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| 01 mar 2023 | 18:29

Il ddl “anti-gender” di Fratelli d’Italia e Provita bocciato dagli psicologi: “Sesso e auto-percezione possono essere disgiunti e ciò non è una patologia”

In Quinta commissione sono state sconfessate tutte le fantasie del complotto di Provita e Fratelli d’Italia. La Cpo: “Il ddl porta indietro le lancette della storia”. Il preside Pendenza: “Il tema dell’identità sessuale riguarda molti ragazzi che, senza l’intervento scolastico, rischiano di rimanere soli”

Il ddl “anti-gender” di Fratelli d’Italia e Provita bocciato dagli psicologi
di Tiziano Grottolo

TRENTO. Proseguono le audizioni Quinta commissione, presieduta da Mara Dalzocchio (Lega), per il ddl “anti-gender” presentato dai consiglieri di Fratelli d’Italia Claudio Cia, Alessia Ambrosi (oggi in Parlamento), Katia Rossato e da Luca Guglielmi (Lista Fassa). Il ddl è stato promosso dall’associazione Pro vita e famiglia.

 

Le prime a essere ascoltate sono state le rappresentanti della Commissione pari opportunità. La presidente Paola Maria Taufer ha espresso “preoccupazione e contrarietà” per un provvedimento che “sembra andare in direzione contraria alla cultura della parità e imbriglia la libertà scolastica che dice invece di difendere”. La Cpo parla apertamente di un’involuzione. La preoccupazione di Carla Reale, componente della Cpo, è che il ddl inserisca meccanismi di controllo per impedire l’ingresso di alcuni argomenti nella scuola, e la formazione del pensiero critico”. In altre parole per la Cpo il provvedimento “sembra portare indietro le lancette dell’orologio della storia”.

 

Critiche arrivano anche da Massimiliano Pilati, presidente del Forum trentino per la pace e i diritti umani che ha ricordato come da nessuna parte sia sancito che il diritto dei genitori debba prevalere sul diritto formativo. “Il rapporto fra scuola e famiglia è centrale, ma va visto in un’ottica di collaborazione reciproca e non in quella di censura o ostruzionismo”. Il vincolo previsto dal ddl, secondo Pilati, provocherebbe solo un intoppo burocratico. Insomma, per il Forum il ddl rischia di intaccare il diritto all’informazione e all’educazione al rispetto alle identità e alle differenze sessuale. “La scuola – ha concluso Pilati – non deve essere vista come uno strumento di indottrinamento, ma come luogo di risposta alle curiosità dei ragazzi, quindi il divieto esplicito di parlare di certi temi sarebbe un grave errore”.

 

La bocciatura più pesante per il ddl però arriva proprio dagli psicologi. Gianluigi Carta, vicepresidente dell’Ordine degli psicologi, ha puntualizzato che il concetto di identità è composto da elementi come il sesso biologico, l’auto-percezione di genere e l’orientamento sessuale. “Sesso e auto-percezione possono essere disgiunti e ciò non è più percepito dalla psicologia moderna come una patologia, al di là delle sofferenze che possono essere causate dalla disforia di genere”. Nel merito del ddl, Carta, ha affermato che, contrariamente al testo della legge, non è possibile promuovere l’identità o la fluidità sessuale, al contrario si possono solo offrire informazioni. Il dottor Enrico Scappatura, ha aggiunto che la creazione di una consapevolezza può favorire sistemi di protezione psicologica nei confronti di temi così complicati. Si possono creare percorsi per studenti, genitori e insegnanti, che possono evitare la sofferenza emotiva. Va poi ricordato, ha evidenziato Scappatura, che non sono rari i casi di suicidio legati alla disforia di genere.

 

Lucia Coppola (di Europa verde) ha ringraziato gli psicologi che hanno richiamato la necessità di un approccio scientifico a questi temi e ha chiesto quanto incida la presenza di un ambiente informato su questi temi. Carta ha risposto che la creazione di un contesto informato è sempre positivo e tutelante per chi vive, ragazzi e famiglie, una situazione di difficoltà. Guglielmi ha chiesto se nelle scuole primarie siamo emersi problemi di orientamento sessuale. Lo psicologo ha replicato che l’informazione va modulata in base all’età e alle domande che i piccoli di pongono: “Per i più piccoli ci si deve concentrare sull’affettività e all’accoglienza, quindi, non ci sono rischi derivanti da un’informazione fatta bene e da esperti”. Comunque, ha affermato il presidente dell’Ordine, la disforia di genere, in base alla letteratura, si manifesta anche nell’età infantile. Paolo Zanella di Futura ha invece chiesto se la teoria del contagio sociale sostenuta dagli ambienti vicini ai provita sia fondata. Secca la replica dello psicologo che ha sottolineato che fornendo informazioni non è possibile che si verifichino “contagi” sull’identità di genere.

 

Dal canto suo la presidente della Commissione Mara Dalzocchio ha detto che questa materia delicatissima dovrebbe essere consegnata nelle mani degli esperti. A questo punto verrebbe da chiedersi come mai ad occuparsene siano certi politici e le associazioni provita. In questo caso però la domanda molto probabilmente rimarrà senza risposta. Sempre Dalzocchio ha chiesto se interventi nelle materne da parte di non esperti possono creare disagi nei bambini. Scappatura ha detto che tutte le azione di carattere psicologico vanno fatte su una base e una cornice scientifica. Carta ha precisato che gli argomenti sessuali possono mettere in difficoltà tutti, quindi il linguaggio va tarato su quello dei bambini e sulle domande che pongono. Non contento Guglielmi ha domandato a quanti anni un bambino normalmente formula domande del tipo “come nascono i bambini”. Carta ha ribadito che molto dipende dall’esperienza del piccolo “e comunque l’importante è modulare le risposte sull’età e partendo dall’affettività”.

 

L’ultimo a essere chiamato in causa è stato il preside Paolo Pendenza, presidente dell’associazione nazionale dirigenti scolastici. Pendenza ha affermato che è apprezzabile la sensibilità nei confronti del tema, ma dal punto di vista della scuola le modalità previste dal ddl non sembrano adeguate. “La tutela della libertà educativa, così come formulata nel ddl, significherebbe aprire la porta alla scuola supermercato”. Inoltre, sempre secondo il presidente, nessuna norma prevede che ci possano essere tematiche che non possono essere affrontate e con l’approvazione del provvedimento si darebbe via alla possibilità, per qualsiasi governo, di censurare ideologicamente le materie trattate a scuola. “Non si potrebbero affrontare temi come la parità di stipendio tra lavoratori e lavoratrici, o parlare di opere classiche che trattano di amori omosessuali. Il tema dell’identità sessuale – conclude Pendenza – riguarda molti ragazzi che, senza l’intervento scolastico, rischiano di rimanere soli”.

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