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La Corte Costituzionale boccia la norma sui Segretari comunali targata Lega, il Pd attacca: ''Un fallimento politico e un danno all'autonomia''

Bocciata dalla Corte Costituzionale la norma voluta dalla Lega del Trentino e attaccata duramente dall'opposizione. Il Pd: "Noi da sempre contrari, fummo ignorati e derisi, speriamo che da questa sentenza la Giunta impari qualcosa"

Di Filippo Schwachtje - 11 May 2021 - 18:31

TRENTO. La norma in questione, approvata in Consiglio regionale a dicembre 2019 su proposta della Lega trentina (Qui Articolo) nelle parole del presidente Fugatti avrebbe permesso alle amministrazioni locali di lavorare meglio: dopo le molte critiche dell'opposizione oggi, 11 maggio, arriva il giudizio della Corte Costituzionale, che l'ha dichiarata illegittima.

 

Diverse le motivazioni alla base della decisione della Corte, a partire dall'istituzione “di un albo dei segretari degli enti locali articolati in due sezioni”, disposizione prevista dalla norma ma che contrasterebbe con l'ordinamento nazionale perché creerebbe meccanismi d'iscrizione differenziati in merito sia ai requisiti d'accesso che alla durata e consentirebbe, dice la Corte: “che siano inseriti nei ruoli dei segretari comunali, con successivo accesso alla relative funzioni, anche soggetti individuati senza alcuna selezione pubblica”. Verrebbe quindi violato anche il principio d'uguaglianza, laddove sarebbero “assoggettati irragionevolmente alla medesima disciplina possessori di titoli abilitativi di valenza oggettivamente diversa”.

 

Bocciata dalla Corte Costituzionale anche la possibilità, prevista dalla norma, per il consiglio comunale o per l'assemblea su proposta del sindaco di revocare l'incarico, non solo per gravi violazioni dei doveri d'ufficio o per le altre cause previste dal contratto collettivo di lavoro, ma anche in seguito a “una valutazione negativa dei risultati del segretario per tre anni consecutivi nel corso dell'incarico”. Procedura che i giudici definiscono priva di qualsivoglia criterio e di qualsiasi procedura di garanzia” al punto da “minare la necessaria autonomia del segretario comunale”, compromettendo quindi l'imparzialità dell'azione amministrativa.

 

In poche parole l'intero quadro normativo previsto dall'emendamento, dall'istituzione del doppio albo alla valutazione dei segretari fino alla possibilità di revoca nel corso della legislatura, sarebbe in contrasto con diversi parametri costituzionali, arrivando a violare anche “dei principi di indipendenza e garanzia della funzione di segretario generale”.

 

Per il Pd Trentino dopo le dure critiche alla norma, con il consigliere Tonini che aveva parlato di “arroganza della Giunta” (Qui Articolo), saremo di fronte ad un “fallimento politico” e ad un “danno all'autonomia”.

 

“Il nostro gruppo contestò da subito la norma, tanto nei modi quanto nei contenuti – dicono i consiglieri Pd – evidenziando profili di illegittimità costituzionale e sostenendo che non si possono introdurre riforme così importanti senza un ampio confronto dentro e fuori dall'Aula e, trattandosi di norma regionale, senza un percorso condiviso con Bolzano. Fummo come sempre ignorati e derisi”.

 

Oggi però, dopo oltre un anno da quando, nel febbraio 2020 il governo nazionale aveva deciso di impugnare la norma, il giudizio della Corte Costituzionale sembra aver dato ragione a chi criticava l'emendamento. “A causa dell'arrogante faciloneria della Lega Salvini Trentino – continuano i consiglieri dem – si creò un vulnus operativo, che ha lasciato decine di Comuni trentini senza un segretario comunale, inficiando l'operatività di molti municipi”.

 

In pericolo, secondo il Pd Trentino, sarebbe anche l'autonomia che “a forza di fare queste figuracce” finirebbe per “indebolirsi” e perdere di credibilità. “La sentenza della Corte certifica insomma un fallimento che è politico ancor prima che normativo – concludono i consiglieri democratici – ci piacerebbe poter sperare che da questa sentenza Fugatti & Co. imparassero qualcosa, ma visti i precedenti sappiamo che non sarà così”.

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