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Sono 142 i bambini esclusi dall’assegno di natalità perché figli di stranieri. Olivi: “Il criterio dei 10 anni è discriminatorio”

Un discrimine che esiste solo nella Provincia di Trento: delle 3.200 domande presentate per il bonus bebè, 142 (il 4,44%) sono state respinte proprio perché le famiglie straniere residenti in Trentino non vivono da almeno 10 anni in Italia

Di Tiziano Grottolo - 29 giugno 2021 - 17:39

TRENTO. Centoquarantadue, in Trentino è questo il numero della “discriminazione”: 142 infatti sono i bambini, figli di genitori stranieri, che nel 2021 non hanno avuto accesso all’assegno di natalità provinciale. Il motivo? La Provincia, per decisione della Giunta leghista, ha introdotto per questo e altri tipi di aiuti il criterio di residenza dei 10 anni in Italia.

 

Ora, grazie a un’interrogazione del consigliere Dem Alessandro Olivi, che in merito ha interrogato l’assessora Stefania Segnana, si scopre che delle 3.200 domande presentate per il cosiddetto bonus bebè, 142 (il 4,44%) sono state respinte proprio perché le famiglie straniere residenti in Trentino non vivono da almeno 10 anni in Italia. Inoltre, secondo gli uffici della Provincia sono 4.065 i potenziali beneficiari della misura, fra cui potrebbero rientrare alcune famiglie che, sapendo di non potervi accedere, non hanno nemmeno provato a presentare la domanda. 

 

La particolarità è che questa discriminate esiste solo in Provincia di Trento dal momento che lo scorso 30 marzo il Parlamento italiano, con tutte le forze politiche di maggioranza e opposizione, ha votato la legge delega sull’assegno universale per le famiglie condividendo la scelta di limitare il requisito della residenza in Italia a soli due anni per accedere alla misura.

 

“Se solo il 4,4% dei trentini che hanno fatto richiesta del bonus di natalità sono stai esclusi dal bonus natalità perché non hanno i 10 anni, davvero la Giunta ritiene che questa misura sia un simbolo della difesa della comunità? – si è domandato Olivi, che poi ha aggiunto – in realtà questo dato testimonia il suo carattere discriminatorio”.

 

Non va dimenticato che questo criterio, definito discriminatorio dagli stessi giudici, è già stato bocciato per quanto riguarda la richiesta di accesso alle graduatorie per le case Itea, con la Provincia che è stata condannata a modificare il regolamento e a pagare una multa (che ha già superato i 10mila euro) di 50 euro al giorno per ogni giorno di ritardo nell’esecuzione della ordinanza del tribunale.

 

Nel frattempo la petizione, lanciata da Cgil, Cisl, Uil e Acli trentine, per chiedere al presidente e alla sua Giunta di rivedere il criterio ha superato le 1.500 firme: “I bambini – si legge nell’appello – sono tutti uguali, vanno garantite a tutti le stesse opportunità. Non si discrimini sulla pelle dei più piccoli”.

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