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| 06 set 2022 | 15:33

Morte orsa F43, Rossi a Fugatti: ''Ha speculato su caso Daniza e non ha mai chiesto scusa: oggi per coerenza chiedi le tue dimissioni? E cosa dirà Salvini?''

L'ex presidente della Provincia, Ugo Rossi: "Fugatti dovrebbe vergognarsi per aver infangato allora l'operato dei tecnici e delle strutture provinciali per speculare su un fatto che può accadere, come si vede adesso. E forse chiederà le proprie dimissioni per coerenza rispetto alle affermazioni di allora"

TRENTO. "Forse oggi Fugatti, per coerenza, chiederà le proprie dimissioni". Questo il commento dell'ex presidente Ugo Rossi sull'uccisione dell'orsa F43 in val di Ledro durante le attività di cattura per sostituire il radiocollare (Qui articolo). "E chissà se il suo capo è intenzionato a intervenire come allora (“In Italia si può uccidere un orso, ma non si possono toccare spacciatori, rapinatori, clandestini e delinquenti vari. Vergogna, qualcuno deve pagare”, aveva scritto Matteo Salvini su Twitter). 

Un evento sul quale le associazioni animaliste sono già intervenute con le prime, dure, condanne all'operato del Trentino: "Fate schifo, siete la vergogna d'Italia e meritate di fallire", ha detto Enrico Rizzi a Il Dolomiti (Qui articolo).  

 

"L'uccisione dell'orsa Daniza è l'indegna conclusione di un progetto nato male e gestito peggio", queste erano le parole, ricorda l'ex governatore, dell'attuale presidente della Provincia di Trento, Maurizio Fugatti, per commentare la vicenda che aveva portato nel 2014 l'uccisone del plantigrado. "Crediamo che il presidente Rossi debba rassegnare le dimissioni per incapacità e incompetenza manifesta".

 

Allora all'opposizione, il leghista aveva chiesto le dimissioni immediate di Rossi "vista la gestione imbarazzante e la mancanza di professionalità dimostrata fin dall'inizio nel gestire le proprie competenze da parte della Giunta provinciale, con tutte le ripercussioni negative che avrà il Trentino sotto il profilo dell'immagine e dell'impatto turistico per i prossimi anni".

 

Il plantigrado si era reso protagonista dell'aggressione in val Rendenanon aveva retto alla dose di anestesia iniettata durante il tentativo di cattura. Una vicenda che "dimostra tutta l'incapacità gestionale del progetto Life Ursus da parte della Provincia di Trento. Noi siamo stati i primi a chiedere la cattura dell'orso dopo l'aggressione di Pinzolo; oggi, dopo quasi un mese dall'incidente, l'orso viene ucciso a causa di una anestesia troppo pesante eseguita dal corpo forestale. Da parte nostra siamo dispiaciuti della morte di Daniza, ma allo stesso tempo crediamo che le responsabilità, per come si sono svolti tragicamente i fatti, vadano addossate a una Giunta provinciale che non è oggi in grado nemmeno di catturare un orso munito di radiocollare senza ucciderlo".

 

L'orsa morta nelle scorse ore era stata attenzionata in quanto confidente e sulla base dei report provinciali, F43 con il fratello M62 si sono resi responsabili di circa un terzo dei danni da orso registrati nell'ultimo periodo. Recentemente il personale forestale aveva previsto anche un presidio nelle ore notturne per dissuaderla dal compiere azioni e incursioni nei centri abitati: le avevano sparato proiettili di gomma e hanno utilizzato i cani anti-orso per spaventarla e allontanarla dai luoghi abitati (Qui articolo).

 

"La necessità di monitorare in modo intensivo soggetti problematici e di cercare di modificarne il comportamento può comportare incidenti come quello occorso, dati i rischi intrinseci in operazioni delicate, condotte spesso in contesti e condizioni ambientali non facili", spiega in una nota la Provincia di Trento

 

E' decisa la presa di posizione di Rossi. "Dovrebbe vergognarsi - prosegue - per aver infangato allora l'operato dei tecnici e delle strutture provinciali per speculare su un fatto che può accadere, come si vede adesso. E forse chiederà le proprie dimissioni per coerenza rispetto alle affermazioni di allora, non le chiedo ma dovrebbe presentarle spontaneamente visto che non si è mai scusato con i tecnici e con gli avversari politici per quelle parole dileggianti, infanganti e indegne".

 

Una gestione dei grandi carnivori della Provincia a trazione leghista con più ombre che luci. Una gestione quanto meno faticosa con M49 catturato tre volte dopo le due fughe dal Casteller (Qui articolo) e le dimissioni del dirigente Romano Masè (Qui articolo). E si aggiungono i vari provvedimenti impugnati e bocciati a vario titolo, come quelli in materia orsi con le ispezioni del Cites per verificare le condizioni di salute e gestione dei plantigradi.

 

"La gestione non è semplice - continua l'ex presidente - per l'elevato numero degli esemplari e un territorio fortemente antropizzato. Dispiace perché questi incidenti non ci vogliono e non dovrebbero accadere ma purtroppo possono capitare perché le situazioni sono sempre complicate. La mia solidarietà ai tecnici, al corpo forestale, a Masè che si era dimesso. Conosco la loro professionalità e le difficoltà che si trovano a dover affrontare ogni giorno".

 

L'ex presidente punta il dito sul tempo perso per migliorare la gestione dei grandi carnivori, orsi e anche lupi, in Trentino.

 

"Sono evidenti le difficoltà della Lega. Oggi in più c'è una norma, avvalorata dalla sentenza della Corte costituzionale, firmata dalla nostra Giunta provinciale. E' stata persa l'occasione di avviare un ragionamento per migliorare e ci si è fermati alle chiacchiere da social con poche idee e ben confuse: ordine pubblico o pistole elettriche. La materia è complessa e meriterebbe maggior serietà da parte delle istituzioni", conclude Rossi.

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