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| 04 mag 2023 | 13:38

Niente medici di base per i senza dimora, la Giunta provinciale dice no al ddl Zanella. L'esponente di Futura: ''Questa è la ignobile politica discriminatoria leghista"

La Giunta e la sua macchina amministrativa, spiega il consigliere provinciale di Futura,  hanno posto come motivazione l'eccessivo carico burocratico. “Una segnalazione delle cooperative che gestiscono la bassa soglia alle assistenti sociali che certificano la possibilità di iscrizione senza residenza, è troppa burocrazia?” si chiede Zanella

Niente medici di base per i senza dimora, la Giunta provinciale dice no al ddl Zanella

TRENTO. “Niente diritto alla salute” per i senzatetto. In Quarta Commissione la Giunta ha espresso parere negativo il ddl Zanella proposto per dare la possibilità ai cittadini senza dimora di poter effettuare l'iscrizione al sistema sanitario provinciale e poter scegliere quindi il medico di base. Tutto questo, però, non sarà possibile.  

 

“Oggi – spiega Zanella - col parere contrario dell'assessora Segnana e del suo Dirigente generale Ruscitti, è stato bocciato in IV Commissione il ddl a mia prima firma per ampliare il diritto alla salute attraverso l'iscrizione al Servizio sanitario delle persone senza dimora, prive di residenza. Un principio già entrato nell'ordinamento di Emilia Romagna e Puglia, ma che da noi la Giunta leghista non vuole sancire, tra l'altro mascherando il solito posizionamento politico di accanimento verso chi sta ai margini, dietro pretesti campati in aria”.

 

Il ddl si prefiggeva di bypassare il criterio della residenza anagrafica (previsto dalla legge istitutiva del SSN, la 833/78) per l'iscrizione al sistema sanitario, con annessa scelta del medico di medicina generale, in attuazione degli articoli 3 e 32 della Costituzione, anche per evitare che le persone senza residenza debbano recarsi impropriamente in Pronto Soccorso. Oggi le persone italiane senza dimora possono sì richiedere la residenza fittizia nel Comune di domicilio, ma anche nella città capoluogo la trafila per ottenerla è complessa e il diritto alla salute dovrebbe essere universale e svincolato dal possesso della residenza. Residenza anagrafica che dovrebbe essere un diritto soggettivo e non una concessione subordinata a determinate condizioni - diverse in ogni Comune - che la rendono sempre di più strumento performativo per regolare l'accesso ai diritti fondamentali.

 

“Ma il ddl da me proposto – spiega Zanella - faceva un passo in più di quello delle altre due Regioni, riconoscendo l'iscrizione al Servizio sanitario provinciale anche alle persone straniere che oggi si trovano in un limbo: quelle regolarmente presenti, ma senza residenza. Quelle regolari con residenza, infatti, si iscrivono al servizio sanitario. Quelle irregolari, paradossalmente (e per fortuna), si vedono riconosciute alcune prestazioni accedendo a un qualsiasi Mmg, che poi fattura all'Apss, attraverso i codici Stp (straniero temporaneamente presente) e Eni (europeo non iscritto). Io chiedevo di iscrivere al Ssp, con la possibilità di scelta di un Mmg, anche gli stranieri con permesso di soggiorno, ma senza residenza, nelle stesse condizioni degli italiani senza dimora e privi di residenza”.

 

La Giunta e la sua macchina amministrativa, spiega il consigliere provinciale di Futura,  hanno posto come motivazione l'eccessivo carico burocratico. “Una segnalazione delle cooperative che gestiscono la bassa soglia alle assistenti sociali che certificano la possibilità di iscrizione senza residenza, è troppa burocrazia?” si chiede Zanella. 

 

“Ci si permette di mettere sullo stesso piano l'ipotetico carico burocratico e il mancato riconoscimento di un diritto. Ma l'assessora alla salute Segnana conosce il valore intrinseco della salute? E ci si inventa pure che la possibilità che un cittadino senza dimora abbia già il medico di medicina generale in un'altra città si rappresenterebbe un ostacolo insormontabile. Ma Emilia e Puglia come diavolo fanno, se la povera Provincia Autonoma di Trento proprio non riesce a farlo?” continua il consigliere Paolo Zanella

 

Il tema rimane uno solo. “Esattamente come lo è stato il criterio dei 10 anni di residenza per ostacolare il diritto alla casa, al bonus bebè e all'assegno unico provinciale (anche qui la residenza come strumento performativo di esclusione sociale): “Prima i Trentini”, possibilmente bianchi e benestanti. Se sei straniero e in difficoltà non ti vogliamo. Questa è la ignobile politica discriminatoria leghista” conclude il consigliere.

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