Seconda dose al 42esimo giorno, Segnana fa marcia indietro. Zeni: “La confusione regna sovrana”
Dopo aver sostenuto che quella trentina era la strategia migliore la Provincia fa dietrofront e permette di anticipare la somministrazione della seconda dose. Sul tema però, Segnana fornisce risposte contraddittorie, Zeni: “Capisco che l’assessora sia in evidente difficoltà ma servirebbe un minimo di attenzione e coerenza, siamo al limite dello stato confusionale”

TRENTO. “La nostra è la strategia migliore, dovrebbero darci una medaglia”, così direttore del dipartimento prevenzione dell’Apss Antonio Ferro difendeva le scelte trentine sulla campagna vaccinale che in sostanza prevedevano di posticipare il più possibile (fino al 42esimo giorno) il richiamo con la seconda dose di vaccino anti-Covid e dare la precedenza alle fasce di popolazione più anziane.
Eppure, dopo il via libera del Ministero della Salute, aveva comunque fatto discutere la decisione di posticipare (anche a chi aveva già un appuntamento) il richiamo della seconda dose. Questa strategia peraltro ha fatto finire il Trentino agli ultimi posti per quanto riguarda la popolazione ad aver completato il ciclo vaccinale.
Ora però, ad appena due mesi di distanza si fa marcia indietro. Nella giornata di ieri, 7 luglio, è stata annunciata la possibilità di riprogrammare la seconda dose anticipando i tempi. Quindi dopo aver fatto di tutto per posticipare la seconda dose, ora si offre la possibilità di anticiparla. “Molti cittadini – ha sottolineato l’assessora alla Salute Stefania Segnana – hanno già queste prenotazioni che distanziano di 42 giorni l’intervallo fra la prima e la seconda dose. Da domani (8 luglio ndr), se vorranno, ci sarà la possibilità di entrare nel Cup online e di anticipare la data della seconda dose, che comunque e non potrà essere prima dei 21 o 28 giorni (a seconda del vaccino) di distanza dalla prima”.
Il paradosso però si raggiunge nel momento in cui la stessa assessora alla Salute, rispondendo a un’interrogazione del Dem Luca Zeni, afferma che “la scelta di attendere 42 giorni tra la prima e la seconda dose di vaccino Pfizer è scientificamente sostenibile e vantaggiosa da un punto di vista di sanità pubblica”. A questo punto però sorgono spontanee delle domande. “Ma come – si domanda Zeni – se proprio ieri comunicava di aver cambiato idea, e finalmente hanno recepito la richiesta che facciamo da mesi di rendere più flessibile la prenotazione tra prima e seconda dose, perché mi si risponde nello stesso giorno che vanno bene i 42 giorni e basta?”.
Il consigliere Dem elabora pure delle possibili ipotesi per spiegare il cortocircuito: “La scarna risposta le era stata preparata da tempo, ma giaceva ferma sulla sua scrivania, e quando l’ha firmata ha dimenticato che nel frattempo aveva cambiato idea – oppure – quando la mattina ha firmato la risposta non le avevano ancora comunicato che nel pomeriggio avrebbe inviato un comunicato che diceva il contrario – e infine la terza ipotesi – in contemporanea con una mano firmava l’interrogazione e con l’altra il comunicato, e le due mani non si sono parlate. In ogni caso – la replica di Zeni – la confusione regna sovrana. Capisco che l’assessora Segnana sia in evidente difficoltà ma almeno nelle tardive risposte alle interrogazioni un minimo di attenzione e coerenza potrebbe mettercela, perché siamo al limite dello stato confusionale”.
D’altra parte era stato proprio il consigliere del Pd a chiedere alla Giunta un po’ di flessibilità nella somministrazione della seconda dose: “Nel frattempo il mondo scientifico, di fronte alla variante Delta, ha iniziato da alcune settimane a raccomandare di fare prima possibile la seconda dose. Così anche la Provincia di Trento, lentamente, si sta adeguando, e ieri con un comunicato stampa annunciava che da oggi si può anticipare la seconda dose. Bene – commenta Zeni – anche se a mezzogiorno ancora sul sito del Cup non è possibile fare questa operazione, attendiamo fiduciosi”.


_0.jpg?itok=eLv6zm3o)
.jpg?itok=04T1HO9K)














