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Calo delle minoranze linguistiche in Trentino, ''Politiche della Pat fallimentari'' duro il commento del Procurador del Comun General de Fascia

Duro intervento da parte di Beppe Detomas, Procurador del Comun General de Fascia, a seguito dei risultati sul rilevamento della consistenza numerica delle popolazioni di minoranza del Trentino. "Serve rivedere davvero le politiche provinciali in materia di minoranze linguistiche, declinandole in chiave autonomistica e mettendo al centro le istituzioni esponenziali delle comunità di minoranza"

Di G.Fin - 03 maggio 2022 - 11:14

TRENTO. “Sostanzialmente hanno fallito le politiche messe in campo dalla Provincia per tutelare e valorizzare le minoranze presenti sul nostro territorio”. Sono parole pesanti quelle che arrivano da Beppe Detomas, Procurador del Comun General de Fascia. Parole che arrivano a seguito dei risultati sul rilevamento della consistenza numerica delle popolazioni di minoranza del Trentino, che ha visto un calo importante dei cittadini appartenenti a queste comunità. “Questo – ha spiegato in una nota il procurador - impone una serie di riflessioni”.

 

La legge stabilisce che il rilevamento della consistenza numerica, della dislocazione territoriale e della situazione sociolinguistica delle popolazioni ladina, mòchena e cimbra deve essere fatto “ai fini di valutare e migliorare l'efficacia delle politiche di tutela, di valorizzazione e di sviluppo delle popolazioni medesime”.

 

Da qui la prima conclusione che arriva da Detomas e cioè il fallimento degli interventi messi in campo visto che, secondo i dati esposti dallo stesso procurador, ci sarebbe stato un calo che si aggira attorno al 18/20% per ogni minoranza. “La politica – ha spiegato - in primis quella provinciale, è tenuta a fare una seria riflessione e ripensare radicalmente le misure fino ad oggi messe in campo e che si sono mostrate, per usare un eufemismo, inadeguate”. Il ruolo delle minoranze per il Trentino Alto Adige è fondamentale non solo per la ricchezza sociale e culturale che riescono a portare ma anche per l'importanza che ne deriva per la nostra autonomia.

 

La seconda riflessione che fa Detomas è quella che prende le mosse dalla considerazione che, in particolare per quanto attiene l’area ladina della Val di Fassa, vi è un numero rilevante di persone che, oltre a comprendere la lingua, la parlano e la scrivono. Questo dato appare confortante e documenta il buon lavoro fatto dalla scuola e dalle istituzioni culturali. L’elemento che emerge è non tanto che la popolazione non conosce il ladino, quindi, ma che non si sente ladina. Quello che risulta con chiarezza è il venir meno dell’aspetto identitario.

 

“L’identità non può che passare attraverso la valorizzazione delle istituzioni rappresentative della Comunità. È esattamente ciò che il legislatore costituzionale ha fatto nel 2017 – ha continuato il Procurador del Comun General de Fascia - quando ha previsto, nello Statuto di autonomia della nostra Regione, la costituzione del Comun General de Fascia. Da allora, la Comunità, attraverso i suoi rappresentanti, ha continuato a chiedere alla Provincia di attuare tale disposizione dando contenuto e forma ad un ente nel quale la popolazione ladina si potesse riconoscere. Nei fatti, la Provincia ha ritenuto di considerare tale ente semplicemente come una Comunità di valle, con una visione accentratrice ed omologante che fa a pugni con il concetto di autonomia e di rispetto delle differenze”.

 

Per Detomas è quindi arrivato il momento di “rivedere davvero le politiche provinciali in materia di minoranze linguistiche”, declinandole in chiave autenticamente autonomistica e mettendo al centro le istituzioni esponenziali delle comunità di minoranza, valorizzandone gli aspetti di autogoverno e favorendo processi di assunzione di responsabilità. “Solo così – ha concluso - si mostrerà di avere a cuore i destini delle comunità minoritarie e di incarnare con coerenza i principi fondanti il nostro speciale Statuto di autonomia”.

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