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Posti riservati ai trentini all'Università (a parità di punteggio nei test d'ingresso). Bocciata dalla Corte Costituzionale la norma di Fugatti: ''Discriminatoria''

Ennesima bocciatura per una norma della giunta leghista trentina che voleva favorire l'accesso degli studenti locali all'Ateneo. Una legge, ovviamente, contraria alla Costituzione e ai principi sui quali si basa da qualche secolo l'idea stessa di Università

Di Luca Pianesi - 26 marzo 2021 - 16:29

TRENTO. Ancora una norma discriminatoria, ancora una volta una decisione della Giunta Fugatti viene cassata, questa volta dalla Corte Costituzionale, e la ragione è, purtroppo, quasi sempre la stessa: l'amministrazione leghista trentina prova a fare delle leggi per tenere fede allo slogan ''prima i trentini'' e poi scopre che in un Paese unito quello slogan vale poco o nulla, perché vigono principi quali quelli di uguaglianza, rispetto della persona, divieti alle discriminazioni.

 

In particolare c'è quello stupendo articolo della Costituzione, il numero 3, che recita: ''Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali''.

 

E così com'era già accaduto per le norme simbolo del pensiero fugattiano sulle case Itea che fissavano come criterio per l'accesso quello della residenza da più di 10 anni in Italia, definite dal Tribunale di Trento (e poi anche dalla Corte d'Appello) “incompatibili con il principio della parità di trattamento” e “discriminatorie”, anche la quota di posti ''riservati'' (a parità di risultati con altri studenti) ai giovani trentini per l'Università di Trento è stata definita dalla Corte Costituzionale ''una discriminazione ingiustificata e una lesione del principio di uguaglianza''. 

 

Come spiega la stessa Corte Costituzionale la Provincia di Trento nell'articolo 15 della legge di stabilità 2020 voleva promuovere, con riferimento ai test di ingresso ai corsi universitari erogati dall’Università di Trento, ''una riserva di un numero di posti non inferiore al 10 per cento per candidati residenti in provincia di Trento, nell’ipotesi di parità di merito con candidati non residenti''. Qualcosa di incredibile nel mondo universitario dove l'attrattività di un Ateneo per studenti di fuori regione e, ancora meglio, di fuori nazione è un motivo d'orgoglio, vanto e soprattutto punteggio per scalare le classifiche internazionali.

 

Insomma l'iniziativa di Bisesti e Fugatti andava prima di tutto contro lo spirito stesso dell'Università che nasce anche per attirare competenze e far crescere i luoghi in cui si sviluppa grazie all'arricchimento culturale, sociale ed economico derivante dall'arrivo di persone di altri territori. Per la giunta leghista, invece, i ''poveri'' studenti trentini andrebbero avvantaggiati nei test d'ingresso nei confronti degli studenti del resto del mondo e in caso di parità la vittoria spetterebbe a loro perché sempre e comunque, addirittura in ambito universitario, ''prima i trentini''.  

 

''Tale disposizione - spiega la Corte Costituzionale - comporta, secondo il ricorrente, una discriminazione ingiustificata e una lesione del principio di uguaglianza di cui all’art. 3 Cost., del quale viene richiamato in particolare il secondo comma, perché introdurrebbe un titolo di preferenza per l’accesso all’università in ragione di un criterio non strettamente legato al merito scolastico o, più in generale, «alla mission dell’istituzione universitaria stessa», come quello della mera residenza anagrafica''.

 

La Provincia ha provato a replicare, come si legge nella sentenza, che ''la disposizione impugnata  non introdurrebbe alcuna riserva di posti, ma si limiterebbe a stabilire un criterio di preferenza destinato ad operare in ipotesi eventuali e comunque del tutto residuali, quando cioè gli ultimi posti in graduatoria siano contesi da più candidati collocati a parità di merito che eccedano il numero di posti disponibili. In secondo luogo, essa troverebbe comunque la sua giustificazione nella necessità per la Provincia autonoma di Trento di garantire che l’università insediata sul suo territorio, favorendo l’accesso agli studi universitari della popolazione residente, si faccia carico anche di una funzione sociale ponendosi come strumento di progresso per la collettività locale''.

 

Motivazioni palesemente insostenibili e incompatibili sia con i principi di uguaglianza sanciti dalla Carta che rispetto a quelli sui quali si basa da qualche secolo l'idea stessa di Università. La Corte Costituzionale ha ribadito quanto premesso e ha bocciato la norma ''discriminatoria'' della Giunta.  

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