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| 30 ott 2021 | 15:40

Renzi spiega perché il Ddl Zan è stato affossato e attacca il Pd: ''Abbandoni i modi di fare dei populisti grillini e torni a fare Politica''

In una lettera al Direttore a Repubblica (ecco il testo completo) il leader di Italia Viva critica il Partito democratico che è voluto andare allo scontro diretto con la destra in più con il voto segreto scegliendo ''deliberatamente di rischiare sulla pelle delle persone omosessuali, transessuali, con disabilità''. L'analisi, come spesso accade all'ex premier, è lucida e molto attinente alla realtà dei fatti ma c'è un problema: perché andare in Arabia Saudita mentre il Ddl veniva affossato?

Renzi spiega perché il Ddl Zan è stato affossato e attacca il Pd

ROMA. ''Io non sono cattivo è che mi disegno così''. Potrebbe sintetizzarsi con questa mitica frase di Jessica Rabbit in ''Chi ha incastrato Roger Rabbit'' il Renzi pensiero pubblicato oggi su La Repubblica come ''lettera al direttore'' e integralmente sulla sua pagina internet. La variazione sul tema, però, è che ormai non sono gli altri a ''disegnarlo'' così. Matteo Renzi fa tutto da solo. Accusato di essere il ''killer'' finale Ddl Zan, nella sua lettera prova a spiegare quel che è realtà dei fatti, e quindi un'incapacità del Partito democratico a fare politica e farla bene per il bene di tutti e una violenza della destra verso il mondo dei diritti che è totalmente ingiustificabile in un Paese occidentale, democratico e che aspira ad essere considerato civile.

 

Entrambi i ''blocchi'', purtroppo, hanno piantato le loro ''bandierine'' (i primi dicendo ''noi eravamo quelli del Ddl Zan, ci abbiamo provato fino alla fine ad estendere i diritti'' e i secondi ''noi siamo quelli che non hanno fatto passare il Ddl Zan, evitando l'assalto del gender'') e hanno rinfrancato il loro asse con i loro elettori ma a pagarne le spese è stata tutta la comunità. Renzi potrebbe avere anche ragione, a ben guardare quanto accaduto, e la sua analisi è tutta da leggere (compresa la parte finale sul fatto che aver consegnato il Paese a Draghi è stata una benedizione perché il cambio di passo con l'epoca Conte è stato palese sotto tutti i punti di vista e l'autorevolezza internazionale che ha l'Italia oggi non si vedeva da decenni, lo si vede, per esempio a questo G20) ed è anche vero che l'unica legge concreta, efficace, di civiltà fatta in Italia negli ultimi anni sul tema l'ha fatta proprio Renzi sulle unioni civili

 

Tutto giusto e tutto vero, forse Renzi non è poi così cattivo come lo si dipinge, ma certamente è lui a disegnarsi così: perché mentre in Italia viene affossata una legge che dovrebbe tutelare i diritti della comunità Lgbrq+ tu non puoi trovarti proprio in Arabia Saudita dove questa comunità non può esistere e chi viene ''scoperto'' finisce incarcerato, torturato e in qualche caso anche messo a morte. Renzi, ormai, non si cura più di come viene ''disegnato'' dagli altri. La sua popolarità è ai minimi storici e lui non fa niente per farla crescere. Si ''disegna'' direttamente lui stesso come fosse il cattivo della politica italiana. Un vero peccato per uno che ha dimostrato (e dimostra ancora) di saperla fare la politica, eccome. Cominciasse a ridisegnarsi da solo un po' meno ''cattivo'' ne gioverebbe anche la sua azione politica e forse, chissà, anche la collettività tutta. 

 

 

 

Caro direttore,
il triste epilogo del disegno di legge Zan divide per l’ennesima volta il campo dei progressisti in due. Da un lato i riformisti, che vogliono le leggi anche accettando i compromessi. Dall’altro i populisti, che piantano bandierine e inseguono gli influencer, senza preoccuparsi del risultato finale. I primi fanno politica, gli altri fanno propaganda.

