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Oscurati gli account social dell'assessora che aveva cantato "Faccetta nera" in radio. "Pulizia etnica del pensiero"

Subissata di critiche dopo aver intonato "Faccetta nera" in un noto programma radio, l'assessora all'Istruzione Elena Donazzan (su invito di Zaia) ha chiesto scusa ma ha rincarato la dose per l'oscuramento subito dai suoi account social. "Non accetto lezioni di storia. Questa è pulizia etnica del pensiero". Lo storico Francesco Filippi: "Non mettiamoci nemmeno ad argomentare"

Di Davide Leveghi - 12 gennaio 2021 - 10:00

BASSANO DEL GRAPPA. “L'assessora si deve scusare, quantomeno. Faccetta nera riprende un periodo storico buio della nostra storia, è inevitabile che molte persone abbiano urtata la loro sensibilità”, aveva commentato il presidente della Regione Luca Zaia, interrogato durante la consueta conferenza stampa sulla situazione Coronavirus in Veneto e costretto dall'uscita della sua collega di giunta a intervenire sulla questione.

 

L'invito del suo governatore, alla fine, ha portato l'assessora all'Istruzione Elena Donazzan a chiedere realmente scusa. La politica bassanese, che ha intonato una delle canzoni simbolo del fascismo durante il programma radio “La Zanzara”, non ha mostrato però particolare pentimento, rovesciando le accuse e gli inviti a dimettersi delle opposizioni e concentrando l'attenzione sugli insulti e le minacce che avrebbe ricevuto.

 

L'assessora, a fronte dell'oscuramento dei suoi account facebook, instagram e twitter, ha poi rincarato la dose. “Facebook e compagnia mi hanno uccisa. Si chiama pulizia etnica del pensiero”. Nei giorni in cui fa discutere la scelta dei più importanti social network di sospendere gli account del presidente uscente e sconfitto Donald Trump, dunque, anche l'esponente veneta di Fratelli d'Italia subisce lo stesso trattamento, accusata da più parti d'essersi resa protagonista del reato d'apologia del fascismo.

 

D'altronde, non è certo la prima volta che Donazzan esprime delle posizioni inconciliabili con il ruolo che ricopre in una Repubblica fondata sull'antifascismo. Diverse infatti sono le testimonianze circolate in queste ore sulla partecipazione dell'attuale assessora all'Istruzione a commemorazioni spiccatamente nostalgiche, come nel caso della cerimonia di ricordo del Battaglione Nuotatori e paracadutisti della X Mas. E proprio sulla memoria dei reduci della Repubblica sociale – tirata in ballo anche nell'intervista de “La Zanzara”, in cui ha ricordato il suo zio repubblichino - nel messaggio di scuse Donazzan ha tenuto a precisare che “non accetta lezioni sull'approccio che l'Italia tutta dovrebbe avere rispetto ai temi del secondo conflitto mondiale”.

 

 

Concetto, anche questo, ribadito dal suo collega di maggioranza e di partito in Consiglio regionale Tommaso Razzolini, che tramite social esprime la sua solidarietà all'assessora. “Solidarietà all'assessore regionale Elena Donazzan per i gravi insulti e le minacce ricevute, ma soprattutto per la censura social a cui è stata sottoposta. Condivido il suo pensiero: i drammi del secondo conflitto mondiale dovrebbero essere consegnati alla storia per una reale pacificazione nazionale che assicuri pari dignità a chi ha sacrificato la vita in nome della propria battaglia in quella sanguinosa guerra civile. Ogni famiglia ha la propria storia e la propria appartenenza che nessun politicamente corretto potrà mai cancellare”.

 

“Vittima di 'pulizia etnica del pensiero'. Addirittura così l'assessore all'Istruzione della Regione Veneto Elena Donazzan è riuscita a commentare la scomparsa dei suoi profili social 3 giorni dopo aver cantato 'Faccetta nera' alla trasmissione radiofonica 'La zanzara' – ha invece commentato l'Anpi sul profilo facebook di 'Patria indipendente', il periodico online dell'associazione partigiani - venerdì scorso, l'esponente in giunta di Fratelli d'Italia non aveva resistito alla sollecitazione provocatoria dei conduttori Giuseppe Cruciani e David Parenzo. 'Ero bambina quando l'ho imparata' – ha spiegato – tra 'Faccetta nera' e 'Bella ciao' non ho neanche un dubbio. Nelle case c'era chi cantava una cosa e chi cantava un'altra”.

 

“E non ha mancato di sottolineare inciampando su qualche strofa 'che c'era anche della goliardia al tempo' – prosegue l'Anpi - mentre il siparietto nostalgico rimbalzava su Facebook si sollevava l’indignazione di tanta parte della società civile oltre all’opposizione di centrosinistra in Consiglio regionale. L’Anpi ha condannato l’episodio con Diego Collovini, presidente provinciale di Venezia e coordinatore regionale dell’associazione dei partigiani: 'L’arroganza con la quale ha rivendicato l’appartenenza si è manifestata citando le parole dello zio soldato: 'nella vita si giura una sola volta'. L’Anpi deplora questo atteggiamento e il modo con cui l’assessore regionale esprime le sue idee, ma ancor più sente di condannare il termine 'goliardico', da lei usato, per giustificare il suo canto e con il quale ha voluto ricordare il passato coloniale e la guerra espansionistica in Africa. Ha ritenuto anche goliardica sia stata la campagna coloniale in Libia, Etiopia e quindi in Abissinia? Gli Stati dove furono perpetrati, dalle truppe italiane, genocidi e i soprusi più atroci, nonché impiegate le bombe all’iprite vietate dalla convenzione di Ginevra'”.

 

No dai per favore non mettiamoci anche ad argomentare – ha commentato invece lo storico levicense Francesco Filippi, autore di Mussolini ha fatto anche cose buone. Le idiozie che continuano a circolare sul fascismo e del seguito Ma perché siamo ancora fascisti? Un conto rimasto aperto – non vale la pena di mettersi a ragionare sul modo di spiegare perché sia una stupidaggine galattica paragonare 'Faccetta nera' (nemmeno, chessò? 'Giovinezza') a 'Bella ciao'. Manca la base di discussione. Se non sai quale sia il valore storico e attuale nel mondo di 'Bella ciao', se non ti rendi conto dell'enormità del paragone in cui a una canzone che parla di liberazione accosti un inno alla sopraffazione, alla schiavitù e alla violenza sulle donne... se manca questo, argomentare non serve. Non ci si mette ad argomentare con chi crede di avere il diritto di stare in platea a ruttare in un megafono durante un concerto di musica classica. Lo si accompagna fuori. Punto”.

 

Sdoganata negli anni '90 con la collaborazione degli ex comunisti, anch'essi impegnati ad evitare un confronto con il proprio problematico passato, la “par condicio” della memoria – tra la memoria di chi ha combattuto per costruire la convivenza democratica e quella di chi, invece, ha fatto di tutto per cancellarla - torna sul tavolo del dibattito pubblico.

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