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“La Giunta Fugatti discrimina i bambini stranieri”: sono tanti gli esclusi dagli aiuti. Nel frattempo la petizione di Acli e sindacati ha superato le 1.300 firme

Secondo le stime di Cgil, Cisl, Uil e Acli trentine molti bambini figli di genitori stranieri sono rimasti esclusi dall’assegno di natalità provinciale. Grosselli: “Principio discriminatorio, in Parlamento al Lega si è adeguata in Trentino no, è una contraddizione di cui Fugatti dovrà rispondere”

Di Tiziano Grottolo - 15 giugno 2021 - 20:33

TRENTO. Sono molti i bambini, figli di genitori stranieri, che sono rimasti esclusi dall’assegno di natalità provinciale. Il motivo? Anche se la maggior parte di loro sono nati e cresciuti in Trentino i rispettivi genitori non soddisfano il requisito di residenza, che prevede la permanenza in Italia da almeno dieci anni. L’idea era venuta nel febbraio 2019 alla Giunta leghista di Maurizio Fugatti che aveva introdotto i nuovi criteri mutuandoli da quelli del reddito di cittadinanza.

 

Per chiedere al presidente e alla sua Giunta di rivedere il criterio Cgil, Cisl, Uil e Acli trentine hanno lanciato una petizione che in pochi giorni ha raccolto oltre 1.300 firme. “I bambini – si legge nell’appello – sono tutti uguali, vanno garantite a tutti le stesse opportunità. Non si discrimini sulla pelle dei più piccoli”.

 

Paradossalmente (come spiegava il consigliere Ugo Rossi che ha sottoscritto la petizione), il Trentino è l’unico territorio che mantiene questa discriminazione, infatti lo scorso 30 marzo il Parlamento italiano, con tutte le forze politiche di maggioranza e opposizione, ha votato la legge delega sull’assegno universale per le famiglie condividendo la scelta di limitare il requisito della residenza in Italia a soli due anni per accedere alla misura.

 

“La campagna proseguirà anche nei prossimi giorni – ribadisce Andrea Grosselli segretario della Cgil – inoltre stiamo lavorando a nuove iniziative per sostenerla. Ci crediamo molto, così come i tanti sottoscrittori, spiace però dover prendere atto che la Pat ha deciso di continuare a discriminare i figli di persone che non solo vivono e lavorano in Trentino da tempo ma che contribuiscono da anni ai bilanci provinciali”. Acli e sindacati si dicono pronti a dare battaglia fino a quando non si arriverà a una soluzione, così come avvenuto in Parlamento: “Non si capisce perché la Lega a Roma ha approvato i due anni ma a Trento se ne continuano a chiedere dieci, è una contraddizione di cui Fugatti dovrà rispondere”.

 

Dal canto loro il presidente della Pat e la Giunta sembrano intenzionati a rimanere fermi sulla loro posizione, almeno fino al primo ricorso in tribunale che con ogni probabilità sancirà una nuova sconfitta, come già avvenuto per le case Itea.

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