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Bonus bebè, criteri incostituzionali ma la Giunta leghista continuerà a discriminare i figli degli stranieri: “Valuteremo la portata della sentenza”

Nonostante la pronuncia della Corte Costituzionale su bonus bebè e assegno di maternità la Giunta leghista ha scelto, ancora una volta, di prendere tempo. Tonini: “Il criterio di permanenza sul territorio e quello dei 10 anni è palesemente irragionevole”

Di Tiziano Grottolo - 21 gennaio 2022 - 10:22

TRENTO. Solo pochi giorni fa la Corte Costituzionalha dichiarato incostituzionali le norme che escludono molti stranieri dalla concessione del bonus bebè nazionale e dell’assegno maternità.

 

In Trentino la Giunta leghista aveva introdotto criteri ancora più duri. L’impianto normativo “trentino” su cui si regge l’assegno di natalità provinciale, esclude tutte le famiglie straniere non residenti in Italia da almeno dieci anni e non titolari di un permesso di soggiorno di lungo periodo (che spetta agli stranieri che soggiornano regolarmente da almeno 5 anni). Grazie a questa norma voluta dalla Giunta Fugatti, nel 2021, sono stati 142 i bambini figli di genitori stranieri che non hanno avuto accesso all’assegno di natalità provinciale. Ora però. Dopo la sentenza, da più parti si è tornati a chiedere di modificare la legge trentina.

 

A chiedere lumi sulla situazione è intervenuto anche Giorgio Tonini, del Partito Democratico. La Giunta leghista però ha scelto, ancora una volta, di prendere tempo. L’assessore Mario Tonina ha risposto che la sentenza della Consulta sull’assegno di maternità non è ancora stata depositata. La pronuncia, ha detto, non ha effetti diretti sulla legislazione provinciale e dopo il deposito si valuterà la portata della sentenza. Qui va specificato che di fronte a una pronuncia della Corte Costituzionale basterà l’opposizione di qualsiasi cittadino che si vede negato un diritto per far cancellare la norma trentina. In generale, ha comunque osservato Tonina, da parte della Corte è stata ritenuta ammissibile la richiesta di un periodo proporzionato di residenza sul territorio per l’accesso ai servizi. Il punto però è proprio questo: il senso della misura. Un periodo così lungo è stato ritenuto incostituzionale.

 

Dal canto suo Tonini si è detto soddisfatto per l’impegno a un confronto dichiarato dall’assessore ma ha ricordato che il principio di ragionevolezza informa anche “il criterio di permanenza sul territorio e quello dei 10 anni è palesemente irragionevole”. In particolare per prestazioni di sostegno a persone e famiglie in difficoltà. “Quanto alla normativa statale dietro la quale la Giunta si nasconde – ha concluso il consigliere Dem – si tratta di una normativa che sarà soggetta alla verifica costituzionale. E sarebbe bello, ha concluso, che la nostra autonomia si mostrasse più lungimirante, senza aspettare una sentenza che condanni la normativa dello Stato”.

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