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“Condotta discriminatoria di Fugatti contro i bambini stranieri”, il tribunale condanna la Provincia sul bonus bebè

Per l’ennesima volta la Provincia è stata sconfitta in tribunale, ora via i criteri “discriminatori” sul bonus bebè. L’attacco di Cgil, Cisl, Uil e Acli: “La miopia e l’ottusità della giunta Fugatti su questi temi è pericolosa e controproducente, una figuraccia che poteva essere evitata”

Di Tiziano Grottolo - 27 April 2022 - 19:12

TRENTO. Ormai si è perso il conto delle sconfitte in tribunale rimediate dalla Giunta Fugatti, l’ultima (ma solo in ordine cronologico) riguarda il cosiddetto bonus bebè. La Giunta leghista infatti, capitanata da Maurizio Fugatti, aveva pensato di introdurre il requisito dei 10 anni di residenza per l’assegno di natalità, escludendo di fatto molte famiglie straniere.

 

Il tribunale di Rovereto invece, ha accolto il ricorso di un cittadino pakistano (sostenuto dall’Associazione per gli studi giuridici sull’immigrazione) che si era visto respingere la domanda di assegno provinciale di natalità solo perché privo del requisito dei dieci anni di residenza in Italia e del permesso di soggiorno di lungo periodo.

 

Per la precisione, se si volesse quantificare la discriminazione, si potrebbe dire che nel 2021, sono stati 142 i bambini figli di genitori stranieri che non hanno avuto accesso all’assegno di natalità provinciale. La bocciatura era nell’aria, visto quanto avvenuto con l’analogo criterio previsto per l’accesso alle case Itea e considerando la pronuncia della Corte costituzionale. Come al solito però, la posizione la Giunta aveva preferito far finta di nulla prendendo tempo per “valutare la la portata della sentenza”.

 

Ancora una volta Fugatti e la sua Giunta si sono macchiati di condotta discriminatoria”, commentano Andrea Grosselli (Cgil del Trentino), Michele Bezzi (Cisl), Walter Alotti (Uil) e Luca Oliver (Acli Trentine). Con un’aggravante “perché questa volta la discriminazione era rivolta verso i bambini nati in Trentino da figli di cittadini stranieri”.

 

Ora però, i Sindacati e le Acli chiedono di eliminare i requisiti discriminatori dai regolamenti altrimenti la Provincia dovrà pagare, oltre alle spese legali che si aggirano attorno ai 4mila euro, anche 50 euro al giorno di sanzione per il mancato rispetto dell’ordinanza. “Con questa ordinanza tutti i bambini e le bambine nate in Trentino potranno chiedere l’assegno di natalità a prescindere dalla nazionalità dei loro genitori e anche se hanno solo un permesso di soggiorno biennale”.

 

Per la Provincia di Trento si tratta dell’ennesima onta dal momento che nessun’altra amministrazione ha portato avanti politiche tanto discriminatorie. Né il Veneto, né il Friuli (che comunque sono stati a loro volto sconfitti in tribunale per vertenze simili) hanno adottato questi criteri, mentre tutto il Parlamento italiano a marzo del 2021 aveva votato il requisito massimo di due anni di residenza per l’accesso al nuovo Assegno unico universale statale.

 

Eppure la Provincia era stata avvertita, per due anni sindacati e Acli avevano portato avanti una una campagna di sensibilizzazione contro questi provvedimenti: “Ma Fugatti, nel solco dei suoi riferimenti politici di estrema destra e sovranisti a partire da Trump, non ha voluto sentire ragioni. Spiace solo perché questa figuraccia il Trentino poteva risparmiarsela, ora in tutta Italia passeremo per quelli che discriminano i bambini fin dalla culla”.

 

Secondo Grosselli, Bezzi, Alotti e Oliver “la miopia e l’ottusità della giunta Fugatti su questi temi è pericolosa e controproducente” perché non solo mette in discussione anni di integrazione come quando ha restituito all’Unione Europea 1,5 milioni di euro utili all’insegnamento della lingua italiana agli stranieri indispensabile per il loro inserimento nel mercato del lavoro, “ma rende meno attrattivo il Trentino nel momento in cui le nostre imprese hanno assoluto bisogno di manodopera”.

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