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Trento
20 settembre | 15:54

Addio al progetto del Not, Grosselli: "Un atto dovuto, non una svolta. La Giunta Fugatti è corsa ai ripari dopo gli errori commessi"

Dopo che la Giunta provinciale ha deciso di porre la parola "fine" sul progetto del Not, avviandone uno nuovo per cui verrà nominato un commissario straordinario nelle prossime settimane, il segretario della Cgil risponde: "Si è perso tempo prezioso. Oggi si prende atto del fallimento e si azzera tutto. Speriamo si riparta all’insegna di trasparenza e competenza nella gestione di tutto l’iter"

di Francesca Cristoforetti

TRENTO. "La decisione assunta sul Not è un atto dovuto non una svolta. Arrivati a questo punto non c’erano molte scelte. C’è la speranza che questa sia la volta giusta e che tutto l’iter venga svolto in maniera meno approssimata e imprecisa di come è stato fatto fino ad adesso". Non usa mezzi termini il segretario della Cgil del Trentino Andrea Grosselli che non non nasconde le preoccupazioni per un iter che sarà ancora lungo prima di arrivare alla realizzazione di un nuovo ospedale. Una situazione le cui conseguenze ricadranno sul bisogno di cura dei trentini.

 

"Questa decisione non cancella le responsabilità della giunta Fugatti che, non va dimenticato, ha approvato un progetto, quello della Guerrato, palesemente inadeguato alle esigenze della sanità trentina - aggiunge Grosselli - più che di svolta, dunque, direi che siamo di fronte a un atto di amministrazione difensiva per correre ai ripari dopo gli errori commessi".

 

Proprio nella giornata del 19 settembre la Giunta provinciale ha annunciato la delibera che pone fine al progetto del Not per partire invece con un nuovo percorso quello di un polo sanitario-universitario. L'area individuata, secondo Fugatti, rimarrà via al Desert, per un progetto che prevede un ampliamento dai 21 ettari disponibili a 26-27 ettari comprendendo altri spazi di proprietà pubblica e comunale. Proprio nelle prossime 3-4 settimane verrà nominato il Commissario straordinario (Qui l'articolo).

 

Tra le diverse spiegazioni per cui sia stata posta la parola fine sul progetto del Not, la mancata approvazione del progetto preliminare, in data 9 giugno, da parte del Rup, sostiene Fugatti, ma soprattutto "le nuove esigenze sanitarie - così il presidente della Pat - come ci ha insegnato il Covid e della nuova facoltà di medicina che ha cambiato l'organizzazione sanitaria".

 

Il segretario della Cgil risponde: "Si è perso tempo prezioso e si è avvallato in fase iniziale un progetto non rispondente alle necessità della nostra sanità. Quelle che oggi vengono portate come motivazioni della scelta, cioè le criticità emerse con il Covid e il bisogno di spazi collegati alla facoltà di medicina, erano questioni già note quando il progetto Guerrato venne approvato. L’Esecutivo allora non ne ha tenuto conto, non si sa bene per quali ragioni e su questo non si è fatto mai sufficiente chiarezza. Oggi si prende atto del fallimento e si azzera tutto. Ci auguriamo si riparta all’insegna della massima trasparenza e competenza nella gestione di tutto l’iter procedurale".

 

Un percorso che però sarà ancora lungo, visto che per quanto riguarda le tempistiche Fugatti ha sottolineato: "I tempi saranno quelli di un'opera pubblica di tale portata". No anche al project financing, dichiara l'amministrazione provinciale.

 

"La Provincia rischia di doversi far carico di un lungo contenzioso", sostiene il sindacato, e i tempi per vedere il nuovo ospedale non saranno brevi. "C’è stata una palese inadeguatezza nella gestione della procedura - aggiunge Grosselli - speriamo adesso si vada in una direzione diversa, anche sulle modalità di affidamento. Riteniamo infatti che debba essere messa una pietra sopra il project financing che rischia non solo di far lievitare i costi ma anche di ridurre le tutele delle lavoratrici e lavoratori in appalto per i quali non varrebbero più le tutele previste dalle leggi provinciali. E’ centrale per noi che si scelga una strada che tuteli tutte le figure professionali che operano all’interno dell’ospedale, anche le addette e gli addetti in appalto che non dovranno vedere messe a rischio le loro condizioni di lavoro".

 

"Ora è tempo che si arrivi a un bando adeguato sul piano delle funzionalità - conclude Grosselli - rispondente alle esigenze messe in evidenza anche dai professionisti sanitari e che sappia guardare ai bisogni della popolazione e della domanda di salute anche in prospettiva, magari pensando non solo al bacino provinciale ma anche a quello regionale".

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