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Trento
08 febbraio | 09:33

Abbattimento M90, Casa Autonomia: "La dimostrazione che c'erano già gli strumenti per gestire i grandi carnivori. Ora si attivino i Rangers dell'orso"

Casa Autonomia con Michele Dallapiccola e Paola Demagri: "Attivare le squadre di 'Rangers dell'orso', si informi la popolazione e soprattutto si mettano in carica le pile dei radiocollari. Insieme alle attività di formazione e informazione, la conoscenza e il monitoraggio sono gli strumenti cardine per la gestione dei grandi carnivori"

Abbattimento M90, Casa Autonomia: La dimostrazione che c'erano già gli strumenti per gestire i grandi carnivori

TRENTO. "L'abbattimento di M90 racconta ai trentini una verità. Gli strumenti normativi per gestire in maniera completa la presenza dei grandi carnivori sul territorio provinciale c'erano già tutti". Queste le parole di Michele Dallapiccola e Paola Demagri, rispettivamente segretario politico e consigliera provinciale di Casa Autonomia. "Bastava applicarli e smetterla di procedere a tentoni, annunci e scarico di responsabilità". 

Tra il decreto e la comunicazione di avvenuta esecuzione della disposizione del presidente della Provincia sono passate poche ore (Qui articolo). Dopo l'episodio nei boschi di Ortisè piazza Dante fin da subito si era orientata sull'uccisione di M90, un esemplare dotato inoltre di radiocollare. Una prospettiva che ha preso forza dopo il parere (non vincolante) positivo di Ispra con sostanzialmente carta bianca sulle procedure: abbattimento o cattura.

 

Entrambe le azioni erano aderenti al piano Pacobace e allo studio dell'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale che ipotizza la rimozione (in via sperimentale per i prossimi 3 anni) di 8 esemplari con criteri e indicazioni ben precise. Valutazioni inserite nel ddl di piazza Dante che modifica la legge Rossi-Dallapiccola. 

 

"Questa vicenda certifica che la Provincia è arrivata al capolinea: obbligata da una spinta popolare fortissima che chiedeva sicurezza", aggiungono Dallapiccola e Demagri. "E chissà quanto consapevolmente, ha dato seguito a uno stato di coscienza politica che prevede che per la preservazione della specie sia necessaria una diffusa accettazione sociale della presenza dell’orso. Che non può essere prerogativa soltanto di chi vive in città poiché è in gran parte a carico di chi vive nelle valli".

Intervenire su "quella piccola parte di esemplari pericolosi è il passo conseguente di quella politica che voglia gestire la convivenza dei grandi carnivori con le persone e le loro produzioni. Innanzitutto ha un compito prioritario: informare la popolazione dei pericoli e delle modalità attraverso le quali potersi difendere. Inoltre non può trascurate le opere di prevenzione, protezione e custodia".

 

La base di partenza restano le norme e il piano Pacobace, quest'ultimo prevede dei passi precisi prima di arrivare all'abbattimento di un plantigrado. Anche Ispra nel suo parere positivo ha evidenziato la necessità di mettere in sicurezza il territorio a cominciare dall'installazione dei bidoni anti-orso. E in questa direzione, per esempio, si sono mossi i Comuni (con l'aiuto sempre della Comunità della val di Sole) come Dimaro Folgarida che negli ultimi mesi ha pianificato una capillare azione di prevenzione e, più recentemente, anche Malè

 

"Queste azioni utili alla nostra popolazione e sono poi fondamentali per un'altra ragione: servono a dimostrare allo Stato e alla giustizia che il governo locale utilizza al meglio la sua Autonomia. E sono il valore aggiunto al pacchetto di decisioni quando le contromisure sono insufficienti a dare adeguata sicurezza alla popolazione in presenza di esemplari comunque problematici".

 

La prevenzione, l'informazione e la prevenzione costruiscono il percorso autorizzativo per "arrivare all'abbattimento anche solo come provvedimento ultimo e inevitabile di tutte le azioni positive: ultimo tassello di una gestione ragionata. Quella che si è assunta la responsabilità di provare a salvare una specie in estinzione. Siamo d'accordo con la comunità scientifica internazionale quando afferma che per un animale selvatico la cui permanenza in natura risulti impraticabile per sua incompatibilità con quella dell'uomo, la captivazione possa rappresentare la peggiore delle condanne. Conduce animali nati liberi a trascorrere il resto dei loro giorni sedati dentro a una gabbia".

 

L'abbattimento resta comunque l'extrema ratio. "A questo ultimo gesto la politica può arrivare solo dopo una serie di attività di contorno, tutte all'insegna della responsabilità. E' proprio su quest'aspetto che la nostra amministrazione provinciale manifesta lacune da 5 anni. Dopo aver messo in scena proposte farsa, tentato di scaricare la responsabilità su altre istituzioni e aver provato ad alterare la pubblica opinione, omettendo di comunicare tutto quello che stava accadendo, questo governo provinciale si è infine trovato di fronte all'obbligo di assumersi la piena responsabilità delle proprie azioni".

 

Il movimento di Casa Autonomia evidenzia che "le leggi e le modalità per operare c'erano già tutte, bastava assumersi la responsabilità di metterle in pratica. Anche perché, il tabù dell'abbattimento di un orso pericoloso era già stato affrontato dalla precedente amministrazione, la stessa che aveva messo a disposizione lo strumento cardine sul quale nelle scorse ore si è retto il decreto di abbattimento del presidente".

 

L'invito è di "attivare le squadre di 'Rangers dell'orso' come già fatto da noi inserire in legge, si informi la popolazione e soprattutto si mettano in carica le pile dei radiocollari. Insieme alle attività di formazione e informazione, la conoscenza, il monitoraggio genetico e monitoraggio puntuale post cattura per radiocollaraggio degli esemplari confidenti, rimangono ancora gli strumenti cardine di una Provincia che voglia avere un approccio scientifico alla gestione dei grandi carnivori. Soprattutto perché, piaccia o meno, faranno parte del nostro habitat naturale ancora per un bel pezzo".

 

"Non servono "annunci farsa di modifiche della legge come quella che sta per arrivare, dove ci par di capire, si fa pure un passo indietro rispetto alla 9 del 2018. Dove rispetto ai termini perentori attraverso i quali il presidente della Provincia dispone provvedimenti cruenti riguardanti la specie orso si introduce il termine 'può'. E finisce per comunicare che la norma prevederà di rimuovere 8 orsi all'anno quando invece questa è la cifra massima di esemplari che potranno essere prelevati. Si affronti il problema con serietà, come si è fatto ieri. Il consenso spiccio non può arrivare sulla pelle e sulla sicurezza delle  persone, anche se si è comunque stati riconfermati alle elezioni", concludono Dallapiccola e Demagri.

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