Holneider: ''Il decreto che blocca la norma trentina sul Gioco d'azzardo va criticata, perché se lo Stato non l'ha impugnata interviene il Consiglio di Stato?''
A intervenire è Paolo Holneider, consigliere circoscrizionale Argentario in quota Patt e presidente della commissione politiche sociali, dopo che la norma che regolamenta il gioco d'azzardo in Trentino è stata recentemente 'bloccata' da un decreto monocratico d'urgenza dal Consiglio di Stato

TRENTO. "Il gioco d’azzardo è tra le prime industrie italiane. Nel solo 2021 ha generato un giro d’affari di oltre 110 miliardi di euro". A intervenire è Paolo Holneider, consigliere circoscrizionale Argentario in quota Patt e presidente della commissione politiche sociali, dopo che la norma che regolamenta il gioco d'azzardo in Trentino è stata recentemente 'bloccata' da un decreto monocratico d'urgenza dal Consiglio di Stato (sotto la lettera in forma integrale). "E 'in gioco' ci sono proprio tanti soldi, forse troppi, lasciati dallo stato in monopolio a poche concessionarie autorizzate. Stato italiano che dovrebbe garantire un controllo intransigente ma che non è stato capace di fermare lo strapotere della criminalità organizzata che ha visto nell’azzardo legale una grande fonte di guadagno".
Il consigliere circoscrizionale ripercorre le tappe della norma fino alla decisione del Consiglio di Stato e riporta inoltre il suo percorso di volontario nel Forum delle Associazioni Familiari del Trentino. Si è occupato proprio di sensibilizzazione al Gioco d'azzardo patologico e si è confrontato in particolare con Ama-Auto Mutuo Aiuto.
"Questo è un decreto e non una sentenza per cui credo che possa anche essere criticato per vari fattori - commenta Holneider - i tempi di estrema urgenza o gravità (ma quale urgenza o gravità?), la critica all’azione dell’ente pubblico bollandola come 'diritto tiranno', il fatto che si poteva lasciare altro tempo agli esercenti (7 anni non sono sufficienti per organizzarsi?). Ma è possibile che questa legge sia sbagliata? Eppure nel 2015 la stessa non fu impugnata dallo Stato anche perché era volta principalmente alla tutela della salute delle persone, soprattutto quelle più fragili, facendo riferimento proprio all’articolo 41 della Costituzione Italiana".
Una vicenda che potrebbe portare a una battaglia tra carte bollate. "La politica trentina, pur con molti ostacoli, ha fatto bene la propria parte, adesso viene esautorata dal potere giudiziario, vedremo come andrà a finire", conclude Holneider.
LA LETTERA IN FORMA INTERGRALE
Gentile Direttore,
le chiedo cortesemente uno spazio per poter intervenire in merito alla norma che regolamenta il Gioco d’Azzardo in Trentino, andata in piena applicazione dopo 7 anni dalla sua approvazione e recentemente “bloccata” da un decreto monocratico d’urgenza dal Consiglio di Stato.
Dopo tanti anni di volontariato nel Forum delle Associazioni Familiari del Trentino occupandomi proprio di sensibilizzazione al Gap - Gioco d’Azzardo Patologico, ho avuto l’opportunità di approfondire la tematica da vicino e confrontarmi con molte realtà che si occupano della cura dei malati di gioco patologico, Ama - Auto Mutuo Aiuto in particolare. Ho avuto anche l’onore e la responsabilità di rappresentare l’associazionismo familiare trentino nelle due audizioni presso la quarta Commissione permanente del Consiglio provinciale. Sono stati anni di ascolto, di lavoro dal basso, di sensibilizzazione, sollecitando l’ente pubblico a prendere una posizione.
Il Comune di Trento, prima con l’assessora alle politiche sociali Violetta, Plotegher, poi con Mariachiara Franzoia, rispose subito e coinvolse il mondo dell’associazionismo sul tema creando nel 2012 “l’Alleanza per la tutela e la responsabilità condivisa nel contrasto e nella prevenzione del gioco d'azzardo patologico”. Nel 2014 poi, in occasione della manifestazione SlotMob realizzata insieme a tante realtà di volontariato della città, consegnammo insieme al sindaco Alessandro Andreatta il primo marchio etico “Gioco d’Azzardo? No Grazie” a Ivan Fontana, un barista che aveva deciso di rimuovere lo slot dal proprio locale dopo aver visto molti clienti, uomini e donne, finire nel baratro.
Le sollecitazioni dell’associazionismo e del volontariato trovarono ascolto anche nell’assemblea legislativa dell’epoca. Infatti nel 2015 a firma dei consiglieri provinciali Plotegher e Viola fu approvata una legge volta a regolamentare il gioco d’azzardo e la distribuzione di slot machine e Vlt su tutto il territorio provinciale, mettendo a norma la distanza di 300 metri dai luoghi sensibili: scuole, centri anziani, chiese, case riposo, centri di aggregazione giovanile, ecc. La legge fu approvata all’unanimità dal consiglio provinciale, compreso anche chi oggi si proclama paladino e difensore dell’azzardo. Ma perché nel 2015 ci fu la necessità di approvare una legge di questo tipo? Perché molte persone e famiglie chiesero aiuto, innondate dal disastro sociale che la diffusione incontrollata delle slot stava generando.
