun provvedimento straordinario per sostenere le famiglie in difficoltà con il canone d’affitto, a differenza di quanto fatto a Bolzano e delle iniziative dei Comuni di Trento e Rovereto”.

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