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Nuove linee guide sugli orsi: ok all’abbattimento degli esemplari che fanno danni al patrimonio e via libera alle rimozioni senza il parere vincolante dell’Ispra

Le nuove linee guida sulla gestione degli orsi trentina spiegate: dagli abbattimenti “più facili” alle due nuove strutture che verranno realizzate per contenere i plantigradi. Dal “Nuovo Casteller”, più grande di quello che già esiste, alle nuove “regole d’ingaggio” per gli esemplari “problematici”

Di Tiziano Grottolo - 01 luglio 2021 - 19:34

TRENTO. Anche un orso cheprovoca danni ripetuti a patrimoni per i quali l’attivazione di misure di prevenzione e/o di dissuasione risulta inattuabile o inefficace” potrà essere rimosso, è questa la principale novità contenuta nelle nuove linee guida per la gestione dell’orso adottate dalla Provincia di Trento. In pratica d’ora in avanti anche i cosiddetti orsi “problematici” potranno essere abbattuti (o reclusi permanentemente). La nuova delibera è stata approvata su impulso del presidente della Provincia Maurizio Fugatti e ora che è stata resa nota (non era allegata al comunicato ufficiale) è finalmente possibile capire cosa cambia nel concreto nella gestione dei plantigradi. A ben guardare nessuna delle novità introdotte era stata menzionata nel comunicato diramato nei giorni scorsi dalla Provincia.

 

Se è vero che il documento tecnico di riferimento per ogni attività di gestione dell’orso in provincia di Trento rimane il Piano Pacobace, d’ora in avanti il parere di Ispra non sarà più vincolante, nel senso che rimane obbligatorio richiederlo ma la Pat potrà prendere le decisioni in completa autonomia.

 

In sostanza l’abbattimento potrà essere autorizzato, nei casi di aggressione da parte dell’orso, con la procedura ordinaria prevista dalla legge provinciale 9 del 2018, cioè con l’autorizzazione del Presidente della Provincia, previo parere dell’Ispra (non più vincolante) o, qualora ricorrano i presupposti di contingibilità ed urgenza, con ordinanza di pubblica sicurezza. In quest’ultimo caso, nelle situazioni di “immediato pericolo per l’incolumità e la sicurezza pubblica” le decisioni circa le azioni da attivare potranno essere assunte direttamente dalle Autorità competenti in materia (prefetto, commissario del Governo, governatori, sindaci). Fin qui nulla di nuovo se non per il fatto che il parere dell’Ispra non è più vincolante.

 

In tutti gli altri casi di problematicità descritti dal Pacobace, e quindi di pericolo da orso manifestato con atteggiamenti diversi dall’aggressione con contatto fisico o di dannosità sui patrimoni, qualora la prevenzione e la dissuasione si rivelino inefficaci, e quindi non sussistano soluzioni alternative, la rimozione attraverso l’abbattimento è autorizzata nel rispetto della procedura ordinaria di cui alla legge provinciale di riferimento.

 

 

Ricapitolando un plantigrado potrà essere abbattuto se “è ripetutamente segnalato in centro residenziale o nelle immediate vicinanze di abitazioni stabilmente in uso”; “provoca danni danni ripetuti a patrimoni per i quali l’attivazione di misure di prevenzione e/o di dissuasione risulta inattuabile o inefficace”; “attacca (con contatto fisico) per difendere i propri piccoli, la propria preda o perché provocato in altro modo”; “segue intenzionalmente persone”; orso cerca di penetrare in abitazioni, anche frequentate solo stagionalmente”; “attacca (con contatto fisico) senza essere provocato”.

