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In Italia al via le vaccinazioni per ogni fascia d’età, ma non in Trentino. Ecco perché. Ferro: “La nostra è la strategia migliore, dovrebbero darci una medaglia”

Nel resto del Paese le vaccinazioni aprono per ogni fascia d’età, a Bologna per “l’open day” vaccinale l’hub è preso d’assalto da centinaia di giovani, ma il Trentino segue una strategia diversa. Ferro: “Chi come noi si sta concentrando sui target più importanti pare che non stia facendo abbastanza, ma è esattamente il contrario dovrebbero darci una medaglia, perché questa è la strategia migliore”

A sinistra un momento della campagna vaccinate anti-influenzale, a destra le code all’hub vaccinale di Bologna
Di Tiziano Grottolo - 03 June 2021 - 06:01

TRENTO. Le prime persone sono arrivate praticamente all’alba, molte altre sono sopraggiunte con il passare delle ore e così l’hub di Bologna Fiere è stato letteralmente preso d’assalto per “l’open day” vaccinale organizzato dalla Ausl bolognese, la stessa presieduta dall’ex direttore dell’Azienda sanitaria trentina Paolo Bordon. “La vaccinazione riguarda solamente il vaccino Johnson and Johnson ed è rivolto dai 18 anni in su. È aperto a tutti purché non prenotati”, spiega il presidente della Regione Stefano Bonaccini. Non sono mancati i disagi perché sono state centinaia le persone, soprattutto giovani, che si sono messe in coda per ricevere un vaccino. C’è persino chi si è accampato per la notte.

 

“L’open day” è stato organizzato all’indomani del via libera arrivato direttamente dal commissario straordinario per l’emergenza sanitaria Francesco Figliuolo che ha annunciato l’arrivo in Italia di 20 milioni di dosi grazie alle quali è stata concessa a Regioni e Province la possibilità di aprire a tutte le classi d’età. Questo senza dimenticare che sempre nei giorni scorsi l’Aifa ha autorizzato la somministrazione del vaccino anche per la fascia d’età che va dai 12 ai 15 anni.

 

L’Emilia Romagna non è l’unica regione ad aver aperto a tutte le fasce d’età, il presidente del Veneto, Luca Zaia, ha fatto sapere che “dal 3 giugno ci si può vaccinare dai 12 anni su, a me sembra una giornata storica”. Allo stesso modo anche l’Alto Adige (a partire dalle 12 del 3 giugno) ha aperto alle vaccinazioni nella fascia d’età 16-18 anni. “Siamo soddisfatti di come sta procedendo la campagna vaccinale – dichiara l’assessore alla Salute altoatesino Thomas Widmannil 44% della popolazione ha ricevuto almeno una dose. Nelle prossime settimane attendiamo 104mila dosi e per fine giugno ci troveremo in una situazione abbastanza positiva perché ormai l’obiettivo è quello di vaccinare più persone possibili, questa è la via per uscire dalla pandemia”.

 

 

Stando ai dati snocciolati dall’assessore, in provincia di Bolzano l’85% degli over 80 ha ricevuto almeno una dose, così come l’80% degli over 70, il 76% degli over 60 e il 65% degli over 50. A breve apriranno gli slot per gli over 16 – prosegue Widmann – ma siamo già in contatto con medici di base e pediatri di libera scelta per concordare come proseguire con gli over 12 anche se questa al momento non rappresenta una priorità assoluta. Prima vogliamo arrivare a un tasso più alto da gli over 30 in su, per i più giovani sarà importante arrivare vaccinati in vista dell’apertura delle scuole”.

 

Se nel resto d’Italia si è dunque deciso di aprire alle varie classi d’età, il Trentino sta perseguendo una strategia di segno opposto. Un calendario che si lega sia alla scelta di posticipare il più possibile la somministrazione di seconde dosi per poter raggiungere una platea più ampia, che alla carenza di vaccini (il Trentino è al penultimo posto per dosi ricevute). “È molto diverso vaccinare un 70enne rispetto a un 30enne, con questo non voglio dire che non sia importante vaccinare i giovani ma lo faremo quando avremo dosi sufficienti – spiega il direttore del dipartimento prevenzione dell’Apss Antonio Ferro – per il momento ritengo sia meglio continuare a concentrarsi sulle fasce d’età più anziane”. Il ragionamento alla base della strategia trentina è il seguente: un over 60 ha molte più probabilità di finire in ospedale qualora dovesse venire contagiato dal Covid-19. Di conseguenza per non saturare i vari reparti meglio cercare di immunizzare le persone che rischiano di avere un decorso della malattia più grave.

 

“Con questa strategia – sottolinea Ferro – negli ultimi giorni fra gli over 70 ne abbiamo recuperati circa 4.000 ma ce ne sono ancora 10.000 scoperti, ciò significa che è fra queste persone che mi aspetterò di trovare ricoveri in rianimazione e purtroppo anche dei decessi”. Anche un 30enne può finire in ospedale ma nella stragrande maggioranza dei casi presenta altri fattori di rischio, in particolare l’obesità. “Ora che fragili, superfragili e Rsa sono stati messi in sicurezza i risultati si vedono in termini di ricoveri. Il prossimo passo sarà spingere a vaccinarsi gli over 60 che ancora non l’hanno fatto, è per questo che non siamo ancora scesi ad altre fasce d’età, le dosi disponibili le abbiamo impiegate sulle categorie più anziane”.

 

Un numero su tutti sta rallentando le vaccinazioni per le fasce d’età più giovani: sono i circa 76mila soggetti di età compresa fra i 40 e 49 anni. “Aprire di colpo a una platea così ampia – commenta Ferro – significherebbe avere una disponibilità di almeno 40mila dosi per garantire una copertura al 50%”. Dosi che al momento non ci sono. “Paradossalmente vaccinare i più giovani in questo momento vorrebbe dire non riuscire a proseguire con altre classi”. In altre parole la “coperta” delle dosi è corta e qualcuno deve continuare ad attendere. Anzi, se proprio, si era detto alcuni giorni fa, meglio concentrarsi sul comparto turistico. Nel frattempo in Provincia di Trento si procede a piccoli passi, è notizia di ieri, che la campagna vaccinale è stata aperta per la fascia d’età che va dai 45 ai 49 anni. Dalle 23 del 3 giugno queste persone potranno entrare nel Cup dell’Azienda sanitaria e prenotare la propria vaccinazione, mentre da lunedì 7 giugno si apre alla coorte 40-44 anni.

 

“Quando ci saranno le dosi vaccineremo anche i giovani – ribadisce il dirigente sanitario, che poi aggiunge – un’altra cosa che non vogliamo fare è aprire ora le prenotazioni per poi poter vaccinare effettivamente solo fra un mese. Chi come il Trentino si sta concentrando sui target più importanti pare che non stia vaccinando o non stia facendo abbastanza, ma è esattamente il contrario dovrebbero dare a noi una medaglia, perché questa è la strategia migliore dal punto di vista costi-benefici”.

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