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Linee guida bocciate, Fugatti contro i “tribunali romani”: “Credono all’orso Yoghi ma non conoscono il problema”

Dopo l’ennesima sconfitta in tribunale l’ira di Fugatti contro la Giustizia e lo Stato che “non rispettano i territori. Dovremo aspettare le prossime aggressioni perché qualche magistrato o legislatore si renda conto del problema”

Di Tiziano Grottolo - 18 marzo 2022 - 17:44

TRENTO. “Si basano sulla favola dell’orso Yoghi tanto poi io giro con la scorta mentre loro legiferano e fanno sentenze”, è a dir poco adirato il presidente della Provincia di Trento, Maurizio Fugatti, per via della decisione del Consiglio di Stato che ha rigettato l’appello presentato da Piazza Dante che si era vista bocciare le linee guida per la gestione degli orsi.

 

“Continua il braccio di ferro fra noi che viviamo il problema e chi vive negli uffici romani, ministeri e tribunali, che il problema non lo conoscono” rincara la dose Fugatti. Secondo il presidente della Pat la Giustizia e lo Stato “non rispettano i territori e mettono in discussione qualsiasi iniziativa voglia tutelare la sicurezza delle persone”.

 

Nonostante la pronuncia avversa però Fugatti sottolinea alcuni aspetti positivi dal momento che la sentenza “lascia il potere di ordinanza al presidente della Provincia, non mette in discussione una eventuale misura d’urgenza, ma mette in discussione l’automatismo fra un comportamento dell’orso e un ordine di abbattimento. Su questo occorrerà lavorare”.

 

Il presidente della Provincia parla anche di “accanimento ideologico”, benché dal suo punto di vista sarebbero stati fatti comunque dei passi in avanti: “Dovremo aspettare le prossime aggressioni perché qualche magistrato o legislatore si renda conto del problema”.

 

Nel frattempo chi festeggia sono Wwf e la Lega nazionale per la difesa del cane che commentano: “L’approccio tenuto dalla Pat, che continua a individuare l’orso come una specie ‘naturalmente pericolosa’ e dannosa, pretendendo di gestirla in modo autonomo, senza coinvolgere lo Stato (come previsto dalla Costituzione), è profondamente sbagliato”.

 

Per le due associazioni la gestione della specie dovrebbe avvenire seguendo un modello incentrato sulla promozione della convivenza: “La politica di riduzione del numero di esemplari presenti sul territorio provinciale, perseguita dalla Pat, non è basata su elementi scientifici ma sulla percezione, non dimostrata, di una maggiore dannosità e pericolosità di questa specie”.

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