Bonus bebè, dopo due anni la crociata leghista si conclude con un nulla di fatto: torna tutto come prima ma resta l’onta della condanna per discriminazione
Dopo la sentenza (e la multa) la Provincia è costretta a fare marcia indietro, ora per accedere all’assegno di natalità provinciale sarà sufficiente avere la residenza in Trentino da almeno 2 anni, come prevedeva la legge precedente

TRENTO. Centoquarantadue, era questo il numero della discriminazione in Trentino: 142 infatti erano i bambini, figli di genitori stranieri, che nel 2021 non hanno avuto accesso al cosiddetto bonus bebè provinciale. Il motivo? La Provincia, per decisione della Giunta leghista, ha introdotto per questo e altri tipi di aiuti il criterio di residenza dei 10 anni in Italia.
Nel 2021 delle 3.200 domande presentate per bonus bebè, 142 (il 4,44%) erano state respinte proprio perché le famiglie straniere residenti in Trentino non vivevano da almeno 10 anni in Italia.
Lo scorso aprile però il tribunale di Rovereto ha accolto il ricorso di un cittadino pakistano (sostenuto dall’Associazione per gli studi giuridici sull’immigrazione) che si era visto respingere la domanda per l’assegno provinciale di natalità. Per la Provincia si tratta dell’ennesima sconfitta in tribunale alla quale si è aggiunta la condanna a pagare 50 euro di sanzione per ogni giorno di ritardo nel rispetto dell’ordinanza del giudice.
Dopo due anni dunque, tutto torna come prima perché “per accedere all’assegno di natalità il richiedente deve aver maturato, alla data di presentazione della domanda, una residenza anagrafica continuativa in provincia di Trento di almeno due anni negli ultimi dieci”. Due anni di battaglie che hanno visto la Provincia protagonista in negativo e che in fin dei conti si sono concluse con un nulla di fatto, facendo finta di non vedere i costi della discriminazione e quelli economici (che gravano sui conti pubblici) legati a multe e ricorsi in tribunale.
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