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| 22 feb 2023 | 05:01

Ddl “anti-gender”, Cappato: “Gli integralisti non hanno seguito nella società ma servono a raccattare voti, sul tema dell’identità sessuale una vera e propria fobia”

L’intervista a Marco Cappato sul ddl “anti-gender” presentato da Pro vita e sostenuto da Fratelli d’Italia e Lega: “Le organizzazioni integraliste e intolleranti non hanno un grande riscontro nella società, ma sono agguerrite e organizzate, dunque diventano interessanti per raccattare qualche preferenza in occasione di elezioni sempre più disertate”

A sinistra Marco Cappato (foto profilo Facebook) a destra una manifestazione di Arcigay a Trento (foto Alberto Battarelli)
A sinistra Marco Cappato (foto profilo Facebook) a destra una manifestazione di Arcigay a Trento (foto Alberto Battarelli)
di Tiziano Grottolo

TRENTO. Recentemente, con il pretesto di “difendere la libertà d’insegnamento”, l’associazione Pro vita e famiglia onlus ha presentato un disegno di legge contro il “pericolo gender” nelle scuole. Il riferimento è alla fantomatica ideologia gender, cioè uno spauracchio agitato dalla Destra e dagli integralisti cattolici per attaccare la comunità Lgbtq. Nella narrazione Pro vita, all’interno delle scuole trentine, gli alunni sarebbero sottoposti a una sorta di lavaggio del cervello per iniziarli alla “fluidità di genere” che il ddl si propone di combattere.

 

Ovviamente tutto ciò non è mai avvenuto ma il Trentino fra pochi mesi sarà chiamato alle urne per scegliere il nuovo governo provinciale, così le scuole sono diventate terreno di conquista di una campagna elettorale senza esclusione di colpi. Non è un caso che a raccogliere l’appello dei Pro vita siano stati i consiglieri di Fratelli d’Italia con il capogruppo, Claudio Cia, che si è incaricato di depositare il ddl. Il provvedimento ha già incassato il sostegno da parte dell’assessore all’istruzione e alla cultura, Mirko Bisesti. “Il ddl – ha affermato l’assessore leghista – non va contro nessuno, anzi, tratta di libertà e di alcuni principi sacrosanti”. Le opposizioni, sindacati e le associazioni che difendono i diritti delle persone Lgbtq però non sono d’accordo e accusano la maggioranza di portare avanti una vera e propria caccia alle streghe. Questo senza contare i sospetti di incostituzionalità che cadono sul provvedimento.

 

In uno dei passaggi più controversi del ddl si legge: “Nelle scuole di ogni ordine e grado non è comunque consentita la realizzazione, con il coinvolgimento di studenti, di progetti o attività basati sulla prospettiva di genere, che promuovano fluidità di genere o dell’identità sessuale, oppure che insegnino (come si potesse imparare ndr) a dissociare l’identità sessuale dal sesso biologico”. Eppure con una formulazione così fumosa, a seconda delle interpretazioni, molti dei cosiddetti “corsi di genere”, compresi quelli che promuovono le pari opportunità fra donne e uomini, verrebbero censurati così come vari argomenti inerenti l’educazione sessuale.

 

Il Dolomiti ha chiesto un commento al ddl a Marco Cappato, tesoriere dell’Associazione Luca Coscioni, presidente del movimento paneuropeo di iniziativa popolare, co-fondatore di Science for democracy e del Congresso mondiale per la libertà di ricerca scientifica, nonché promotore della campagna “Eutanasia legale”. Peraltro lo stesso Cappato è stato preso più volte di mira dall’associazione Pro vita e Famiglia, contraria a una legge sull’eutanasia.

 

Cappato, secondo lei c’è il pericolo che associazioni come Provita, con l’appoggio della Destra, cerchino di entrare nelle scuole per promuovere un certo tipo di idee?
“La libera circolazione delle idee è sempre un bene. Qui il problema è la proibizione delle idee altrui, che nasconde una particolare insicurezza, una vera e propria fobia di fronte alla complessità del tema dell'identità sessuale”.
 

Perché la Destra ha un legame così forte con associazioni che promuovono un’idea integralista della religione e si battono per negare determinati diritti ad alcune categorie di persone?
“La tentazione di esercitare potere sul corpo altrui è una vecchia storia, in particolare sul corpo delle donne. È, al tempo stesso, sintomo di impotenza di fronte a fenomeni che non si comprendono o non si accettano. Le organizzazioni integraliste e intolleranti non hanno un grande riscontro nella società, ma sono agguerrite e organizzate, dunque diventano interessanti per raccattare qualche preferenza in occasione di elezioni sempre più disertate”.

 

Teme che con il nuovo governo di Giorgia Meloni sul tema dei diritti civili si possa fare un passo indietro? Per esempio sull’aborto ma anche a sull’eutanasia dove la giurisprudenza sembra anticipare la politica che dal canto suo non si muove…
“L’esperienza che arriva dalle Regioni insegna che i passi indietro ci saranno nell'applicazione pratica delle leggi, cioè con il sabotaggio del concreto accesso all'aborto o all'aiuto medico alla morte volontaria. Va detto che questo è il risultato anche dell'inerzia di precedenti Governi e maggioranze, comprese quelle di Centrosinistra, che non sono stati capaci di fare alcun passo in avanti”.

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