Ma cosa è il gioco d’azzardo? È delle prime industrie italiane, nel solo 2021 ha generato un giro d’affari di giocato di oltre 110 miliardi di euro. “In gioco” ci sono proprio tanti soldi, forse troppi, lasciati dallo stato in monopolio a poche concessionarie autorizzate. Stato italiano che dovrebbe garantire un controllo intransigente ma che non è stato capace di fermare lo strapotere della criminalità organizzata che ha visto nell’azzardo legale una grande fonte di guadagno. Tutto questo è documentato dalle numerose inchieste portate avanti in questi anni da varie procure italiane.
https://www.famigliacristiana.it/articolo/operazione-gambling-la-mano-della-mafia-sullazzardo.aspx
https://www.avveniredicalabria.it/operazione-ndragames-le-mani-dei-clan-nel-gioco-dazzardo/
https://www.rai.it/dl/Report/extra/ContentItem-4c258dc0-74ad-4efe-b45a-5ffc9a50da7f.html
https://www.linkiesta.it/2012/09/gioco-dazzardo-ecco-come-le-mafie-guadagnano-dal-videopoker/
https://tg.la7.it/cronaca/gioco-dazzardo-per-riciclare-denaro-della-camo...
E intanto in Italia i malati di azzardo patologico si sono moltiplicati in modo esponenziale tanto che nel 2017 vengono inseriti nei LEA (Livelli essenziali di assistenza) e per questo presi in carico dal servizio sanitario nazionale.
Ma torniamo al 2015, il legislatore provinciale approva una legge che regolamenta la distanza dai luoghi sensibili e da tempo ben 5 anni agli esercenti (baristi, tabaccai e gestori di sale gioco) per organizzarsi. Nel 2018, in occasione dell’assestamento di bilancio, il consiglio provinciale vota un emendamento che mantiene la scadenza di agosto 2020 per bar e tabaccai ma proroga ad agosto 2022 per le sale gioco.
Cambia la Giunta e va al governo il centrodestra e per ben due bilanci si prova ancora a spostare la scadenza, l’ultima volta l’estate scorsa in vista dell’assestamento di bilancio. L’assessore al commercio Roberto Failoni si lascia andare addirittura ad una promessa di slittamento alle categorie economiche del commercio, il mondo del terzo settore e i sindacati insorgono e chiedono a gran voce nessuna proroga e piena operatività della norma.
Alla fine la stessa maggioranza si trova ad avere visioni diverse sul tema e così, dopo ben sette anni dalla sua approvazione, lo scorso mese di agosto finalmente la legge diventa pienamente operativa. Le rappresentanze dei gestori delle sale gioco avevano promesso battaglia e giustamente presentano i ricorsi di legge.
Ed infatti qualche giorno fa il consiglio di stato con una misura monocratica possibile solo in caso di estrema urgenza o gravità, emette un decreto che ferma tutto in attesa di definire la questione nel merito in udienza il prossimo mese di gennaio.
Questo è un decreto e non una sentenza per cui credo che possa anche essere criticato per vari fattori: i tempi di estrema urgenza o gravità (ma quale urgenza o gravità?), la critica all’azione dell’ente pubblico bollandola come “diritto tiranno”, il fatto che si poteva lasciare altro tempo agli esercenti (7 anni non sono sufficienti per organizzarsi?).
Ma è possibile che questa legge sia sbagliata? Eppure nel 2015 la stessa non fu impugnata dallo stato anche perché era volta principalmente alla tutela della salute delle persone, soprattutto quelle più fragili, facendo riferimento proprio all’articolo 41 della Costituzione Italiana:
“L'iniziativa economica privata è libera.
Non può svolgersi in contrasto con l'utilità sociale o in modo da recare danno alla salute, all’ambiente, alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana.
La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l'attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali e ambientali”.
Non sono un giurista ma fa riflettere il fatto che il giudice amministrativo decreta che nemmeno il diritto alla tutela della salute delle persone va a giustificare un intervento di questo tipo. Eppure se andiamo a vedere altre sentenze amministrative (vedi Tar di Bolzano), ci sono ricorsi rigettati proprio perché la salute dei cittadini è primaria sull’interesse economico e le distanze dai luoghi sensibili non precludono comunque l’attività del gioco sul territorio.
L’impressione è che si andrà avanti a carte bollate mettendo in secondo piano le scelte politiche in una terra dove l’autonomia garantisce maggiori competenze e una più ampia capacità legislativa dell’esecutivo.
Credo che possiamo essere pessimisti, la macchina giuridica a favore del gioco d’azzardo ha smantellato in tutta Italia con ricorsi e controricorsi, una alla volta, tutte le norme locali volte a limitare l’azzardo, quella del Trentino era una delle ultime sopravvissute. Lascia perplessi che la salute delle persone per l’ennesima volta passa in secondo piano, siamo onesti, non c’è nessuna voglia di preoccuparsi dei danni che l’azzardo genera, in ballo ci sono troppi miliardi. Dovrebbe essere lo stato per primo a dire: “Fermiamoci qui e ripensiamo tutto il comparto perché le entrate erariali non giustificano più i danni sociali generati”.
Chi su questo tema si è impegnato, ha sensibilizzato, ha portato esperienze concrete continuerà il proprio impegno perché è una questione primaria che mette la salute delle persone davanti ad ogni interesse economico di parte, proprio come scritto nella Costituzione. E non è un caso che economisti del calibro di Leonardo Becchetti e Luigino Bruni abbiano sempre condiviso questa tesi.
La politica trentina, pur con molti ostacoli, ha fatto bene la propria parte, adesso viene esautorata dal potere giudiziario, vedremo come andrà a finire.
Paolo Holneider
Consigliere PATT Circoscrizione Argentario
Presidente Commissione Politiche Sociali












