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Covid, il Trentino voleva ridurre l’intervallo fra le due dosi del vaccino Astrazeneca. Fugatti: “Strada non percorribile per motivazioni scientifiche”

In Trentino si valuta l’ipotesi di ridurre l’intervallo fra la prima e la seconda dose del vaccino Astrazeneca a 42 giorni. Zeni: “Un’ipotesi che lascia esterrefatti perché contraddittoria sia con la linea di politica sanitaria portata avanti fin qui sia con le esplicite indicazioni cliniche sull’efficacia del farmaco”

Di Tiziano Grottolo - 08 May 2021 - 06:01

TRENTO. A far emergere la questione tramite un’interrogazione è stato il consigliere del Partito Democratico Luca Zeni che ha puntato il dito contro l’intenzione di ridurre a 42 giorni l’intervallo fra le due dosi del vaccino Astrazeneca . “Si tratta – affermava il consigliere Dem – di una notizia che lascia interdetti, vuoi perché in netto contrasto con la politica sanitaria perseguita fino ad ora, ma anche con le indicazioni cliniche”.

 

Da un lato infatti, il Trentino aveva scelto di posticipare a 42 giorni la somministrazione dei richiami per i vaccini Pfizer/BioNTech e Moderna. Una precisa strategia sulla scorta di quanto avvenuto nel Regno Unito e in Israele, come ha dichiarato a Il Dolomiti il dirigente del dipartimento prevenzione di Apss Antonio Ferro. Un modo per riuscire a proteggere una popolazione più ampia. Una decisione che comunque ha sollevato alcune perplessità, per esempio, come sottolinea lo stesso Zeni: “È noto che le indicazioni cliniche prevederebbero, come periodo ideale per la seconda dose, 21 giorni di intercorrenza per Pfizer e 28 giorni per Moderna, mentre per Astrazeneca l’Aifa afferma l’opportunità di una intercorrenza pari a 10/12 settimane fra le due dosi”.

 

È in questo senso che l’ipotesi di ridurre l’intervallo fra la somministrazione delle dosi di Astrazeneca ha colto molti di sorpresa, compresi alcuni medici che sarebbero stati messi al corrente dell’ipotesi direttamente dai vertici di Apss.Un’ipotesi che lascerebbe esterrefatti – il commento di Zeni – perché contraddittoria sia con la linea di politica sanitaria portata avanti in Trentino, di concentrare le energie sulle prime dosi posticipando le seconde, sia con le esplicite indicazioni cliniche sull’efficacia del farmaco”. Secondo un retroscena, rivelato dal consigliere del Pd, alcuni medici avrebbero protestato di fronte alle nuove indicazioni.

 

Di certo l’ipotesi era effettivamente al vaglio dei vertici dell’Azienda sanitaria, Il Dolomiti infatti ha posto la domanda al presidente della Provincia Maurizio Fugatti che dopo una breve telefonata ha confermato: “È un tema su cui si stava lavorando, ma pare che per motivazioni scientifiche, relative all’efficacia del vaccino, questa strada non sia percorribile. Però – ha aggiunto il leader leghista – ci sono ancora delle valutazioni in corso”. In altre parole il consigliere Dem ci aveva visto giusto.

 

Ad ogni modo ora resta da capire come evolverà la questione. Nel frattempo Zeni, tramite l’interrogazione, chiede alla Provincia se non sia il caso di rivedere almeno in parte la strategia adottata per la campagna vaccinale. In particolare, a fronte di un aumentato numero di vaccini disponibili, per le categorie fragili si potrebbe rendere più flessibile l’intercorrenza tra prima e seconda dose per avvicinarla il più possibile alle indicazioni di 21 giorni per “Pfizer” e di 28 giorni per “Moderna” stabilite dal Comitato tecnico scientifico.

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