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Il militante storico molla la Lega: ''Ho fatto centinaia di gazebo ma non mi ritrovo più nella gestione di Bisesti e negli errori di Salvini''

Dopo la candidata sindaca a Comano Terme e i casi più eclatanti del consigliere provinciale Job e delle consigliere Ambrosi e Rossato lascia il Carroccio anche Nazareno Molesini per anni referente a Cles e in Val di Non

Di Luca Pianesi - 26 giugno 2022 - 14:02

CLES. Dopo la candidata sindaca a Comano Terme ora è il turno dell'ex storico referente di Cles di lasciare la Lega di Salvini e Fugatti. Nazareno Molesini ha guidato il partito per anni in quel di Cles e nel 2015 era stato candidato alle comunali. ''Ho fatto centinaia di gazebo e ho fatto campagna per la Lega 24 ore su 24 - spiega -. Dopo svariati anni di militanza per non parlare degli anni da elettore, con immenso dolore, enorme delusione e una grande riflessione, sento di non appartenere più alla Lega Salvini premier''.

 

Molesini però chiarisce che la disillusione per il partito non è dovuta, come motivato qualche giorno fa da Cinzia Parisi, esclusivamente alle scelte avvenute su scala nazionale (l'ex candidata sindaca se la prendeva con l'appoggio al governo Draghi, alle politiche per i vaccini e all'aver smarrito la bussola dell'antieuropeismo, del sovranismo, della battaglia all'Euro), ma a quelle su scala provinciale. ''Al contrario di altri che hanno fatto il medesimo passo, il mio dissenso è partito dalla gestione provinciale - spiega l'ex leghista di Cles - dopo le politiche del 4 marzo 2018, quando diventò segretario Bisesti il quale a mio avviso ha gestito male la nave che aveva il vento in poppa che aveva lasciato Fugatti''.

 

''Il primo errore - chiarisce Molesini - fu chiudersi in una sorta di cerchio magico con i soli 'amici' che volevano solo la scena e lo scranno, a volte con post che cadevano nel ridicolo tipo le uova davanti alla sede del Pd (QUI ARTICOLO). Il secondo la gestione nella scelta dei candidati alle provinciali che non è stata tutta colpa sua. Con una distribuzione più equa tra tutte le valli molto probabilmente avrebbero eletto 16 consiglieri, io alla festa di Ponte Arche gli avevo detto 15 e sì - ammette Molesini - prima che lo dicano loro rimasi molto amareggiato per la mia esclusione, con tutto il lavoro svolto per anni''.

 

''Per finire - aggiunge l'ormai ex leghista - il nuovo ingresso di personaggi che definirli opportunisti è un eufemismo, io non dico che non bisognava reclutare nuove leve, ma valutarli bene e non a discapito dei militanti storici, soprattutto per quei personaggi che abbandonarono la Lega, come topi in fuga quando la nave affonda, nel 2013 dopo lo scandalo Bossi e il partito che precipitò al 2%. Non contenti, chi esternava il proprio dissenso, per esempio invitando a votare come terza preferenza alle europee del 2019 Gazzini, altoatesino ma di origine trentine, al posto del veneto Borchia, amico e collega di Bisesti a Bruxelles, o per altri motivi, veniva privato della militanza. A dimostrare la cattiva gestione sono arrivate le disastrose elezioni amministrative del 2020, dove l'unico risultato degno di nota fu Riva del Garda con una vittoria da zero virgola nonostante l'apparentamento con altre liste''.

 

''Io sicuramente non farò notizia, non ricoprendo nessuna carica pubblica, - prosegue Molesini - ma fino a pochi mesi fa se chiedevate chi era la Lega a Cles ed in valle veniva fatto il mio nome. Ma questo abbandono della logica della meritocrazia in favore di quella nepotistica che domina anche in altre parti d'Italia è triste. Per quanto riguarda il governo Nazionale, poi, è sotto gli occhi di tutti il disastro che sta facendo Salvini, a partire dall'adesione al governo Draghi, e non mi dicano che senza la Lega, sarebbe passato il Ddl Zan o lo Ius Soli, quest'ultimo già bloccato in parlamento nel 2017 con migliaia di emendamenti. Per non parlare della rielezione di Mattarella, della sfiducia al governo Conte 1, che era immaginabile si sarebbe dimesso da solo per fermare l'esponenziale crescita di consensi di Salvini ma che lui gli ha regalato. Insomma non mi riconosco più in un partito che ha perso ogni ideale e ora abbandonerà anche i simboli che ci identificavano, trasformandosi presto da Lega in Prima l'Italia''.

 

L'ex militante (che è l'ennesimo di una lunga lista che ha nelle consigliere provinciali Ambrosi e Rossato passate con Fratelli d'Italia e in Job al misto le figure più di spicco che hanno abbandonato il partito) conclude spiegando che essendo appassionato di politica ''continuerò a seguirla, ma per ora non aderirò a nessuna forza. Spinto da senso civico andrò sempre a votare ma guardando la persona e non il partito soprattutto per le provinciali. Poi - conclude - mai dire mai, che non trovi qualche forza politica che rispecchi i miei ideali come mi sono rispecchiato per anni in quelli della Lega''.

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