Stranieri esclusi dal servizio sanitario: il Veneto condannato per discriminazione collettiva
Il ricorso presentato dall’Associazione per gli studi giuridici sull’immigrazione: la Regione Veneto per i familiari extracomunitari a carico di cittadini italiani, per poter accedere al Servizio sanitario, imponeva la cosiddetta “iscrizione volontaria” con il pagamento di una cifra compresa tra i 1.500 e i 2.000 euro a testa
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VERONA. Costringere dei cittadini stranieri a pagare per poter accedere al Servizio sanitario è una “discriminazione collettiva”. A stabilirlo, dopo il ricorso presentato dall’Associazione per gli studi giuridici sull’immigrazione, la Corte d’appello di Venezia che è intervenuta sulla mancata iscrizione al Servizio Sanitario Nazionale dei familiari extracomunitari a carico di cittadini italiani, a cui la regione Veneto imponeva la cosiddetta “iscrizione volontaria” e il pagamento di una cifra compresa tra i 1.500 e i 2.000 euro a testa.
Secondo la corte d’appello infatti, vanno rispettati da un lato la Direttiva europea dall’altro l’Accordo Stato Regioni del 2012. Come spiegano gli avvocati dell’Asgi le disposizioni contenute nell’Accordo Stato-Regioni-Enti locali del 2012 prevedono espressamente il diritto all’iscrizione obbligatoria al Servizio Sanitario Nazionale dei familiari extracomunitari a carico di cittadini italiani e, dunque, la parità di trattamento rispetto ai cittadini italiani.
Sulla questione interviene anche la Consigliera regionale di Europa Verde, Cristina Guarda: “La Corte di appello ha bocciato sonoramente la delibera della Regione sulla quale erano stati espressi dubbi e contrarietà. È sacrosanto il richiamo a quanto previsto dalla Direttiva europea e dall’Accordo Stato Regioni del 2012, quindi va riconosciuto il diritto al servizio ambulatoriale pubblico gratuito anche ad adulti e minori stranieri comunitari ed extracomunitari”.
Come fa notare la consigliera di Europa Verde non è la prima volta che nell’ambito di un giudizio viene accertata la natura discriminatoria di alcuni provvedimenti della Regione Veneto. “La sentenza – conclude Guarda – pone ora delle urgenze, per questo ho presentato una nuova interrogazione in Consiglio regionale per chiedere all’Assessora alla Sanità quali azioni intenda intraprendere al fine di conformarsi al principio di diritto enunciato dalla Corte di Appello di Venezia”.
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