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“Le nuove linee guida sugli orsi? Solo un’operazione di make-up”, Dallapiccola contro Fugatti: “Allevatori lasciati soli e senza risposte”

In attesa di scoprire le nuove linee guida della Pat per la gestione degli orsi Dallapiccola attacca la Giunta: “Mentre si aspetta Roma andrebbero almeno raddoppiati gli investimenti nei sistemi di protezione”. Ecco le proposte che potrebbero essere adottate subito per migliorare la convivenza fra allevatori e grandi carnivori

Di Tiziano Grottolo - 27 giugno 2021 - 14:52

TRENTO. Recentemente la Provincia di Trento ha annunciato in pompa magna di aver approvato le nuove linee guida per la gestione degli orsi: “Le linee guida – si legge nel comunicato – sono frutto di un confronto con Ispra, istituto che ha rilasciato sull’ultima versione il sostanziale parere positivo”. Fermo restando che si dovrebbe prima capire il significato di “sostanziale” per il momento la delibera non è ancora pubblica pertanto non è possibile conoscerne l’esatto contenuto. Come riportato da alcuni quotidiani locali (ma nel comunicato ufficiale non si fa riferimento a questa ipotesi) con le nuove linee guida, qualora si rendesse necessario abbattere un plantigrado ritenuto pericoloso, il parere dell’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra) non sarebbe più vincolante. Eppure appare difficile che l’Istituto possa abdicare al proprio ruolo di controllore, in altre parole (come peraltro già avveniva) le occasioni di operare al riparo da contestazioni giuridiche, senza un previo parere positivo dell’Ispra, saranno molte rare.

 

“In attesa di conoscere il contenuto della delibera posso solo dire che più che a una rivoluzione mi sembra di essere di fronte a un’operazione di make-up, dove le novità concrete sono poche”, il commento del consigliere del Patt Michele Dallapiccola, che fra le altre cose è stato l’assessore competente in materia di grandi carnivori nella passata legislatura, quando al governo c’era il Centrosinistra-autonomista. “L’abbattimento in determinate situazioni è sempre stato previsto – prosegue – anzi, venne introdotto proprio su una nostra iniziativa prevedendone l’integrazione all’interno del Piano Pacobace che resta il quadro di riferimento in materia”.

 

Ciò che salta agli occhi dell’ex assessore però, è il fatto che al fianco degli orsi non si faccia affatto menzione dei lupi, l’altro grande carnivoro che con il suo ritorno sull’arco alpino preoccupa gli allevatori. “Se gli orsi sono onnivori – osserva Dallapiccola – e per raggiungere il centinaio di esemplari hanno impiegato vent’anni, i lupi sono esclusivamente carnivori e per arrivare a numeri simili ci hanno impiegato la metà del tempo. La Lega di fatto si sta disinteressando di un problema che esiste ed è molto sentito dai pastori”.

 

Secondo il consigliere delle Stelle alpine aspettare aiuti da Roma è troppo poco “anche perché, rincara la dose – le iniziative fin qui messe in campo, rimangono quelle da sempre attivate dai predecessori. Per comprendere gli effetti della presenza dei grandi carnivori nelle zone antropizzate di montagna bisogna indossare anche i panni degli allevatori. Convivere con lupi e orsi, è una condizione di per sé difficile da sopportare qualora vi fossero tutte le protezioni degli aiuti del caso, diventa però angosciante quando invece, da allevatori, ci si sente lasciati soli”.

 

Proprio per questo l’ex assessore chiede di aumentare gli investimenti in prevenzione “Mentre si aspetta Roma andrebbero raddoppiati o triplicati gli investimenti nei sistemi di protezione. Con un impegno modesto, e comunque nettamente inferiore a tutto quello che si è speso fino ad oggi per drogare e tenere in gabbia due orsi al Casteller”.

 

Le idee poi non mancherebbero ma spesso non vengono ascoltate fa notare sempre Dallapiccola: “Avevamo proposto di progettare e realizzare recinti fissi ormai non più sperimentali ma consolidati. Andrebbero protetti tutti i campigli dove il lupo è endemico, anche cercando di rispettare il criterio estetico paesaggistico ambientale che fossero possibili da proteggere a patto di un impatto estetico accettabile. Con questi si potrebbe partire subito”.

 

L’altra proposta sarebbe quella di migliorare la fornitura dei ripari in quota, per i pastori che abbiano voglia di dormire vicino alle proprie pecore per custodirle dal lupo. Anche se qui si apre un’altra parentesi che chiama in causa i container di poliuretano espanso: “Questi ripari abominevoli potrebbero essere tutti sostituiti con strutture di legno o di sassi e mattoni. Ci erano arrivati i tre porcellini nella loro favola che così ci si difende meglio dai lupi”.

 

Infine, fra le possibili soluzioni, ci sarebbe quella di inserire un aiuto concreto per i pastori, sul modello di quanto avviene in Lombardia con il progetto “Pasturs” (poi esportato anche in Piemonte). In sostanza un certo numero di volontari, dopo un periodo di selezione e formazione, si sono trasferiti in alpeggio per affiancare gli allevatori nelle loro attività quotidiane di gestione e protezione del bestiame nei mesi di giugno, luglio e agosto. “Un’iniziativa analoga potrebbe essere attivata molto velocemente anche in Trentino, magari legandola al Servizio Civile provinciale. Se solo si volesse – conclude Dallapiccola – si potrebbe dare subito un aiuto, magari piccolo, ma sicuramente concreto e immediato”.

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