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L'assessora all'Istruzione intona "Faccetta nera" in radio. Le opposizioni: "Dimissioni subito, è apologia". Ma lei si difende: "La canticchiavo da bambina"

L'assessora all'Istruzione della Regione Veneto Elena Donazzan, intervenuta nel programma "La Zanzara", ha intonato "Faccetta nera", scatenando un putiferio. Molte le voci che hanno chiesto le sue dimissioni, ventilando il reato di apologia di fascismo. La consigliera Cristina Guarda: "Incompatibile con il rispetto della Costituzione". Ma lei si difende: "E' la canzone che canticchiavo da bambina"

Di Davide Leveghi - 11 gennaio 2021 - 12:17

BASSANO DEL GRAPPA. “E' la canzone che canticchiavo da bambina”, si è giustificata l'assessora all'Istruzione della Regione Veneto Elena Donazzan, finita nella bufera dopo aver intonato Faccetta Nera durante la trasmissione radiofonica “La Zanzara”. Raggiunta al telefono dai conduttori Giuseppe Cruciani e David Parenzo, l'esponente di Fratelli d'Italia non ha resistito al richiamo dell'infanzia, stornellando uno dei motivetti più celebri del fascismo.

 

Nemmeno a dirlo, le reazioni sono state immediate e durissime. “Mi chiedo se il presidente Zaia sia d'accordo con la sua assessora Donazzan, la quale si è tristemente esibita alla radio cantando la canzone fascista e razzista Faccetta Nera – ha scritto su facebook l'eurodeputata vicentina del Partito democratico Alessandra Moretti – scimmiottando i negazionisti trumpiani, Donazzan dichiara che non c'è differenza tra la dittatura di Mussolini e i Partigiani della Liberazione: a ognuno la scelta in base al proprio gusto personale. L'esponente di Fratelli d'Italia questa volta è caduta davvero in basso, dimostrando profondo disprezzo per la storia democratica del nostro Paese”.

 

A scandalizzare Moretti, in particolare, è il ruolo svolto dalla politica bassanese. Una funzione di centrale importanza, legata all'educazione e alla formazione dei più giovani. “La cosa davvero imbarazzante per i veneti è quella di essere rappresentati da chi, occupandosi proprio di scuola e formazione, anziché difendere i valori della Costituzione italiana, ammicca al Ventennio fascista dichiarando apertamente di provarne nostalgia. Probabilmente, se si fosse trovata negli Usa, Donazzan avrebbe fatto parte di quel gruppetto di razzisti di estrema destra che hanno invaso l'aula parlamentare di Capitol Hill muniti di tute mimetiche, armi e giubbotti antiproiettile. Poveri noi e povera Patria”, ha concluso.

 

Dello stesso tenore le parole della consigliera regionale di Europa Verde Cristina Guarda, che al nostro giornale ha dichiarato: “Profonda e grandissima delusione. E' un fatto grave cantare questa canzone in un programma radio. Il gesto è incompatibile con un ruolo di amministratore pubblico che sceglie di servire un’istituzione e rispettare la Costituzione repubblicana e antifascista. Non è una goliardata, è un fatto molto grave. Ciò che a me dispiace umanamente è che lei puntando su questo suo aspetto per promuoversi non fa altro che mortificare il lavoro come assessora che ha svolto in questi anni. Questo è il più grande errore per lei. Incompatibilità enorme tra il rispetto della Costituzione italiana che in Regione Veneto noi dobbiamo rispettare e onorare e l’atteggiamento che ha avuto. Grande delusione”.

 

Dimissioni immediate – hanno esortato i consiglieri de Il Veneto che vogliamo, la lista che alle ultime elezioni regionale sosteneva il candidato presidente Arturo Lorenzoni – è accaduta l'ennesima vicenda inaccettabile per i veneti. L'assessora all'Istruzione Elena Donazzan ha cantato in diretta la canzone fascista e razzista 'Faccetta nera'. Quando il conduttore Cruciani le ha chiesto di scegliere tra 'Bella ciao' e 'Faccetta nera' l'assessora non ci ha pensato due volte, scegliendo una canzone che rappresenta la tirannide e il totalitarismo, invece di quella che rappresenta la liberazione dal giogo del nazifascismo”.

 

“Poi ha difeso la scelta dello zio Costantino, militare fascista, e il conduttore Parenzo le ha ricordato che, anche per colpa dello zio, la sua famiglia ebrea è dovuta fuggire in Svizzera. Questo clima di intollerabile revisionismo, che ha ormai sdoganato il fascismo manifesto di una figura istituzionale, è il simbolo di una regressione culturale e civile. I veneti non meritano di essere rappresentati in questo modo. Chi dovrebbe occuparsi dell'educazione dei nostri giovani ha il dovere di difendere i valori della democrazia, la ricchezza delle differenze, il pluralismo, invece di ammiccare con nostalgia a un regime che ha abolito la democrazia e i partiti, i sindacati e che ha approvato le leggi razziali”.

 

A preoccupare i consiglieri de Il Veneto che vogliamo è, anche in questo caso, il ruolo che Donazzan svolge nelle istituzioni regionali. Non proprio un ruolo casuale. “Che tipo di scuola ha in mente Donazzan, sempre che fra una canzonetta e l'altra possa avere spazio per occuparsi di scuola, forse ha in mente quella del Ventennio quando gli insegnanti che non erano fascisti venivano licenziati? - hanno chiesto ironicamente – non siamo più in quei tempi e alla scuola serve ben altro che lo sguardo retrogrado e fascista di Donazzan. La regia di chi dovrebbe orientare le scelte educative e pedagogiche dei nostri ragazzi non può essere più nelle mani di chi non ha dubbi o tentennamenti nel condannare il regime fascista, ma lo rievoca con nostalgia. Chiediamo quindi le dimissioni immediate dell'assessore all'istruzione e intervento della magistratura per il reato di apologia del fascismo”.

 

Da parte sua, la rappresentante di Fratelli d'Italia si è difesa. “'Qualcuno abbiamo dimenticato di appenderlo'. Eccoli i benpensanti della sinistra italiana: ora mi vogliono 'appesa', anzi peggio – ha scritto affidando la sua difesa ai social e riferendosi a un commento su facebook – da un profilo falso, ovviamente, mica hanno il coraggio di farlo con il loro, col rischio di dover rispondere delle loro azioni. Ed ora? Qualcuno, magari qualche consigliere regionale d'opposizione che in queste ore chiede le mie dimissioni, solidarizzerà per quanto accaduto, o diranno solamente che me la sono cercata? Siamo alle solite: in Italia il politicamente corretto, l'accettabile, viaggia in un'unica direzione”.

 

Nessuna scusa né passo indietro da parte di Donazzan. Assessora con delega alle Pari opportunità, la politica bassanese deve averne però mal interpretato il significato, finendo per dimenticare di rappresentare l'istituzione in un Paese nato dal sacrificio della lotta antifascista, fondato su valori in contrasto diretto con quanto promosso dalla canzone incriminata e in cui fare apologia del fascismo è reato.

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