 

I fatti sono semplici. Il Ddl Zan era a un passo dal traguardo. Sui media, ma anche in Aula nel dibattito del 13 luglio 2021, avevamo chiesto evitare lo scontro ideologico trovando un accordo sugli articoli legati alla libertà d’opinione e all’identità generale, come richiesto da molte forze sociali e dalle femministe di sinistra. “Se si andrà allo scontro, al muro contro muro, e si perderà a scrutinio segreto, avrete distrutto le vite di quei ragazzi”, dicemmo allora.

 

Esattamente ciò che è accaduto. Il Pd ha deliberatamente scelto di rischiare sulla pelle delle persone omosessuali, transessuali, con disabilità. I dirigenti Dem hanno preferito scrivere post indignati sui social anziché scrivere leggi in Gazzetta Ufficiale. E naturalmente si è scatenata la campagna di aggressione contro chi proponeva il compromesso, a cominciare da Italia Viva.

 

Ma il compromesso – come scriveva Amos Oz – “è sinonimo di vita. Dove c’è vita ci sono compromessi. Il contrario di compromesso non è integrità, non è idealismo. Il contrario di compromesso è fanatismo, morte”.

 

Non è un caso che l’unica legge a favore della comunità omosessuale mai approvata in Italia sia stata quella delle unioni civili, figlia del compromesso e della scelta di mettere la fiducia fatta dall’allora governo. Fino ad allora e dopo di allora la sinistra preferiva e anche oggi preferisce riempire le piazze, fare i cortei, cullarsi nella convinzione etica di rappresentare i buoni, il popolo, contro i cattivi, il Parlamento. Additare il Parlamento come il luogo dei cattivi e la piazza come il luogo dei buoni: anche questo è populismo.

 

È vero, ci sono state decine di franchi tiratori, almeno una quarantina, di tutti gli schieramenti politici. E noi abbiamo contestato la decisione della presidente Casellati di concedere il voto segreto sul non passaggio agli articoli: volevamo che tutti si assumessero in modo trasparente le proprie responsabilità. Così come gli applausi e i cori da stadio dopo il voto sono stati uno schiaffo alla sensibilità di tante persone civili che volevano vedere in Aula dei senatori, non degli Ultras. Ma al di là di tutto, resta il fatto che la legge è fallita per colpa di chi ha fatto male i conti e ha giocato una battaglia di consenso sulla pelle di ragazze e ragazzi che non si meritavano questa ferita.

 

Rinunciare al compromesso possibile per sognare la legge impossibile è stata una scelta sbagliata, figlia dell’incapacità politica del Pd e dei Cinque Stelle. La sbandierata presunta superiorità morale, il rifiuto aprioristico di qualsiasi mediazione, la scelta di mettersi a posto la coscienza senza sporcarsi le mani: queste le caratteristiche di una sinistra che, in tutto il mondo, fa prevalere l’ansia di visibilità mediatica e social alla fatica dei risultati concreti. Noi siamo altrove.

Vale negli Stati Uniti dove ancora qualche giorno fa Joe Biden elogiava le ragioni del compromesso contro la sua sinistra interna. Vale in Francia dove Macron – e non il Partito Socialista francese della Hidalgo – è l’unica alternativa al sovranismo della Le Pen. Vale in Germania dove Scholtz vince contro la Linke e diventa cancelliere con una campagna elettorale al centro, intestando i successi della Merkel anche all’Spd, isolando la Cdu.

In Italia il centrosinistra dovrà scegliere se inseguire le parole d’ordine populiste, come la vicenda Zan sembra suggerire o tornare al riformismo. Otto mesi fa Cinque Stelle e Pd dicevano: “O Conte o morte”. E abbiamo visto come è andata a finire: grazie al coraggio di Italia Viva c’è Draghi e l’Italia è più forte.

 

Oggi non abbiamo paura di prenderci gli insulti, le campagne social, le minacce di morte degli haters, le manifestazioni contro le nostre sedi. Un grande italiano come Pier Paolo Pasolini diceva nel 1974 che “Il coraggio intellettuale della verità e la pratica politica sono due cose inconciliabili in Italia”. Italia Viva come ha fatto nel passaggio Conte/Draghi continuerà a combattere per conciliare queste due esigenze. E speriamo che prima o poi anche il Pd abbandoni i modi di fare dei populisti grillini e torni a fare Politica. Quella che scrive le leggi, non quella che cerca i “mi piace”.

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