 

“La volontà politica della Pat – si legge nella delibera – e il conseguente impegno assunto dalla stessa, di garantire la conservazione, nel proprio territorio, di una popolazione di orsi bruni in stato di conservazione soddisfacente, in modo compatibile con le attività umane che in tale territorio vengono svolte. In tale ottica assumono rilievo assoluto la sicurezza dei cittadini e la tutela dell’apicoltura e dell’agricoltura di montagna, elementi strategici e fondanti del territorio e della società trentina, e conseguentemente l’individuazione della capacità portante ecologica e sociale del territorio provinciale rispetto alla specie”.

 

 

In buona sostanza le nuove linee guida, al di là di alcune aggiunte, non vanno a cambiare l’impianto strutturale le “regole d’ingaggio”. Per esempio ben più “rivoluzionaria” fu l’introduzione della legge provinciale 9 del 2018. Fino all’approvazione di questa legge l’attivazione delle deroghe al regime di particolare protezione previsto dalla Direttiva Habitat, e quindi gli abbattimenti, richiedeva una specifica autorizzazione del Ministero dell’Ambiente, espressa sulla base della valutazione tecnica (parere) dell’Ispra.

 

Con la legge provinciale varata dall’allora governo di Centrosinistra-autonomista è stata attribuita al Presidente della Pat la competenza ad autorizzare il prelievo, la cattura e l’uccisione dell’orso bruno, previo parere dell’Ispra, sempre che non sussistano altre soluzioni valide e non venga messa a rischio la conservazione della specie. Ora il parere dell’Ispra si inserisce nel procedimento di adozione del provvedimento di deroga quale atto obbligatorio, ma non vincolante, ed è volto a fornire supporto scientifico e a garantire il rispetto di livelli di protezione uniformi sul territorio nazionale.

 

Fra le pieghe della delibera si scopre anche che, visto che il Casteller ha raggiunto la sua capacità massima (al momento c’è posto solo per un altro orso, oltre a M49 e M57), è in programma la realizzazione di due ulteriori strutture.

 

La prima sarà un’area di contenimento, attigua al recinto esistente e di dimensioni idonee ad ospitare al massimo due esemplari, “che possa fungere da punto di riferimento per il ricovero temporaneo ed il recupero di esemplari di orso (ma anche eventualmente di lupo) bisognosi di cure o riabilitazione ai fini della successiva reimmissione in natura”. La struttura potrà inoltre ospitare, sempre e solo temporaneamente, altri esemplari presenti nel recinto principale per risolvere eventuali questioni logistiche contingenti.

 

La seconda struttura prevede la realizzazione di un ulteriore recinto, di dimensioni superiori a quello già presente, che consenta di decongestionare il Casteller. Ciò consentirà inoltre di restituire al recinto attuale la sua funzione precipua, vale a dire quella di struttura di riferimento per la captivazione temporanea di esemplari di orso, per l’esercizio della quale è necessario che uno-due posti vengano mantenuti costantemente liberi. Per la cronaca, come riporta la delibera, il Casteller è composto da un’area esterna, dell’ampiezza complessiva di circa 8.000 metri quadrati, e da un’area interna, di circa 100 metri quadrati, dove sono ubicate le tane artificiali. L’area esterna, completamente boscata, è suddivisa in tre settori, che possono essere anche posti in comunicazione fra di loro. Ad ogni settore corrisponde una tana.

 

Ad ogni modo, un passaggio della delibera evidenzia meglio di altri quello che è il cuore del provvedimento: “Il quadro attuale dell’accettazione della presenza dell’orso nel contesto socio-economico e culturale trentino induce a individuare, urgentemente, nuove strategie e azioni per la gestione degli orsi problematici e, in primis, a definire meglio la soglia di ‘problematicità socialmente accettabile’ per i singoli soggetti, superato il quale la presenza sul territorio di un orso problematico diventa inaccettabile e, conseguentemente, ne determina la rimozione. Ciò sempre avendo quale strumento tecnico di riferimento il Pacobace”. In altre parole è probabile che nei prossimi anni la Pat ricorrerà più spesso alla rimozione degli esemplari di orso considerati problematici.

 

 

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