Elezioni, arriva il ''bavaglio'' per dirigenti e strutture provinciali? ''Evitate dichiarazioni a mezzo stampa se non concordate preventivamente con Presidente e Assessori''
La lettera firmata dal dirigente generale segna il clima che si respira in Trentino in queste settimane preelettorali (e infatti si specifica ''tenuto conto dell'imminente avvio del periodo elettorale'') e che è stato ''denunciato'' in queste ore anche da parte delle opposizioni. Ci si chiede, infatti, perché un dirigente, anche per questioni di carattere tecnico, dovrebbe concordare la sua ''verità'' con quella del presidente Fugatti o degli assessori di riferimento, prima di parlare alla stampa

TRENTO. ''Tenuto conto dell'imminente avvio del periodo elettorale vi invito ad evitare di rilasciare dichiarazioni alla stampa ovvero, nel caso di richiesta a carattere tecnico, di concordare le modalità della comunicazione preventivamente con il Presidente/gli Assessori di riferimento. Vi prego di estendere i contenuti della presente alle strutture (Agenzie) di vostra competenza''. Questo il contenuto di una lettera indirizzata ai dirigenti generali di dipartimento della Provincia e Unità di missione strategica soprintendenza per i beni e le attività culturali. Poi si aggiunge, però, di ''estendere i contenuti della presente alle strutture'' quindi di fatto anche ai dipendenti delle diverse agenzie provinciali. La lettera è firmata dal dirigente generale Paolo Nicoletti e inviata ''per conoscenza'' anche alla responsabile ufficio gabinetto di Fugatti e al capo ufficio stampa della Pat Gianpaolo Pedrotti.
Un documento che in paese democratico fa storcere quanto meno il naso. Ci si chiede cosa ci sia di così ''scabroso'' da dover nascondere e da dove nasca la preoccupazione di chi oggi governa la Provincia di Trento che i propri dipendenti rilascino dichiarazioni alla stampa. Stupisce, ulteriormente, che il dirigente debba (e questo venga messo per iscritto) concordare direttamente la ''versione'' da dare con l'assessore di riferimento o direttamente con il presidente (si potrebbe ancora capire con l'ufficio stampa della stessa Provincia ma con il politico di turno, tra l'altro coinvolto in una campagna elettorale, suona stonato).
Insomma c'è qualcosa che almeno dal punto di vista etico pare non andar proprio a braccetto con la libertà di espressione cui ogni cittadino dovrebbe aver diritto (immaginiamo anche un dirigente o dipendente provinciale) e anche con quello ad essere informati (non semplice farlo se i dirigenti provinciali diventano, di fatto, un megafono di assessori e presidente o addirittura sono impediti a parlare). Tra le opposizioni c'è chi denuncia un clima pesante in Trentino. CasaAutonomia proprio in queste ore ha inviato un comunicato stampa che ''esiste una comune percezione. L'abbiamo registrata anche noi, soprattutto in fase di raccolta delle adesioni alla candidatura. Tra le persone contattate emerge, spesso piuttosto chiara, la paura ad esporsi politicamente. Benché si tratti di un diritto della persona sancito dalla Costituzione, ma tant’è''.
E ancora: ''I più, citano l’evidente attitudine di questo centrodestra al governo del Trentino di porre le persone in difficoltà. Non parliamo di una condizione di ricatto, ma quantomeno di pressing psicologico, sì. Basti pensare ai veti incrociati nei quali sono incappati i transfughi della Lega approdati oggi in Fratelli d'Italia. Senza sconfinare in casi eclatanti come quello occorso al povero Dirigente Pat che non volle assumersi a cuor leggero i rischi connessi ad autorizzare un concerto da 120mila persone a ridosso di una ferrovia. Sembra quasi che questa politica sia stata trascinata ad assomigliare ad uno scontro tra tribù, o come nel far west. L’avversario è il nemico, il governare non è più tale, ora si comanda''.












