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“In Trentino moltissimi bambini esclusi dall’assegno di natalità perché stranieri”, Rossi contro il provvedimento della Giunta Fugatti: “Ingiusto e incostituzionale”

L’allarme lanciato dalla petizione: “In Trentino moltissimi bambini esclusi dall’assegno di natalità perché figli di genitori residenti in Italia da meno di dieci anni”. Rossi firma e dice: “La regola leghista è profondamente sbagliata, e incostituzionale, per questo va modificata al più presto”

Di Tiziano Grottolo - 07 giugno 2021 - 18:00

TRENTO. Era il febbraio 2019 e in carica c’era ancora il Governo Conte I, formato dall’inedita alleanza M5S-Lega, anche in Trentino la nuova Giunta leghista si era insediata da pochi mesi e c’era voglia di mostrare i muscoli. A farne le spese, “gli stranieri” uno dei tanti spauracchi agitati in campagna elettorale. È così che, sulla scia dei criteri adottati per il reddito di cittadinanza, anche in Trentino sono stati introdotti i 10 anni di residenza in Italia per accedere a una serie di misure a sostegno del reddito.

 

Questo nonostante l’opposizione delle minoranze, dei sindacati e delle associazioni: la Giunta Fugatti aveva deciso di tirare dritto introducendo i criteri che di fatto penalizzavano i cittadini stranieri. Eppure l’ex presidente della Provincia, oggi consigliere provinciale di Azione, Ugo Rossi aveva messo in guardia il suo successore circa i rischi di un’eventuale impugnazione o ricorsi in tribunale.

 

Un ricorso che puntualmente è arrivato ed è pure stato vinto, tanto che i giudici hanno dichiarato “incompatibili con il principio della parità di trattamento” e “discriminatorie” le norme della Pat ordinando di disapplicare le disposizioni che subordinano la possibilità di presentare una domanda di accesso agli alloggi a canone agevolato Itea al criterio della residenza dei 10 anni. Ora, come già anticipato, il criterio dei 10 anni di residenza è stato adottato per diverse misure di sostegno al reddito, fra queste anche l’assegno di natalità.

 

“Ho sottoscritto subito e con convinzione la petizione ‘I bambini hanno tutti uguali diritti’ – dichiara Rossi – invito tutti a sottoscriverla per chiedere di modificare la normativa vigente in Trentino a causa della quale non viene riconosciuto l’assegno di natalità della Provincia a moltissimi bambini solo perché sono figli di genitori residenti in Italia da meno di dieci anni. Una scelta ingiusta – prosegue – che di fatto discrimina i piccoli ancora nella culla. Una scelta che ho sempre criticato, anche attraverso la presentazione di emendamenti regolarmente bocciati per modificarla”.

 

Anche a livello nazionale sono stati adottati dei “correttivi” per adeguare le norme. Per esempio il Parlamento ha deciso di modificare i requisiti per assegno unico universale per le famiglie. Come ricostruisce Rossi: “Tutte le forze politiche, senza distinzione alcuna, hanno condiviso la scelta di limitare il requisito della residenza in Italia a soli due anni per accedere alla misura nazionale. Ed è ovvio che sia così, la norma nazionale è in linea con la giurisprudenza costituzionale e anche con il buon senso, perché se è ragionevole chiedere che ci sia un minimo periodo di residenza per accedere a certe misure è altrettanti evidente che che dieci anni sono solo discriminazione. La regola leghista vigente in Trentino – conclude – è profondamente sbagliata, e incostituzionale, per questo va modificata al più presto”. Infatti, è estremamente probabile che di fronte a un ricorso in tribunale, sulla falsa riga di quanto avvenuto per le case Itea, i giudici decidano di disapplicare la norma trentina in quanto discriminatoria.

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